Nelle prime ore di mercoledì c’è stato un nuovo attacco di un drone, questa volta alla nave britannica Alma. Non ci sono stati feriti, solo danni come nel caso nell’attacco precedente all’imbarcazione Family Boat. Gli attivisti hanno confermato la partenza per Gaza alle 16.

Di Marta Foresi

La Global Sumud Flotilla (Gsf) ha denunciato mercoledì un nuovo attacco in acque tunisine, al largo di Sidi Bou Said, a meno di 24 ore da quello subito da un’altra imbarcazione della flotta. La Alma, battente bandiera britannica, “è stata attaccata da un drone” ed è rimasta danneggiata per un incendio scoppiato sul ponte superiore”, hanno denunciato gli attivisti sui social media. Come nel caso della Family Boat martedì, che aveva a bordo anche Greta Thunberg, l’equipaggio ha testimoniato l’utilizzo di un drone: nelle immagini si vede un attivista impegnato sul ponte di prua che viene quasi investito da un tracciante caduto dall’alto e dalla successiva esplosione.
“L’incendio è stato spento e tutti i passeggeri e l’equipaggio sono al sicuro“, ha assicurato la Gsf. A Tunisi gli attivisti hanno poi incontrato i media e hanno confermato l’ora della partenza per Gaza, fissata per le 16 ore locali (le 17 in Italia).

Immagini dell’attacco – da Instagram Global Sumud Flotilla

La delegazione italiana

La delegazione di parlamentari italiani, pronti a partire per Gaza con la Flotilla (Arturo Scotto, Annalisa Corrado e il consigliere regionale Paolo Romano del Pd, Benedetta Scuderi di Avs e Marco Croatti dei 5s), ha confermato che la partenza sarà l’11 settembre. “Non facciamo passi indietro”, hanno detto.

“Solidarietà a Global Sumud Flotilla: l’Unione europea e i governi tutelino la missione umanitaria”, ha scritto sui social la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein. “Siamo al paradosso – ha dichiarato il leader dei 5S Giuseppe Conte – cittadini impegnati per un progetto umanitario contro il genocidio a Gaza trattati come terroristi e il Governo criminale di Netanyahu trattato da alleato con tutti gli onori senza nessuna misura concreta, che sia il totale embargo delle armi o sanzioni finanziarie. Meloni ci ha messo dalla parte sbagliata della storia”.
Il ministro degli esteri Antonio Tajani ha risposto: “E’ un’operazione a rischio. Non possiamo fare nulla se non garantire, se e quando arriveranno in territorio israeliano, tutto il sostegno consolare agli italiani. Chiamerò il ministro Sa’ar”.

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