È il primo timido passo verso la legalizzazione o, almeno, la depenalizzazione. Un traguardo storico, comunque vada. Per la prima volta in Italia, approda in Parlamento la proposta di legge sulla legalizzazione dell’eutanasia e sul testamento biologico. L’annuncio è stato dato poche settimane fa da da Arturo Scotto (SeL): la Conferenza dei capigruppo ha calendarizzato per marzo – salvo rinvii – la discussione alla Camera dei Deputati sulla proposta di Sinistra italiana. Nelle aule parlamentari arriverà anche la campagna  di  Eutanasia legale (Radicali e Associazione Luca Coscioni), con la proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel settembre 2013 e già sottoscritta da oltre 105mila cittadini. In passato, molti casi hanno acceso periodicamemte un dibattito che si è sempre arenato nei confini dei talk show senza mai arrivare in Parlamento, anche a causa della netta contrarietà delle forze politiche conservatrici e della chiesa cattolica. Casi che hanno diviso e commosso l’opinione pubblica, quelli di Eluana Englaro e Piergiorgio Welby sono stati i più celebri: malati terminali a cui è stata negata in Italia la “dolce morte” e la possibilità di porre fine alle sofferenze. O quello di Dominique che ha ottenuto l’eutanasia in Svizzera, a fine dicembre. Casi divenuti i protagonisti di una battaglia di libertà e dignità a cui, secondo recenti sondaggi, sarebbe favorevole oltre il 60% degli italiani.
Pochi giorni fa, Marco Cappato, Presidente di Radicali italiani e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, ha dichiarato: «Tra canguri, dietrofront e voto di fiducia, la legge sulle unioni civili è rimasta ostaggio dei partiti, dei loro giochini e risse da talk-show. Ora chiediamo invece a tutti di consentire un riscatto del Parlamento, lasciando i Parlamentari liberi di confrontarsi davvero e di assumersi le proprie responsabilità davanti a un’opinione pubblica informata, già ampiamente a favore della legalizzazione dell’eutanasia».

Ma cosa si intende per Eutanasia?
Come si legge dal sito dell’Uaar: «Si parla di eutanasia passiva quando il medico si astiene dal praticare cure volte a tenere ancora in vita il malato; di eutanasia attiva quando il medico causa, direttamente, la morte del malato; di eutanasia attiva volontaria quando il medico agisce su richiesta esplicita del malato. Nella casistica si tende a far rientrare anche il cosiddetto suicidio assistito, ovvero l’atto autonomo di porre termine alla propria vita compiuto da un malato terminale in presenza di – e con mezzi forniti da – un medico».

LA LEGISLAZIONE ITALIANA SULL’EUTANASIA
L’eutanasia in Italia non è normata dai codici e, ad oggi, è assimilabile all’omicidio volontario (articolo 575 del codice penale). Nel caso si riesca a dimostrare il consenso del malato, le pene vanno dai sei ai quindici anni. Così come il suicidio assistito, considerato un reato, ai sensi dell’articolo 580. Il discorso cambia leggermente per l’eutanasia passiva che, pur essendo anch’essa proibita, la rende più sfuggente a eventuali denunce per la difficoltà nel dimostrare la colpevolezza.

LA LEGISLAZIONE SULL’EUTANASIA NEGLI ALTRI PAESI – LA MAPPA DELL’UAAR
AUSTRALIA: in alcuni Stati le direttive anticipate hanno valore legale. I Territori del Nord avevano nel 1996 legalizzato l’eutanasia attiva volontaria, provvedimento annullato due anni dopo dal parlamento federale.
BELGIO: il 25 ottobre 2001 il Senato ha approvato, con 44 voti favorevoli contro 23, un progetto di legge volto a disciplinare l’eutanasia. Il 16 maggio 2002 anche la Camera ha dato il suo consenso, con 86 voti favorevoli, 51 contrari e 10 astensioni.
CANADA: negli Stati di Manitoba e Ontario le direttive anticipate hanno valore legale. In Quebec una legge autorizza il suicidio assistito.
CINA: una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l’eutanasia ai malati terminali.
COLOMBIA: la pratica è legale dal 2015.
DANIMARCA: le direttive anticipate hanno valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l’interruzione delle cure.
FRANCIA. Dal marzo 2015 la legge consente, se richiesta dal paziente, una «sedazione profonda e continua» ottenuta con medicinali che possono accordiare la vita.
GERMANIA: il suicidio assistito non è reato, purché il malato sia cosciente delle proprie azioni.
LUSSEMBURGO: l’eutanasia è stata legalizzata nel marzo 2009.
PAESI BASSI: forse il caso più famoso. Dal 1994 l’eutanasia è stata depenalizzata: rimaneva un reato, tuttavia era possibile non procedere penalmente nei confronti del medico che dimostrava di aver agito su richiesta del paziente. Il 28 novembre 2000 il Parlamento ha approvato (primo Stato al mondo) la legalizzazione vera e propria dell’eutanasia. A partire dal 1° aprile 2002 la legge è entrata effettivamente in vigore.
SVIZZERA: ammesso il suicidio assistito, con limiti che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha messo in discussione, ma che è accessibile anche a stranieri (vedi sopra). Il medico deve limitarsi a fornire i farmaci al malato.
STATI UNITI: la normativa varia da Stato a Stato. Le direttive anticipate hanno generalmente valore legale. Nell’Oregon, nel Vermont, nel Montana, in California e nello stato di Washington il suicidio assistito è legale.
SVEZIA: l’eutanasia è depenalizzata.

Fonti / ringraziamo:
www.uaar.it 
www.uaar.it/laicita/eutanasia/

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