Dopo tre giorni di attacchi nel sud della Siria, mercoledì Israele ha colpito anche il ministero della Difesa a Damasco e un edificio vicino al palazzo presidenziale. I morti sono almeno 300. Gli Usa: «Siamo molto preoccupati».

La Redazione

La nuova guerra di Israele contro la Siria, iniziata lunedì con i bombardamenti nel sud del Paese, è giustificata ufficialmente con la volontà di “proteggere la comunità drusa”, coinvolta in scontri violenti con gruppi jihadisti e forze di sicurezza siriane, con cui il governo israeliano ha stretti rapporti. Mercoledì Israele ha colpito anche il ministero della Difesa nella capitale Damasco e un edificio vicino al palazzo presidenziale.

Il bilancio delle vittime causate dagli scontri tra le tribu’ beduine e i combattenti drusi nell’area di Suwayda, nel sud della Siria, a cui si sono aggiunti oggi gli attacchi delle Forze di difesa israeliane (Idf), è salito ad oltre 350 morti. L’Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), organizzazione non governativa con sede a Londra ma dotata di una rete di attivisti sul terreno, ha precisato che sono stati uccisi 69 combattenti drusi e 40 civili, di cui 27 vittime di «esecuzioni sommarie da parte di membri dei ministeri della Difesa e dell’Interno». Inoltre, sono morti anche 165 membri delle forze governative, 18 combattenti beduini e 10 membri della sicurezza siriana in seguito a raid israeliani. Nell’attacco su Damasco si registrano almeno un morto e 18 feriti. Israele ha dichiarato: «Continueremo a colpire le forze siriane fino al loro ritiro».

Gli attacchi in diretta Tv

Le reazioni di Usa e Ue

Ha espresso preoccupazione l’intera comunità internazionale. L’Ue si è detta allarmata dai continui scontri a Sweida, che hanno causato numerose vittime, e il segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto che Washington è “molto preoccupata per gli attacchi di Israele in Siria”. “Stiamo parlando con tutte le parti interessate da tutte le parti. Vogliamo che i combattimenti finiscano”, ha dichiarato Rubio.