Liste pulite è stato il mantra ripetuto da tutti i candidati. Ad iniziare da quello del centrodestra, Nello Musumeci. Ma la realtà è ben altra. L’ARS, l’Asssemblea Regionale Siciliana rischia di riempirsi di imputati, indagati e condannati. I reati? Corruzione elettorale, estorsione, abuso d’ufficio, falso. E poi ci sono i parenti di boss e di uomini con a carico sentenze di condanna di varia natura. Sono tanti. Soprattutto nel centro destra. Ma non mancano anche nel centro sinistra, tra le liste che sostengono il candidato Pd Fabrizio Micari.
Hanno liste pulite invece il candidato governatore del M5S Giancarlo Cancelleri e quello della sinitra Claudio Fava (sostenuto da Si e Mdp). In realtà una grana l’ha dovuta affrontare anche il M5s con il caso del candidato Gionata Ciappina, condannato dal Tribunale militare di Napoli a due mesi di reclusione per violata consegna e abbandono di posto aggravato in concorso, quando era appuntato dell’Arma Carabinieri. Un episodio che gli era costato una condanna lieve e la non menzione nel casellario giudiziale ma che gli costa ora la cacciata dal M5s, perché Cancelleri non ha lasciato dubbi, affermando: «Ciappina ci ha mentito ed è fuori dal M5s».
Sugli impresentabili si pronuncerà l’Antimafia, ma solo dopo le elezioni, perché prima – dicono – non c’è il tempo necessario per fare i dovuti controlli.
Ma chi sono i nomi e le liste che imbarazzano i candidati governatori? Eccoli.

GLI  IMPRESENTABILI  CON  NELLO  MUSUMECI  (CENTRO  DESTRA)

A Siracusa i berlusconiani candidano il sindaco di Priolo, Antonello Rizza. Nel suo curriculum, ben 22 capi d’imputazione in quattro processi: tentata concussione e concussione consumata, corruzione elettorale continuata, tentata violenza privata, associazione a delinquere, falso in atto pubblico, truffa, intralcio alla giustizia, tentata estorsione, turbata libertà di scelta del contraente.
Riccardo Pellegrino è candidato in Forza Italia e già segnalato nella Relazione del 2015 della Commissione Regionale Antimafia retta proprio da Musumeci per le sue parentele.
Marianna Caronia, a Palermo, è indagata per corruzione nell’inchiesta sugli appalti del trasporto marittimo.
Riccardo Savona, eletto con la destra nel 2012, passato a sinistra con Crocetta è tornato ora in Forza Italia: al centro delle polemiche ci sono i suoi rapporti pregressi con l’imprenditore dell’eolico, Vito Licastri, al quale sono stati confiscati beni pari a un miliardo e mezzo di euro. Licastri è ritenuto prestanome del capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro.
Luigi Genovese è candidato nel collegio di Messina per Forza Italia. Luigi è figlio dell’ex deputato PD (oggi in Forza Italia) Francantonio Genovese, condannato in primo grado a 11 anni per il processo sui “Corsi d’oro” nella formazione professionale siciliana, perché con enti controllati da lui e dai suoi familiari ha truffato la Regione per una cifra vicina ai 20milioni di euro, alcuni provenienti dalla Ue. Nel 2014 la Camera autorizzò la richiesta di arresto con il voto determinante del PD. Nel processo, sono stati condannati in primo grado anche Chiara Schirò, moglie di Genovese (3 anni di reclusione), Elena Schirò, moglie del deputato Rinaldi e cognato di Francantonio (sei anni e sei mesi) e Giovanna Schirò (2 anni e 3 mesi) E’ vero che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, ma in tanti si chiedono se sia opportuno candidare il rampollo del casato Genovese che sull’uso dei fondi Ue ha anche costruito il suo spot elettorale.

Da Forza Italia a Sarà Bellissima (la lista di Nello Musumeci) troviamo Pietro D’Aì, ex sindaco di Misilmeri, comune palermitano sciolto per mafia nel 2012. A D’Aì è stata contestata la “gestione francamente illecita” (secondo le parole del Gip) escludendo tuttavia collegamenti con la mafia.
Sempre nella lista di Musumeci compare Ernesto Calogero, ex consigliere provinciale arrestato nel 2009 alla fine di un’indagine sulla compravendita di diplomi, condannato in primo grado a quattro anni nel febbraio 2017.
Giuseppe Zitelli è stato invece condannato a risarcire euro 3.108,91, oltre spese legali e di giustizia, “spese non pertinenti all’attività di consigliere: calendari, agende, biglietti d’auguri, cene, biglietti d’ingresso a teatro, libri, magliette, coppe, calze della befana, affitto di pullman”. Per i magistrati, acquisti che “non rivestivano il carattere della necessarietà per il funzionamento degli organismi consiliari, anzi appaiono caratterizzate dall’evidente intento dell’esponente politico di acquisire rilievo presso la comunità di riferimento e curare i rapporti con il proprio elettorato”.

L’Udc candida a Siracusa Giovan Battista Coltraro, rinviato a giudizio lo scorso marzo per falso in atto pubblico. Cateno De Luca è accusato di aver favorito gli affari delle imprese di famiglia mentre era sindaco di Fiumedinisi. Altri candidati dell’Udc attenzionati sono Giuseppe Sorbello, sotto processo per voto di scambio, e Gaetano Cani, accusato di estorsione.

Popolari e Autonomisti – Idea Sicilia candidano Roberto Clemente (condannato in primo grado a sei mesi per corruzione elettorale), Roberto Corona (ex deputato Pdl, condannato in primo grado a tre anni nel processo reattivo alle fideiussioni dell’Ascom Finance), Santino Catalano (condannato ad un anno e undici mesi con patteggiamento per abuso edilizio e “graziato” dal voto segreto dell’ARS).

GLI  IMPRESENTABILI  CON  FABRIZIO  MICARI  (CENTRO  SINISTRA)

Santo Giordano, ex Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Mascalucia, ha chiesto ad un lavoratore della società pubblica Mo.Se.Ma. di votare Luca Sammartino in cambio della riconferma del posto di lavoro. L’audio è stato pubblicato da Tribù e sul presunto voto di scambio è caduta la sua poltrona. Dopo essere stato nell’Udc, ora è candidato del Pd.
Giovanni Cafeo (Pd) è indagato per turbativa d’asta nel processo sulla gestione degli asili nido.
L’ex sindaco di Vizzini Marco Aurelio Sinatra è coinvolto nel ramo dell’inchiesta su Mafia capitale dedicato al Cara di Mineo.
Giuseppe Biondo è l’assessore designato alle attività Produttive nell’eventuale giunta di Fabrizio Micari. L’imprenditore compare a più riprese nelle carte del processo sulla formazione “Corsi d’Oro” a carico di Francantonio Genovese. Non è indagato, ma nell’Ordinanza di Custodia cautelare a carico dell’onorevole messinese è descritto come “costantemente e docilmente sotto le sue direttive”.