Il 63% è ostile verso gli immigrati, l’11% in più della media Ue, nonostante il nostro Paese ne ospiti molti meno di paesi come Germania, Francia e Olanda. Gli italiani sono un popolo incattivito e rancoroso, dice il Censis, che nella sua indagine parla di “sovranismo psichico”, ancor prima che politico, in un paese sempre alla ricerca, paranoica, del capro espiatorio.
I dati parlano chiaro: il 52% è convinto che si faccia più per gli immigrati che per gli italiani, prevale insomma un “cattivismo” diffuso. Si teme non solo l’immigrazione da paesi extra Ue (63%) ma anche da paesi comunitari (45%). I più ostili verso gli immigrati sono gli anziani e i disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori.

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Rispetto al futuro, solo il 33,1% degli italiani è ottimista e il 63,6% è convinto che nessuno ne difenda interessi e identità, una quota che sale tra chi possiede un basso titolo di studio e bassi redditi.

L’Italia è il Paese dell’Unione europea con la più bassa percentuale di cittadini che credono di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori. Lo afferma il 23%, contro una media Ue del 30% (in Danimarca è il 43%, il 41% in Svezia, il 33% in Germania).

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L’ITALIA, L’EUROPA E LA POLITICA

Più europeisti sono i giovani, ma rappresentano solo il 20,8% tra chi ha 15 e i 34 anni. Solo il 43% degli italiani pensa che l’appartenenza alla Ue abbia giovato all’Italia (la media europea è del 68%).
Oggi, il primo partito è quello del non voto: 13,7 milioni sono infatti gli astenuti o i votanti scheda bianca alla Camera nelle ultime elezioni. Nel 2018 sono astenuti il 29,4% contro l’11,3% del 1968.

In 10 anni sono raddoppiati i giovani sottoccupati e aumentati i precari: ben 650.000 nel 2017 contro i 150.000 del 2011. L’Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil contro una media europea del 4,7%. I laureati sono il 26,9% contro una media Ue che ha toccato il 39.9%,

La precarietà riguarda anche i sentimenti: ci si sposa sempre di meno e ci si lascia sempre di più. Crollano i matrimoni religiosi (-33,6% dal 2006 fino al 2016), aumentano le separazioni (+14% dal 2006 fino al 2016). E i single sono più di 5 milioni.

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