Più che ad un dibattito tra favorevoli e contrari alla surrogacy, la pratica attraverso la quale è nato Tobia Antonio il figlio di Nichi Vendola e del compagno Ed Testa, in questi giorni stiamo assistendo ad un vero e proprio linciaggio mediatico. Insulti, accuse durissime, commenti al vetriolo dai leoni da tastiera sul web, interrogazioni parlamentari contro il leader di SeL ed ex governatore della Puglia. Ma facciamo un passo indietro per capire cosa sia la maternità surrogata o “utero in affitto”. Cosa vuol dire, dove è permessa e con quali limiti? E soprattutto chi ne ha beneficiato finora?

La “surrogazione di maternità” (o gestazione per altri o gestazione d’appoggio, GDA) è il procedimento per cui una donna mette a disposizione il proprio utero e porta avanti la gravidanza per conto dei committenti, che possono essere single o coppie. Esiste la surrogazione tradizionale, che prevede l’inseminazione artificiale dell’ovulo della madre surrogata, che è quindi anche madre biologica del bambino. Ed esiste la surrogazione gestazionale, in cui la madre surrogata si limita a portare avanti la gravidanza dopo che le viene impiantato nell’utero un embrione realizzato in vitro. L’embrione può provenire da donatrici o essere geneticamente imparentato con i genitori committenti.

DOVE È CONSENSITA LA SURROGACY
In alcuni paesi la surrogazione è vietata, come in Italia, Francia, Germania, Spagna, Finlandia.
Sebbene sia stata completamente svuotata da una serie di sentenze e giudizi di vario grado, in Italia la legge 40 vieta la surrogazione e ne punisce i responsabili con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.
Poi ci sono paesi in cui è consentita, purché in forma gratuita, come in Argentina, Australia (nel Nord), Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Irlanda, Giappone, Paesi Bassi, Venezuela, alcuni stati statunitensi.
Ci sono poi stati in cui la surrogazione è espressamente permessa e regolata attraverso contratti, che vietano di solito i compensi ma consentono rimborsi, come in Grecia, Israele, Sudafrica, Regno Unito e, parzialmente, la Nuova Zelanda e l’Australia
E poi ci sono paesi che consentono un pagamento esplicito: India, Russia, Uganda, Ucraina, alcuni stati degli Stati Uniti e del Canada e la Thailandia (dove però da quest’anno sono state introdotte norme molto più restrittive).
Nei paesi più poveri come l’India si tratta di una pratica molto redditizia, che viene intrapresa da molte donne, non per una libera scelta ma per necessità economiche. In India il costo dell’intero processo, comprese le spese mediche e le tasse, va dagli 8 mila ai 22 mila euro. Firmando il contratto di surrogacy, le donne perdono ogni diritto sul bambino, dal momento della nascita.

slide maternita surrogata FB

IL DIBATTITO SULLA SURROGACY
La scelta delle donne di portare nel proprio grembo un figlio per altri uomini o donne, è per alcuni un atto d’amore. Per altri rientra nella libertà di donne adulte e consapevoli che scelgono di trarre guadagni leciti, dalla surrogacy. Per molti è invece l’ennesimo esempio dello sfruttamento del corpo della donna. Al di là degli squallidi sciacallaggi sui singoli casi di maggiore o minore rilevanza mediatica, il dibattito è acceso e divide trasversalmente l’opinione pubblica. Soprattutto le donne: da una parte quelle contrarie, le più cattoliche e conservatrici a cui si è affiancato, tra molte polemiche, il movimento di Se non ora quando. Dall’altra, molte altre donne che ritengono che scegliere se donare o affittare il proprio utero rientri nella libertà di ognuna.

LA SURROGACY PER LE COPPIE GAY
Dei paesi che abbiamo sopra elencato, in cui la surrogacy è consentita o tollerata, solo una nettissima minoranza concedono la possibilità di ricorrervi alle coppie omosessuali. Alcuni stati come Russia e India lo vietano espressamente. La California è la meta più gettonata dai gay italiani cui la pratica è preclusa nell’Europa dell’Est o in altri Paesi low cost. Soltanto a Los Angeles le cliniche sono decine. Qui il costo si aggira tra i 135 mila e i 170 mila euro a seconda del numero dei tentativi e delle spese mediche. Di questa cifra, la portatrice o madre surrogata guadagna tra i 20 e i 30 mila euro. Nel Stati Uniti sono più di 2.000 bambini nati ogni anno, il triplo di 10 anni fa, molti dei quali per coppie straniere.

Sul totale delle coppie che ricorrono alla maternità surrogata, in Italia, dunque oltre il 90% sono eterosessuali e meno del 10% quelle gay. Pertanto, la domanda è lecita: i difensori del corpo delle donne che oggi si scagliano contro la coppia Vendola-Testa, (ma che hanno taciuto sulla maternità altrettanto surrogata di Nicole Kidman o Ronaldo)  perché non si sono mai indignati, prima che esplodesse il “caso” che oggi coinvolge l’ex presidente della Regione Puglia? Se il tema, quindi, non è la genitorialità lgbt ma la difesa della donna dal rischio di mercificazione del suo corpo, per quanto è ancora tollerabile l’indignazione a intermittenza?
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Di Maria Luisa H. Venturi

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