Lavitola resta in carcere, la procura di Roma ha dato parere negativo sui domiciliari. Oltre 5 ore di interrogatorio: “attentato per fargli alzare livello scorta”. Sotto esame le chat sul presunto progetto politico del conduttore di Report. Il caso divide governo e opposizioni.
La Redazione
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso “di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci” così come ipotizzato dalla procura di Roma. “Ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta“, ha spiegato l’avvocato Sergio Cola, difensore di Lavitola.
La Procura di Roma, intanto, ha dato parere negativo in merito alla richiesta di domiciliari avanzata al gip dal difensore di Lavitola al termine dell’interrogatorio di garanzia. E ora le indagini sono concentrate sulle chat.
Il legale di Ranucci: “Delirante teatro della follia”
Una versione che “lascia sgomenti” e che “conferma il delirante teatro della follia” è il secco commento del legale del giornalista, Roberto De Vita che ricorda come Ranucci abbia già la scorta ininterrottamente dal 2021 e come la sua popolarità sia già da tempo “elevatissima”. Quindi, è la sua conclusione, “se il movente è quello, si colloca tra l’inutile e il rassicurante. Ovviamente – chiosa – un conto è la confessione, altro la valutazione della credibilità” di Lavitola.
La tesi dell’accusa è quella di un attentato finto creato per accrescere la popolarità di Ranucci, in vista di una eventuale candidatura a guida della coalizione di centro sinistra.

Il caso divide la politica
L’affaire Ranucci infiamma anche la politica. Il terreno di scontro è rappresentato dal futuro professionale del conduttore di Report. A chiedere un passo indietro dalla conduzione è il vicepremier leghista Matteo Salvini: “Prenda una pausa”. Le opposizioni però accusano il governo di voler controllare il programma televisivo di inchieste più seguito nell’anno delle elezioni e corrono a difendere il giornalista: “Basta fango, gli atti dell’inchiesta confermano – dice Angelo Bonelli di Avs – che Ranucci è solo vittima dell’attentato”.
