Altre 2 donne uccise in casa nelle ultime ore. Nella provincia di Brindisi, a San Vito dei Normanni, un ragazzo di 23 anni ha ucciso la madre di 52 dopo una lite domestica. Lo ha fatto con un coltello, nel cuore della notte. Poche ore prima, a Roma nel quartiere Laurentino, un 20enne ha decapitato la madre, anche in questo caso dopo un litigio. Il ragazzo soffre di crisi psichiche ed è stato arrestato.

Nel 2019, 95 donne sono state vittime della follia di un uomo. Praticamente una ogni 4 giorni. Circa 80 omicidi sono stati commessi in ambito familiare, mentre 60 si sono consumati all’interno di una relazione di coppia. Solo nei primi due mesi del 2020, in Italia, ci sono già state 14 vittime di femminicidio.

Con le misure di contenimento adottate per arginare il coronavirus, per le vittime di violenza domestica la quarantena può diventare un incubo senza fine. Negli ultimi giorni stanno diminuendo sensibilmente le chiamate al 1522, come denunciano i centri D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza). Un silenzio che preoccupa: stare a casa con il proprio persecutore non solo è pericoloso, ma diventa più difficile, se non impossibile, chiedere aiuto. La violenza domestica è il lato più oscuro e drammatico della quarantena contro il Covid19.

Come chiedere aiuto

I Centri antiviolenza nazionali garantiscono la prosecuzione dell’attività e sono disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per consulenze telefoniche e accoglienza delle persone che hanno bisogno di aiuto. In caso di violenza domestica si può chiamare il numero nazionale 1522, sempre attivo h24 e gratutito, con “un’accoglienza disponibile in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo”. È possibile anche consultare il sito Dire contro la violenza e scaricare l’app 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici e chiedere aiuto e informazioni in sicurezza, senza correre il rischio ulteriore di essere ascoltate dai loro aggressori.

In caso di pericolo immediato, invece, ci si può rivolgere alle forze dell’ordine o al pronto intervento, chiamando i numeri 112 (carabinieri), 113 (polizia) o 188 (emergenza sanitaria). Nonostante le restrizioni imposte dal decreto, le vittime di violenza possono uscire di casa, per recarsi in un centro o dalle forze dell’ordine e chiedere aiuto: si tratta, infatti di una situazione di necessità.

Per promuovere il numero 1522 e l’app e per sensibilizzare gli utenti su quella che è un’emergenza nell’emergenza, il 25 marzo è partita la nuova campagna social #LiberaPuoi, promossa dal Dipartimento per le Pari opportunità a sostegno delle donne vittime di violenza durante la difficile emergenza causata dall’epidemia da Covid19. Alla campagna hanno preso parte molti artisti e personaggi della musica e dello spettacolo, come Fiorella Mannoia, Paola Turci, Emma Marrone, Giuliano Sangiorgi e molti altri.