L’ultimo affronto di Matteo Salvini ai suoi alleati di governo pentastellati è sul fronte internazionale. Il ministro dell’Interno ha incontrato ieri il premier ungherese Viktor Orbán , saldando un’alleanza che è di fatto uno schiaffo al premier Conte e al ministro degli Esteri Moavero.
Mentre in piazza manifestavano in 15 mila contro i due leader più a destra d’Europa, l’asse sovranista Salvini – Orbán sconfessava così la linea europeista del governo. “Salvini non può delegittimare in questo modo la linea del governo”, si è sfogato Giuseppe Conte con i ministri grillini. Nelle stesse ore, Luigi di Maio proponeva di bloccare i finanziamenti europei ai paesi di Visegrad, contrari alla modifica del Trattato di Dublino e indisponibili ad accogliere i migranti che sbarcano sulle coste italiane.

Dopo il caso Diciotti che ha irritato in tanti nel M5S, soprattutto i parlamentari vicini “all’erea Fico”, quello dei rapporti in Europa è il nuovo fronte della crisi tra Lega e 5S che potrebbe esplodere in autunno.

Matteo Salvini, attraverso la sua campagna elettorale permanente, continua a rubare la scena e i consensi all’alleato Luigi di Maio. Dalla linea economica su flat tax e lavoro a quella etica e sociale, il colore del governo Conte pare ormai essere solo uno, quello verde e le divisioni tra i ministri grillini e quelli leghisti sono sempre più importanti. La nazionalizzazione del ponte di Genova, lo stop alla Tav e al Tap, l’obbligo vaccinale nelle scuole, i temi sociali e i diritti civili: sono solo alcuni temi che dividono 5Stelle e Lega.

Luigi di Maio.

Il risultato per il M5S per ora è un mezzo disastro. Secondo i sondaggi il governo gode della fiducia del 60% degli italiani, un ottimo dato ma in linea con molti dei governi precedenti: nei primi 90 giorni, anche l’ex governo Renzi godeva di ottima salute con una fiducia superiore al 50%. Quanto alle singole liste, il sorpasso della Lega sul M5s è ormai a portata di mano e i due partiti sarebbero appaiati al 29%: un dato clamoroso per Matteo Salvini, un crollo di 4 punti per il movimento guidato da Di Maio.

Le ultime elezioni amministrative sono andate piuttosto male per i 5 Stelle con la sconfitta nei due municipi romani chiamati al voto dopo la caduta delle precedenti amministrazioni a maggioranza 5 Stelle. Il Movimento non è neanche arrivato al ballottaggio: una batosta per la sindaca Virginia Raggi che, con i consiglieri, lavora su un rimpasto in giunta. Il centrodestra a guida leghista ha conquistato ex città rosse della Toscana e il Pd ha tenuto Brescia, recuperando consensi. Ma il caso che più preoccupa i 5Stelle è la sua roccaforte, Roma.

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Sondaggi che preoccupano, risultati che tardano ad arrivare e poi ci sono gli scontri interni. La svolta a destra, le sparate quotidiane dell’alleato Salvini sarebbero al centro di uno scontro interno, con le prime defezioni di consiglieri e militanti che stanno lasciando il Movimento. Come quella della consigliera bolognese Dora Palumbo che ha detto: “Il contratto con la Lega è un’alleanza con la casta”. E poi ci sono le stelle del Movimento che hanno gettato la spugna negli ultimi giorni, come l’attore Ivano Marescotti, Jacopo Fo e il sociologo Domenico de Masi. Nei giorni del caso Diciotti, l’ex deputata grillina Silvia Chimienti ha definito Matteo Salvini “Il nulla travestito da mostro”.  Un altro deputato, Giuseppe Brescia ha detto: “Fico isolato? Semmai è vero il contrario: tanti di noi la pensano come lui. Il motto del M5s è che nessuno deve rimanere indietro”. 

Ma soprattutto c’è quel popolo, orfano di una sinistra in crisi, che il 5 marzo ha portato i 5Stelle al (quasi) trionfo e che oggi deve affrontare l’accordo indigesto con la Lega di Salvini. Del Movimento, cosa ne sarà?





Di Marta Foresi
Napoli nel cuore e Milano nella mente. E Roma, la grande madre che l’ha adottata a 26 anni, dopo una laurea in Sociologia e un Master in Scrittura Creativa e Mediazioni Culturali a Dublino. Oggi è giornalista freelance e pittrice. Ama il sushi,  i gatti e la Costiera Amalfitana.