Attenti, il mondo vi guarda. Questo era stato il monito alzato contro Teheran da Washington, all’inizio delle proteste che stanno infiammando l’Iran. Finora è di almeno 23 morti ed oltre 450 arresti il bilancio delle manifestazioni antigovernative. Come riporta la tv di Stato, nove persone sono state uccise solo nella notte tra lunedì e martedì. Tra le vittime c’è anche un bambino di 11 anni. Il 90% degli arrestati è composto da teenager e ragazzi con una età media 25 anni. In meno di una settimana, la protesta è dilagata in 50 città in tutto il Paese.

Ed oggi il generale Mohammad Ali Jafari dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) ha annunciato che “la rivolta in Iran è stata sconfitta”. L’alto responsabile iraniano ha fatto riferimento, senza nominarlo, all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, accusandolo di essere dietro alla sommossa. E mentre in mattinata sfilavano in migliaia in sostegno al regime, al popolo iraniano è arrivato il supporto del presidente Usa, Donald Trump, che ha twittato: “Grande rispetto per il popolo dell’Iran mentre tenta di riprendere il controllo del suo governo corrotto. Vedrete grande sostegno dagli Stati Uniti al momento appropriato!”.

La rivolta è iniziata il 27 e il 28 dicembre scorso e riporta alla mente le proteste del 2009 dopo l’elezione per il secondo mandato dell’ultraconservatore Ahmadinejad. Le notizie che arrivano sono confuse, non hanno ancora una definizione certa ed è difficile capire chi ci sia dietro la rivolta. Anche gli analisti più esperti non si sbilanciano. I manifestanti chiedono le dimissioni del Presidente Hassan Rohani. In campagna elettorale aveva dichiarato che il principale obiettivo del suo programma era quello di riportare l’economia a livelli accettabili specie dopo anni di ingiuste sanzioni. Oggi però l’Iran è più povero e circa 15 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà, ovvero il 20% della popolazione. Il 40 % dei giovani è senza lavoro e sono tanti quelli che hanno deciso di abbandonare gli studi e sono senza fissa dimora. A ciò si aggiunge l’aumento della benzina del 70% e del 40% della luce e del gas. È stata triplicata l’imposta sui viaggi all’estero e sono stati aboliti i sussidi governativi per 20 milioni di persone, un quarto della popolazione dell’Iran.

La protesta a Teheran. (Foto: Ap)

Le proteste di questi giorni sono iniziate ufficialmente per il dissenso popolare verso l’economia del paese. Ciò che sfugge è se siano davvero nate spontaneamente o se siano guidate da organizzazioni o partiti politici. Per alcuni analisti, tutto sarebbe partito dai Mko, i Mojahedin del popolo da sempre contrari al regime teocratico iraniano. Per altri, la sommossa sarebbe guidata dagli ultra reazionari vicini all’ex presidente Ahmadinejad. Per i filo governativi, dietro la rivolta ci sono i nemici di sempre, sostenuti dagli Stati Uniti, ostili a Teheran soprattutto dopo la decisione di Trump di sospendere l’accordo sul nucleare fortemente voluto da Obama. In questi giorni il Presidente Usa si è apertamente schierato al fianco dei manifestanti e ha minacciato l’introduzione di nuove sanzioni se non saranno rispettati i diritti umani.

Al di là dei dubbi internazionali sulle origini della rivolta, quel che è certo oggi è che la protesta contro il carovita si è trasformata in una sollevazione per i diritti civili della popolazione. Ha preso così una deriva diversa, contro l’establishment ideologico sciita. I manifestanti a Isfahan hanno lanciato cori contro Ali Khamenei, la Guida Suprema quasi innominabile. Si protesta contro le politiche estere volute dai falchi del regime per diffondere la presenza iraniana in altre regioni: spese di guerra come i finanziamenti ad Assad in Siria, agli Huti nello Yemen, agli Hezbollah nel Libano, agli sciiti del Bahrein e ai gruppi jihadisti di Gaza. E poi c’è la rabbia delle donne. La protesta della ragazza che sventolava il suo hijab in faccia al regime di Teheran è una delle immagini simbolo, da cui è partito tutto. La giovane è stata arrestata, ma le voci dei manifestanti rimbalzano sempre più numerose in rete, soprattutto su twitter, nonostante la censura e la repressione.

Khamenei ha accusato oggi i “nemici” dell’Iran di aver “rafforzato l’alleanza per colpire le istituzioni islamiche”. Ma dal 2009 a oggi molte cose sono cambiate e la popolazione è più forte, ha meno paura e vuole rivendicare i propri diritti. Veder bruciare in strada la bandiera iraniana o calpestare l’immagine di Khamenei è qualcosa di inusuale in Iran.

LE REAZIONI INTERNAZIONALI

L’escalation delle vioelnze alimenta la tensione internazionale. Non solo l’America di Trump, ma anche l’Europa esprime preoccupazione. E mentre gli Usa chiedono che sia convocato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la portavoce dell’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Federica Mogherini ha dichiarato: “Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani”.

Il presidente francese Emmanuel Macron si è detto preoccupato degli sviluppi della protesta e ha chiesto a Teheran di esercitare “moderazione” sottolineando che le libertà devono essere rispettate.

Le immagini delle proteste della tv iraniana Iranncr


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2013 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..