La tregua umanitaria approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per Ghouta in Siria è durata solo poche ore. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha annunciato ieri la ripresa dei bombardamenti del regime di Assad sulla roccaforte dei ribelli che hanno causato la morte di 13 uomini delle forze filo-Assad e sei combattenti del gruppo islamista Jaich al-Islam, uno dei più importanti attivi nell’area.
Le vittime civili nella zona a sud di Damasco sono finora oltre 500, di cui 120 bambini.

I DUE FRONTI DI GUERRA IN SIRIA

I fronti di guerra in Siria in questo momento sono due.
Si combatte al Nord, al confine con la Turchia, nella città di Afrin. Qui, il fuoco incrociato è tra le forze filogovernative, vicine ad Assad, le milizie curdo-siriane e le truppe turche. E si combatte anche nel Ghouta orientale, zona della periferia di Damasco con circa mezzo milione di abitanti, controllata dai ribelli anti regime.

LA CRISI TURCO-SIRIANA

La regione di Afrin (a nord della Siria, sul confine della Turchia) è sotto il controllo delle forze curde delle Ypg (Unità di protezione del popolo), considerate da sempre dalla Turchia un gruppo terroristico organizzato. Circa un anno fa, i curdi sono riusciti a sconfiggere l’esercito dell’Isis liberando la città di Raqqa.

Lo scorso 20 gennaio è partita l’operazione turca “Ramosciello d’olivo” che, con altri 20 mila combattenti siriani contrari al regime governativo di Bashar al-Assad, aveva l’obbiettivo di sottrarre le zone della regione ai curdi, eterni nemici di Erdogan. Di Fsa – Esercito siriano libero – fanno parte gruppi molto eterogenei tra loro con ideologie assai differenti: salafiti, islamisti, nazionalisti, turkmeni. Ne fa parte anche un gruppo islamista moderato vicino ai Fratelli musulmani, ma anche la Brigata al-Moutassem che auspica la fondazione di una Siria democratica.

Negli ultimi giorni, le forze filo-Assad sono entrate nell’enclave curda di Afrin per sostenere le Unità di difesa del popolo (Ypg) e respingere l’offensiva turca. Ankara ha risposto con un bombardamento di avvertimento.

La decisione di Bashar al-Assad di intervenire pone ai ferri corti Siria e Turchia, incrinando i rapporti anche con la Russia di Putin, alleato chiave di Damasco, e potrebbe portare ad una guerra tra i paesi che tutti vorrebbero evitare. Il contrasto nella regione imbarazza anche gli Stati Uniti, perché le forze curde dell’Ypg sono state determinanti nell’aiuto sul terreno alla coalizione che ha sconfitto l’Isis.

Intanto il regime siriano continua a martellare Ghouta Est, l’ultima roccaforte dei ribelli, a est di Damasco. E il prezzo più alto, ancora una volta lo pagano i civili. La strage di bambini ha inorridito il mondo e spinto l’Onu ad approvare la tregua umanitaria, purtroppo fallita.
Secondo Save The Children, nella zona sono “intrappolati 350mila civili”.

L’APPELLO DEL PAPA PER LA PACE

Il Papa ha lanciato ieri un appello al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro. “In questi giorni il mio pensiero è spesso rivolto all’amata e martoriata Siria, dove la guerra è riesplosa, specialmente nel Ghouta orientale. Questo mese di febbraio è stato uno dei più violenti in sette anni di conflitto: centinaia, migliaia di vittime civili, bambini, donne, anziani; sono stati colpiti gli ospedali; la gente non può procurarsi da mangiare. Tutto questo è disumano”, ha detto Francesco. “Non si può combattere il male con altro male. Pertanto rivolgo il mio appello accorato perché cessi subito la violenza, sia dato accesso agli aiuti umanitari – cibo e medicine – e siano evacuati i feriti e i malati. Preghiamo Dio che questo avvenga senza indugio”, ha aggiunto il pontefice.




Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2013 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..