In questi ultimi giorni siamo sommersi da post, status e link sui social network riguardanti il progetto romano legato all’introduzione della moneta complementare, molti dei quali confusi stanno generando non poca disinformazione. Cercheremo qui di mettere in chiaro alcuni punti fondamentali sull’argomento spiegando innanzitutto cosa sono le monete alternative e poi focalizzandoci sul progetto pentastellato nella Capitale.
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Le valute complementari sono strumenti di permuta attraverso i quali è possibile scambiare beni e servizi in una determinata attività commerciale che aderisce al progetto. Queste monete rimangono complementari rispetto alla moneta ufficiale utilizzata nel territorio in questione, nel nostro caso all’Euro. Con l’introduzione delle monete locali si crea un circuito al quale ognuno può decidere se aderire o meno. L’elemento fondamentale, che sfugge a molti, è che questa nuova modalità di pagamento fa riferimento al mondo dei piccoli commercianti, dei mercati rionali, delle piccole e medie attività e dei singoli cittadini per agevolare le persone in difficoltà economica. Secondo molti economisti, ampliando la visuale, questo porterà ad un incremento dell’economia reale del Paese. Non generando interessi, quindi non accumulando ricchezza, la moneta complementare valorizza le risorse attraverso l’incentivazione allo scambio. Un maggior potere d’acquisto permette così di aumentare i consumi, le vendite delle aziende e maggiorare la capacità produttiva. Creando un circolo virtuoso pronto a far aumentare un’economia che parte dal basso.
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In italia non è certamente la prima volta che si affronta l’argomento. In Sardegna, nel 2010, è stato introdotto il Sardex: moneta locale che ha completamente ridefinito la relazione tra vari soggetti economici dell’isola e che ha avuto ottimi riscontri. Tanto da essere emulata anche in altre regioni italiane come in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Marche e anche Lazio. In Valle d’Aosta, a fine aprile è partito il Valdex, nuovo strumento di pagamento parallelo e complementare regionale. La moneta locale, tra pochi mesi, partirà anche a Roma e ne parla anche Chiara Appendino, prima cittadina di Torino.

La proposta romana
Il “sesterzio”: cosa sarà e come funzionerà 
La sindaca di Roma Virginia Raggi, come aveva già dichiarato durante la campagna elettorale del 2016, torna a parlare della possibilità, entro la fine del 2017, di introdurre una moneta alternativa al sistema commerciale dei municipi romani. Una nuova moneta che non sarà un “Euro 2”, o un “Tibex” già introdotto anni fa nel Lazio, né tanto meno una nuova “Lira” come quella proposta da Silvio Belusconi anni fa: il modello emulato sarà quello del Sardex. 
Nel progetto “Fabbrica Roma” lanciato dalla sindaca Raggi in campagna elettorale, per affrontare la crisi economica, uno dei pilastri è proprio l’inserimento di una valuta complementare nella Capitale. Tra i nomi per definire la nuova moneta in molti scherzano parlando di Sesterzio, la moneta utilizzata nell’impero romano. “Il mercato parallelo” sarebbe su base territoriale e come cavie della sperimentazione – che potrebbe già partire in autunno – sembra siano stati scelti i due municipi con la più alta densità di popolazione: il III e il VII – Monte Sacro e Appio-Tuscolano. Ai tavoli partecipa anche l’economista Nino Galloni. Per l’assessore al Bilancio di Roma Andrea Mazzillo: «Stiamo studiando, all’interno del progetto “Fabbrica Roma”, l’introduzione di una moneta complementare per favorire le economie locali attraverso lo scambio di servizi tra aziende ma anche creando un mercato parallelo di prodotti anche per l’utenza sul territorio».

Il baratto amministrativo 
Un’altra ipotesi presente in “Fabbrica Roma” è quella del baratto amministrativo, già utilizzata in altre regioni italiane. Come funziona? Il cittadino si farà carico di alcuni oneri comunali (ad esempio la raccolta differenziata o la manutenzione del verde pubblico) in cambio di sconti su tariffe e tributi. Questo modello comporta un forte incentivo alla partecipazione dei cittadini nell’ambito comunale basato su un meccanismo premiale.

Il sindaco di Roma Virginia Raggi  (foto: Ansa)

Le reazioni degli economisti
L’economista e docente dell’Università Bocconi Luca Fantacci, ospite lo scorso 18 luglio della trasmissione televisiva “L’aria che tira estate” su La7, ha dichiarato: “La moneta complementare ha un vantaggio potenziale: porterebbe denaro in quei luoghi dove esso scarseggia come i mercati rionali”. Poi ha aggiunto: “Si creerebbe un circuito in cui i cittadini comprerebbero di più, di conseguenza i commercianti avrebbero più profitto”. Il giornalista politico ed economico Oscar Giannino invece si è scagliato contro il progetto della sindaca: “Stiamo parlando di qualcosa che assomiglia molto all’idea di baratto: non c’è convenienza economica, il negoziante non guadagna, nessuno fa profitti. È la rinascita dell’idea antica per la quale l’interesse sia espressione diabolica: una nozione che abbiamo superato da molti secoli, ma che inevitabilmente qualcuno vuole far riaffiorare a ogni grande crisi”.
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E’ importante sottolineare che ancora nessuna decisione ufficiale è stata presa a riguardo e che è ancora tutto in discussione (decisione rimandata alla fine dell’estate). Si sta ragionando anche sulla fisicità del Sesterzio (o qualunque sarà il suo nome): sarà cartacea, elettronica o moneta? Quel che è già certo è che il valore sarà di uno a uno con l’Euro. Rimane, però, ancora una questione aperta: la convertibilità della moneta complementare. L’economista Galloni ha dichiarato che chiunque voglia uscire dalla nuova moneta e convertirla in euro, potrà farlo senza problemi se previsto dalla piattaforma. Questa moneta non è cumulabile, non dà interessi ed è spendibile entro un determinato periodo di tempo.