Miguel Díaz-Canel ha preso il posto di Raul Castro, lo scorso aprile, e ha lanciato il primo importante segnale di svolta. Il progetto per la nuova Costituzione è stato approvato: nasce una Carta improntata sul riconoscimento di maggiori diritti per tutti e su riforme che hanno l’obiettivo di cambiare la struttura economica del Paese. Approvata dall’Assemblea nazionale del potere popolare, il Parlamento di Cuba, andrà a sostituire quella del 1976.
La nuova Carta introduce i concetti di mercato e proprietà privata (abolita dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro nel 1959), con un forte accento però per il “carattere socialista” della società cubana ed è stato rimosso il riferimento a un “avanzamento verso il comunismo”. Vengono tuttavia ribaditi due fattori chiave dell’economia cubana: la pianificazione centralizzata e la statalizzazione delle aziende.

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Nel nuovo testo della Costituzione, il matrimonio è “l’unione consensuale di due persone, indipendentemente dal genere”. La Carta apre così la strada ai matrimoni per le coppie lgbt. Inoltre, è vietata ogni forma di discriminazione di genere, su base etnica, o per disabilità della persona. Cambia anche la struttura istituzionale dell’isola: il presidente potrà rimanere in carica solo per due mandati consecutivi da 5 anni l’uno e il potere politico sarà diviso tra il presidente e il primo ministro.

Il testo è formato da un preambolo e 224 articoli e sarà “sottoposto a una consultazione della gente” nelle 15 province cubane, nel periodo compreso fra il 13 agosto e il 15 novembre 2018 ed è previsto, inoltre, un referendum popolare.