Dopo le proteste contro Israele, il governo ha sospeso il memorandum sulla difesa con Israele. Per le opposizioni, la scelta del governo è giusta ma tardiva. Schlein e Conte: “Bisognava aspettare il massacro di 72mila palestinesi?”.

Di Marta Foresi

Il governo ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare e di difesa con Israele. Si tratta di una svolta inattesa, dopo il lungo e deciso sostegno al governo dell’estrema destra di Netanyahu. Poche ore prima del duro attacco di Donald Trump, Giorgia Meloni ha ufficializzato la presa di distanze politica dall’altro alleato protagonista della guerra in Iran, Benjamin Netanyahu. Una scelta presa “in considerazione della situazione attuale, perché quando ci sono cose che non condividiamo noi agiamo di conseguenza”. La svolta “non danneggerà la nostra sicurezza”, è stato il commento del Ministero degli esteri israeliano, secondo cui quel memorandum “non ha mai avuto un contenuto concreto”. L’accordo è stato siglato nel 2003 (governo Berlusconi), è entrato in vigore nel 2016 (governo Renzi) e cinque anni dopo (governo Draghi) è stato esteso per lo stesso periodo.

Per le opposizioni italiane, che da mesi la evocavano, la scelta del governo è giusta ma tardiva. “Ci voleva così tanto?”, ha attaccato dal Pd Elly Schlein, che ora chiede “coerenza” a Meloni: “Smetta di fare ostruzionismo sulla sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele” e “servono atti concreti per fermare i bombardamenti indiscriminati”. “Dopo la batosta presa dagli elettori, Meloni è costretta a fare marcia indietro”, è stato l’affondo del leader M5s Giuseppe Conte, secondo cui “il governo è “in colpevole ritardo ma lo stop è una buona notizia” e comunque deve “spiegare a cosa prelude”. Anche secondo Riccardo Magi di Più Europa la mossa è dettata da “convenienza elettorale”, mentre Avs rivendica la “vittoria del popolo italiano”. Per Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli ora bisogna “interrompere la cooperazione militare e riconoscere lo Stato di Palestina”.