L’8 settembre del 1943, dopo l’annuncio dell’armistizio in Italia, tante donne hanno prestato spontaneamente soccorso ai prigionieri e ai militari allo sbando. È stato il primo atto di resistenza femminile. Le donne nella Resistenza italiana hanno rappresentato una componente fondamentale per il movimento partigiano nella lotta contro il nazifascismo. Eppure per molti anni il loro ruolo è stato sottostimato, quasi nascosto. In tante fondarono squadre di primo soccorso per aiutare i feriti e gli ammalati, contribuendo nella raccolta di indumenti, cibo e medicinali, e occupandosi dell’identificazione dei cadaveri e dell’assistenza ai familiari dei caduti. Altre, le più giovani, erano staffette e avevano il compito di garantire i collegamenti tra le varie brigate e di mantenere i contatti fra i partigiani e le loro famiglie. Altre ancora combatterono in prima fila, con le armi in mano.

Secondo i dati forniti dall’ANPI, l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani, furono 35.000 le “partigiane combattenti” e circa 2 milioni le donne più o meno direttamente coinvolte della lotta partigiana. Ventimila furono le patriote, con funzioni di supporto, 70.000 le donne appartenenti ai Gruppi di Difesa, 16 le medaglie d’oro e 17 le medaglie d’argento, 512 le commissarie di guerra, 4.633 le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, 1.890 le deportate in Germania.

In occasione della giornata della Liberazione d’Italia dal nazifascismo, vogliamo ricordare alcune delle tante partigiane. Sono storie drammatiche e di coraggio, di donne che pur avendo differenti orientamenti politici e culturali, avevano in comune la passione civile nella lotta per la libertà e la democrazia.

IRMA BANDIERA

Irma Bandiera

Irma Bandiera, staffetta nella 7ª G.A.P, divenne combattente partigiana nella VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna col nome di battaglia di Mimma.
Fu catturata dai nazifascisti mentre stava rientrando a casa da Castelmaggiore, dove aveva trasportato armi e documenti compromettenti. Per sei giorni i fascisti la seviziarono, la accecarono, ma Irma non disse una parola, non rivelò i nomi dei propri compagni; e così dopo aver subito le peggiori torture, la portarono ai piedi della collina di San Luca e la fucilarono. Ottenne il 14 agosto del 1944 la Medaglia d’oro al valor militare.

SUOR ENRICHETTA ALFIERI

suorenrichettaStaffetta partigiana, fu accusata dalle SS di alto tradimento e spionaggio, in favore della Resistenza. Fu rinchiusa il 23 settembre 1944 nelle celle di isolamento dei sotterranei del carcere milanese chiamate i “topi”. In seguito alla Liberazione, suor Enrichetta, chiamata anche la mamma di San Vittore, il 7 maggio 1945 fu condotta trionfante tra i raggi di piazza Filangieri dal Comitato di Liberazione Nazionale, dove riprese la sua opera al servizio dei detenuti comuni. È stata proclamata beata il 26 giugno 2011.

CLEONIDE TOMASSETTI

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Nata a Capradosso di Petrella Salto (Rieti) il 4 novembre 1911, era una maestra e fu massacrata nell’eccidio di Fondotoce (oggi Verbania Cusio Ossola), il 20 giugno 1944.
Seviziata e torturata dai repubblichini mentre era incinta di 4 mesi, era la sola donna del gruppo di 43 partigiani, fucilati in quella occasione dai nazifascisti (soltanto uno di loro, Carlo Suzzi, si salvò).

LAURA FRANCESCA WRONOWSI

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Partigiana e combattente, con il nome di battaglia LauraA lei è ispirato il film La memoria degli ultimi. Vive tuttora nel centro di Milano, avvolta da libri e quadri, senza Tv o tablet. In una recente intervista al Corriere della Sera ha dichiarato: «La memoria storica viene recepita con fastidio. Uffa, ancora ‘sta Resistenza, dicono in tanti, quasi che quella lotta fosse una cosa antipatica a cui pensare. La nostra resistenza era innanzitutto la fame di un popolo. Ho ancora in bocca il sapore delle castagne secche che masticavo per non sentire i morsi della fame. Togliere il pane alle persone è come togliere la vita».

TERESA MATTEI

TERESA MATTEI Teresa Mattei, detta Teresita, è stata una partigiana e politica italiana. È nata a Genova nel 1921 ed è morta il 12 marzo 2013. Fu la più giovane delle 21 donne che fecero parte della prima Assemblea Costituente – eletta nelle liste del PCI – e anche l’ultima a morire. Il suo orgoglio antifascista si manifestò già dalla seconda liceo quando venne espulsa da tutte le scuole del Regno per aver contestato le lezioni in difesa della razza. A lei ed al suo gruppo combattente si è ispirato Roberto Rossellini per l’episodio di Firenze del film Paisà.
Fu la donna che scelse la mimosa come fiore per la Giornata Internazionale della Donna in Italia. Perchè proprio questo fiore? Perchè era povero e più facile da reperire per tutti, sopratutto in un periodo come il dopoguerra. Era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Era definita una pasionaria: celebre un botta e risposta con un deputato liberale a proposito dell’uguaglianza tra sessi all’interno della magistratura: al «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?» del politico, lei rispose: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».

IRIS VERSARI

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Iris Versari nel 1943 divenne staffetta della banda di Silvio Corbari e nel gennaio del 1944 combattente della formazione. Prese parte a molti combattimenti, ma nell’agosto del 1944, venne ferita ad una gamba e insieme ai compagni si rifugiò in una casa, sorpresa da tedeschi e fascisti. Trovandosi ad essere di “peso” perché ferita e impossibilitata a fuggire, si tolse la vita. I fascisti trasportarono il cadavere di Iris a Forlì in Piazza Saffi dove lo appesero insieme a quelli dei suoi compagni di lotta. Il 16 aprile del 1976, le viene concessa la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

(In copertina: il murales dedicato a Irma Bandiera di CHEAP e Orticanoodles a Bologna)