Per alcuni è il nuovo genio della comicità nostrana. Per altri è invece il simbolo di un declino culturale tutto italiano. Checco Zalone è certamente il protagonista indiscusso di questo inizio di 2016. Non c’è attentato terroristico o scandalo che regga: l’attenzione mediatica è tutta puntata sul suo nome e sui numeri da capogiro al botteghino del suo ultimo Quo Vado?. Il fim finora ha incassato oltre 52 milioni di euro, una cifra quasi mai raggiunta da altre pellicole in Italia. Lo batte solo Avatar che ne ha incassati 65, una quota che è molto probabile sia raggiunta nei prossimi giorni.  Noi non ci accoderemo alla lunga fila di critici indignati per gli incassi zaloniani né ai tanti che in queste ore, da destra a sinistra, lo osannano come colui che è riuscito a raccontare con leggerezza quell’Italia così lontana dai salotti dell’intellighenzia d’essai. Cercheremo invece di capire se il record di Quo Vado? sia merito naturale di un film ironico e divertente, a tratti banale ma mai volgare, o se ci sia invece dell’altro. Checco Zalone è un comico onesto: nulla di più lontano dalla comicità sciatta e malinconica dei cinepanettoni dei vari Boldi e Neri Parenti. Ma è davvero un genio del botteghino? La risposta è semplice e assolutamente negativa. Perché? Ma soprattutto, chi, in Italia, ha il potere di decidere per noi chi debba essere campione di incassi e chi invece meriti il disastro (quasi) annunciato?

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Il business della distribuzione è il vero deus ex machina del cinema italiano e non. Il film di Zalone è stato distribuito in 1500 copie su 3800 sale presenti, un record mai superato prima. Parliamo dunque del 40% e la casa distributrice Medusa ha occupato tutti gli spazi occupabili. In pratica, tutte le multisale, considerando che queste costituiscono il 60% dell’offerta cinematografica. In Italia vi è in media una sala ogni 18mila abitanti. Una cifra che crolla in regioni come la Calabria e la Basilicata dove sono quasi tutte multisale e dove la possibilità di scelta per l’utente si riduce drasticamente. La distribuzione di Quo Vado? ha doppiato perfino Star wars il risveglio della forza. Il settimo episodio della saga è stato distribuito in Italia in 800 copie incassando 22 milioni di euro.

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Medusa non è solo distributrice. Detiene anche il controllo delle sale nelle più importanti città italiane. Possiede il circuito Cannon (ex Gaumont) e, fino ad un anno fa, possedeva il circuito The Space Cinema (36 multiplex in tutta Italia).
C’è poi il tema dei costi: per Quo Vado? la spesa è stata di oltre 10 milioni di euro (a fronte di una media di 1,96 milioni di euro per film secondo i dati forniti da Anica). Una parte consisente di questa cifra è rappresentata dall’investimento pubblicitario. Imparagonabile rispetto alla stragrande maggioranza dei film, soprattutto quelli considerati d’autore o quelli indipendenti che hanno alle spalle risorse di tutt’altro valore.

E poi c’è la Tv compiacente che racconta e sancisce il successo di un film e, raccontandolo, ripetendolo e enfatizzandone il risultato contribuisce a promuoverlo ulteriormente. Soprattutto se il meccanismo avviene ” in casa”, tra aziende della stessa proprietà.

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Infine c’è la scelta nella tempistica dell’uscita del film: il 1° gennaio non è ottobre o maggio – periodi di uscita a cui sono relegati ad esempio la gran parte dei film che arrivano dai festival di Venezia o Cannes. Il primo dell’anno è il cuore delle vacanze natalizie, il momento d’oro della cinematografia che storicamente distribuisce in quei giorni le proposte qualitativamente peggiori. Sono le settimane dei cosiddetti cinepanettoni – finalmente, pare, in crisi – dei grandi cartoons internazionali e delle pellicole buoniste, perfettamente in linea con il più classico spirito natalizio.

Il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha affermato che “il successo di #QuoVado fa bene a tutto il cinema italiano e avvia alla grande un 2016 di ritorno nelle sale.”
Fermo restando il talento di Zalone e la capacità degli autori di costruire un film gradevole e spassoso, forse la cultura italiana e i talenti del nostro cinema avrebbero bisogno anche di altro.

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