La repressione e gli oltre 10 mila arresti non fermano le proteste contro l’invasione russa dell’Ucraina. Si schierano alcune star e per la prima volta anche due oligarchi, mentre si aggrava la stretta contro i media: 15 anni di carcere per chi parla di “invasione”.

Per Vladimir Putin, la guerra in Ucraina doveva essere l’arma nazionalista per arginare la crisi di consenso sempre più forte nel Paese. I piani dell’ultimo zar di Russia, tuttavia, non procedono affatto come previsto.
Fino ad oggi, almeno 10 mila manifestanti sono stati arrestati dalla polizia solo per aver contestato in piazza, pacificamente, l’invasione dell’Ucraina: troppo, per il regime. Il pretesto degli arresti sono state le misure anti-Covid, ma le immagini, postate sui social, hanno fatto il giro del mondo, indignando (quasi) chiunque, anche i leader sovranisti europei che hanno sempre sostenuto il dittatore russo.

Una donna arrestata durante una manifestazione a San Pietroburgo – Foto © Twitter @OvdInfo

Il ritorno in piazza

Secondo l’analista Anna Zafesova, «l’imperialismo di Putin scontenta il popolo, in otto anni sono aumentate le spese militari e i salari sono rimasti fermi». Pochi si illudono sulla possibilità dell’opinione pubblica di influenzare il regime. Ma ciò che sta accadendo può risvegliare il movimento dell’opposizione, effetto contrario a quello voluto dal regime.
Sulla guerra e su Putin, il popolo russo è spaccato ma il dissenso avanza nel Paese e conquista alcune star, molto influenti e ascoltate, soprattutto tra le nuove generazioni. Come Danila Kozlovsky, uno degli attori più noti e amati della Russia, che ha dichiarato: «A tutto questo non esiste alcuna giustificazione». E per la prima volta due oligarchi hanno chiesto a Putin di fermare il conflitto: non era mai successo.

Per tentare di fermare la protesta, il governo russo ha disposto l’arresto fino a 15 anni per chi pubblica notizie “false”, ovvero quelle sgradite al regime: è vietato, ad esempio, parlare di invasione. Così, la Rai, il Tg5, la Bbc e le tv di stato tedesce e canadesi hanno fatto rientrare da Mosca inviati e corrispondenti.

Su tutte le voci libere, ancora una volta, in Russia si abbatte la censura: il caso più clamoroso in queste ore è la sospensione del programma televisivo del comico Ivan Urgant, diventato famoso in Italia per Ciao 2020 e Ciao 2021, ovvero speciali di Capodanno che imitavano un evento musicale italiano anni Ottanta. La tv di stato russa avrebbe deciso di punire il conduttore per aver pubblicato su Instagram un’immagine totalmente nera accompagnata da una didascalia con la scritta «Paura e dolore. No alla guerra».

Il comico russo Ivan Urgant

Gli arresti dei manifestanti