Una battaglia durata 266 giorni. E ieri finalmente, l’epilogo. Mosul è stata liberata dalle forze irachene, addestrate dagli Stati Uniti. Una vittoria attesa da novi mesi, annunciata dal primo ministro Haider al Abadi che su Twitter ha detto di essere arrivato in città “per proclamare la sua liberazione e congratularsi con le forze armate e il popolo iracheno per la vittoria”. I militari hanno raggiunto intanto la riva del fiume Tigri. Capitale della provincia di Ninive, Mosul è la seconda città dell’Iraq. Era stata conquistata dalle milizie jihadiste nel giugno 2014 e qui, il leader di Daesh, Abu Bakr al Baghdadi si era autoproclamato califfo di uno stato islamico a cavallo fra Siria e Iraq. La soddisfazione è internazionale ed è stata condivisa da tutte le cancellerie mentre ora inizia il difficile capitolo della ricostruzione e del ritorno a casa di migliaia di profughi, nella speranza che si evitino le tensioni fra sciiti e sunniti.
Secondo la polizia federale di Baghdad, in quest’ultima settimana, erano ancora 500 i miliziani dello stato islamico che occupavano il centro storico. Negli ultimi giorni l’Isis ha iniziato azioni di tortura, massacro e uccisione dei bambini presenti nei territori di Mosul. Molte donne, con i loro figli, sono state usate come scudi umani e costrette a farsi esplodere contro i soldati iracheni. Peter Hawkins, rappresentante dell’Unicef in Iraq, si è detto molto preoccupato per la situazione e ha chiesto a tutte le parti in conflitto di ritenere prioritaria la sicurezza dei bambini presenti che sono quasi centomila secondo l’Agenzia Onu.

In foto: il premier Haider Al Abadi arrivato a Mosul appena liberata. La foto è stata pubblicata sul profilo facebook del presidente iracheno.

Raqqa (Siria): prosegue la grande battaglia per la liberazione
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Mentre a Mosul si festeggia, in Siria è iniziata da circa 10 giorni giorni la battaglia per liberare la città di Raqqa dall’autoproclamato stato islamico di Daesh.  L’attacco, iniziato nella parte orientale delle mura cittadine, vede l’alleanza tra i curdi e i miliziani USA con più di cinquemila unità armate inquadrati nelle SdF – Forze democratiche siriane – guidati dal Pkk e di cui fanno parte anche molti arabi. La “grande battaglia” si sta rivelando più difficile del previsto e si combatte strada per strada.
Talal Sello, portavoce delle SdF, è intervenuto dal villaggio Hazima (a nord di Raqqa) parlando dell’enorme sacrificio durato mesi interi delle Forze democratiche siriane per raggiungere quella che ormai è conosciuta come la capitale del terrorismo. L’attacco ha avuto inizio ad est di Raqqa, dove è stato conquistato il distretto di Al-Mashleb
Il numero delle vittime è in continuo aumento, soprattutto tra i civili (anche donne e bambini). Molte famiglie cercano di fuggire dalla città attraverso dei barconi posti sulla riva settentrionale del fiume Eufrate per evitare i molteplici raid aerei statunitensi. Un raid guidato dagli USA avrebbe colpito un edificio scolastico che ospitava famiglie disagiate.
Nel gennaio 2014 Raqqa è stata quasi interamente distrutta e occupata dal sedicente stato islamico, meglio conosciuto come Isis. La scelta da parte dei terroristi è ricaduta su questa cittadina per motivi sia strategici che ideologici: Raqqa è posizionata sul fiume Eufrate, un’area che ha da sempre favorito la crescita urbana e l’insediamento.

Le milizie curdo-arabe a Raqqa, nei primi quartieri liberati dall’Isis. Le foto sono state scattate e diffuse dal profilo Twitter ufficiale delle forze curde. (Credits foto: twitter.com/info_Rojava)

L’Isis sempre più in difficoltà. L’appello ai ‘lupi solitari’

Gli ultimi attentati terroristici che hanno colpito recentemente  l’Occidente – e non solo – evocano dubbi sulla sfida lanciata dalla jihad e sulla sua promessa di terrore. Gli ultimi, quello al Parlamento e al mausoleo di Khomeini di Teheran con 12 morti, a Manchester, durante il concerto della popstar americana Ariana Grande con 22 persone uccise 120 ferite, ma anche a Londra, con i 6 morti sul London Bridge. E poi a Melbourne in Australia, dove un altro lupo solitario ha preso in ostaggio una donna e ucciso un uomo prima di morire in uno scontro a fuoco con la polizia locale, e Parigi dove un fanatico algerino ha aggredito un poliziotto con un martello nella cattedrale di Notre-Damee tenuto in ostaggio centinaia di persone.

 L’Isis ha sempre immediatamente rivendicato con una rapidità che non convince. Le sue forze sono sempre più deboli e la sua situazione territoriale è sempre più precaria. Il califfato si ritrova quasi ovunque con pochi quartieri assediati dalle forze di sicurezza di Baghdad. Un migliaio di jihadisti però resistono: asiatici, americani ma anche europei messi in mostra da uno degli ultimi video pubblicati dall’Isis. I foreign fighters fanno appello ai “lupi solitari”, definiti i “cani sciolti di Allah” in Occidente, invitandoli a colpire ancora. Tutto ciò fotografa un quadro piuttosto chiaro e l’indebolimento dell’Isis è sempre più evidente. Naturalmente Daesh non ha cessato di esistere e la sua fine è ancora molto lontana, ma l’offensiva vincente attuata nei “loro territori” pare abbia indebolito il nemico che da anni opprime l’Occidente e il mondo intero.

Le milizie curdo-arabe a Raqqa. Le foto sono state scattate e diffuse dal profilo Twitter ufficiale delle forze curde. L’avanzata si muove in direzione della città industriale e del centro storico. (Credits foto: twitter.com/info_Rojava)