Il 5 agosto, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro è scampato ad un attentato compiuto con droni carichi di esplosivo a Caracas. Stava pronunciando un discorso di fronte a più di 17mila soldati in occasione di una cerimonia militare. Maduro è rimasto illeso mentre sette militari sono stati feriti. Il presidente ha accusato l’opposizione di estrema destra e il premier colombiano che ha respinto ogni accusa. Sei presunti “terroristi” sono stati arrestati.

Il fallito attentato riporta sotto i riflettori del mondo le condizioni di un paese, il Venezuela, dilaniato da una crisi economica e politica senza precedenti. Il paese è stremato dalla fame e dalla violenza. Nicolàs Maduro è stato rieletto a maggio e governerà altri 5 anni ma molti paesi, tra cui gli Usa, non hanno riconosciuto la validità del voto parlando apertamente di brogli elettorali. Il consenso verso il presidente socialista è comunque crollato rispetto alle elezioni precedenti e al voto è andato solo il 46 per cento degli elettori.

Circa 2,3 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese e si teme che il dato possa arrivare a 3 milioni entro la fine del 2018. E’ la peggior crisi migratoria di sempre. In Brasile, lo Stato del Roraima, non riesce a reggere il peso e il presidente brasiliano, Michel Temer, ha annunciato di schierare l’esercito al confine con il Venezuela per bloccare gli arrivi. E anche il Perù e l’Ecuador iniziano a rendere più difficile il passaggio della frontiera. 

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UNA CRISI SENZA PRECEDENTI

La popolazione venezuelana oggi è ridotta alla fame e il tasso di criminalità è aumentato al punto che Caracas è la seconda città più violenta del mondo. Le importazioni sono diventate difficili, sono venuti a mancare i generi di prima necessità, l’inflazione è salita alle stelle e il debito pubblico anche. In Venezuela non funziona quasi più niente, mancano perfino il cibo e le medicine e l’emigrazione di massa verso altri paesi e verso l’Europa ha svuotato il paese di medici, elettricisti, ingegneri. Così come gli insegnanti: 48 mila – cioè il 12 per cento di tutto il personale delle scuole elementari e superiori a livello nazionale – risultano assenti. L’inflazione supera il 27,000%, il futuro è nero e sembra non ci siano soluzioni per salvare il Paese.


LE ORIGINI DELLA CRISI

Il Venezuela possiede le più grandi riserve di petrolio del mondo, ma con il calo del prezzo del greggio del 2014, il governo Maduro ha introdotto dei tagli nel programma assistenziale e ha imposto i prezzi per legge. Questa manovra ha spinto fuori dal mercato molti produttori accelerando la spirale della scarsità, ma anche la politica di controllo della valuta estera (per poter acquistare dollari occorre il via libera delle agenzie governative) ha contribuito alla crescita del mercato nero. Caracas è sempre più isolata: mancano gli investitori stranieri e politiche che rilancino l’economia.

LA REPRESSIONE DEL DISSENSO

La crisi non è solo economica ma anche sociale e democratica: ogni protesta è repressa dalle autorità. Sono tanti gli oppositori uccisi negli scontri. Molti sono stati arrestati con l’accusa di essere terroristi. Il rapporto di Amnesty è durissimo e parla di violenze e torture nelle carceri. “In Venezuela il dissenso non è consentito. Le autorità paiono non darsi limiti nell’applicazione di una miriade di tattiche legali per punire chi esprime opinioni diverse dalle posizioni ufficiali del governo“, ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International.

“Invece di cercare ossessivamente di ridurre al silenzio ogni opinione dissidente, le autorità venezuelane dovrebbero concentrarsi nella ricerca di soluzioni concrete e durature per porre fine all’acuta crisi politica che il paese sta attraversando“, ha aggiunto Guevara Rosas.

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