L’Aula di Montecitorio ha dato il via libera al ddl Richetti che applica il metodo contributivo ai vitalizi dei parlamentari. I favorevoli sono stati 348 deputati, 17 i contrari e 28 gli astenuti. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato. Hanno votato a favore Pd, M5s, Lega, Fratelli d’Italia e i civatiani. Si sono astenuti Forza Italia, Mdp e i gruppi di centro, contrari al provvedimento. In aula è andato in scena lo scontro politico tra Pd e Movimento 5 Stelle per la rivendicazione della paternità della proposta. I pentastellati, euforici, hanno accusato i democratici di rallentare i lavori dell’Aula. Il primo firmatario del ddl Matteo Richetti ha detto: “Sono soddisfatto, il voto è stato quasi all’unanimità, significa che il lavoro effettuato ha prodotto un consenso molto importante”. Luigi Di Maio ha rivendicato l’abolizione dei vitalizi come una vittoria del M5s: “Oggi è una data storica, c’è voluta quasi un’intera legislatura per abolire i vitalizi, quattro anni e quattro mesi, per giungere dove siamo oggi. E’ una nostra vittoria. Dentro il Pd ve lo volete tenere stretto il vitalizio, ma non avete possibilità di allontanare da voi questo amaro calice. È scacco matto. E dovete fare pure finta che vi piaccia”. Anche Matteo Renzi ne ha rivendicato la paternità: “Proposta è di Richetti, noi facciamo le cose. I Cinque Stelle parlano”. Silvio Berlusconi ha invece bollato il provvedimento come incostituzionale e lesivo dei diritti degli italiani, perché a rischio per la retroattività ci sarebbero 20 milioni di pensioni. Ma non tutti lo hanno seguito in Forza Italia, come le deputate Mariastella Gelmini e Daniela Santanchè che hanno votato a favore, in dissenso con la linea del partito.

Cosa prevede il ddl
La nuova legge, se approvata anche dal Senato, prevede il ricalcolo con il sistema contributivo delle rendite dei parlamentari. Per il presidente dell’Inps Tito Boeri: “applicando le regole del sistema contributivo, oggi in vigore per tutti gli altri lavoratori italiani, all’intera carriera contributiva dei parlamentari, la spesa per vitalizi si ridurrebbe del 40% scendendo a 118 milioni“.
Per i parlamentari in carica e per quelli futuri, viene esteso il sistema previdenziale contributivo vigente per i dipendenti pubblici. Il nuovo sistema, interamente contributivo, si applicherà integralmente anche agli ex parlamentari. Il ricalcolo non si applica alle pensioni degli altri lavoratori.
Per avere diritto alla pensione il parlamentare deve avere esercitato il mandato per almeno 5 anni. Le pensioni saranno calcolate secondo i principi della legge Fornero (66 anni e 7 mesi) ma solo a partire dalla prossima legislatura. Per gli attuali parlamentari valgono le regole della rifoma del 2012 che prevede 65 anni per una sola legislatura e 60 anni per chi ne ha piu’ di una.

I tagli “eccellenti”
Il taglio retroattivo – poichè i vitalizi concessi a partire dal 2012 sono già calcolati con il contributivo – sarà più pesante per gli assegni più alti. Alcuni esempi? Clemente Mastella, in Parlamento per 8 legislature, oggi prende 6.939 euro al mese, dovrebbe prenderne 3.800. Così come l’ex presidente del Senato Franco Marini che oggi intasca 6.457 euro dopo 6 legislature. Ciriaco De Mita che ha diritto a 5.811 euro mensili (ora sospesi perché è sindaco di Nusco) scenderebbe a 3.480. Emma Bonino che ha fatto sette legislature ne prende 6.715 e arriverà a 4mila euro. Walter Veltroni, che dopo 6 legislature prende 5.500 euro mensili, dovrebbe rinunciare a 2.200 euro. D’Alema e Fini dovrebbero perdere 2.200 euro al mese e Bertinotti 1.900. Lo stipendio di Ilona Staller, in arte Cicciolina, deputata radicale dal 1987 al 1992, scenderà da 2.231 euro mensili a 1.300 euro.