Immigrazione, sicurezza, scuola e cultura. Ecco i punti più controversi su cui ha trionfato l’ultradestra nel piccolo land tedesco della Sassonia, tra deportazioni di massa, revisionismo storico, risorse che mancano, competenze regionali limitate e palesi incostituzionalità.

Di Mauro Orrico

Cosa c’è esattamente nel programma elettorale che ha assicurato al partito di Siegmund l’enorme consenso pari al 44% alle elezioni regionali in Sassonia? Ci sono innanzitutto molte contraddizioni, ma soprattutto non si parla delle risorse per finanziare le riforme in una regione che ha già un buco da 2.2 miliardi di euro. A ciò si aggiungono le competenze regionali limitate e la palese incostituzionalità di molte proposte. In Sassonia-Anhalt vive il 3% della popolazione tedesca ed è il land più povero della Germania.

Espulsioni e «rimpatri»

Il capitolo più drastico riguarda l’immigrazione. Nonostante la presenza di persone non tedesche sia tra le più basse della Germania, la propaganda anti-migranti ha fatto breccia nella maggioranza dell’elettorato. L’AfD promette «deportazioni fin dal primo minuto» e indica come obiettivo una forte riduzione del numero di stranieri privi di permesso di soggiorno. Il programma prevede un inasprimento delle procedure e il lavoro obbligatorio per i richiedenti asilo. Il partito vuole inoltre interrompere i finanziamenti pubblici destinati ai programmi di integrazione, definiti dall’AfD una vera e propria «industria dell’asilo», e propone di istituire all’interno dell’amministrazione regionale una task force per il rimpatrio. Tra le proposte più controverse c’è anche quella di limitare l’accesso alla scuola ordinaria per bambini e adolescenti privi di un permesso di soggiorno permanente in Germania. Il nodo decisivo, però, è che molte di queste misure sono di competenza del governo centrale.  

Il «rientro» dei tedeschi

La contraddizione maggiore emerge soprattutto sul terreno economico. La Sassonia-Anhalt è da anni alle prese con spopolamento e carenza di manodopera: la regione ha perso circa 800 mila abitanti dalla riunificazione tedesca, dai 2,9 milioni del 1990 è scesa agli attuali 2,1 milioni. L’AfD propone di puntare sui tedeschi residenti all’estero, attraverso un «programma di rientro» che dovrebbe prevedere anche incentivi per casa e servizi per l’infanzia. Non è però chiaro quanti cittadini il partito immagini di riportare in Germania né quali risorse intenda destinare al progetto. 

Le «pattuglie civiche»

Sulla sicurezza, AfD sostiene che la polizia sia sottoposta a una pressione eccessiva e propone di affiancarle una «pattuglia civica volontaria», ma l’idea ha suscitato forti perplessità tra gli esperti. 

Scuola e cultura «patriottica»

AfD inoltre vorrebbe vietare le bandiere arcobaleno nelle scuole e vuole ridimensionare ciò che considera un’impostazione culturale troppo globalista. Il partito punta anche a modificare il modo in cui la storia tedesca viene raccontata nelle scuole e critica il processo di elaborazione dei crimini commessi durante il nazismo, definendolo una forma di «complesso di colpa», e propone una diversa impostazione dell’insegnamento della storia. Un punto che in tanti considerano come un tentativo di minimizzare l’Olocausto e i crimini del nazismo.
La battaglia culturale di AfD è tutta incentrata sull’identità tedesca. Un caso emblematico è il Bauhaus, movimento artistico e architettonico nato proprio in Sassonia-Anhalt, che il partito considera incompatibile con la propria idea di cultura nazionale. Al suo posto propone una «politica culturale patriottica».
L’AfD vuole interrompere i finanziamenti pubblici destinati a numerosi progetti che promuovono democrazia, partecipazione e contrasto all’estremismo.

La Sassonia-Anhalt potrebbe così diventare il primo banco di prova concreto per capire quante promesse dell’AfD siano davvero realizzabili e quante si sconteranno con i limiti imposti dalla Costituzione tedesca, dalle competenze dello Stato federale e dalle norme del diritto europeo.