Nel 2020, persi quasi mezzo milione di posti di lavoro, 101.000 solo a dicembre. Precari, giovani e autonomi sono i più colpiti. La disoccupazione giovanile vola al 29,7%.

Il calo dell’occupazione in Italia è di 101.000 unità solo nel mese di dicembre (-0,4% rispetto a novembre) con un tasso di disoccupazione che sale al 9,0% (+0,2 punti), mentre il tasso di occupazione scende al 58,0%. In un anno, la pandemia ha bruciato 440 mila posti di lavoro. Una bomba sociale soprattutto per le donne, i precari e i lavoratori autonomi, mentre allarma il dato dei giovani: il 29% è senza contratto.

La diminuzione coinvolge uomini e donne, dipendenti (235.000) e autonomi (209.000) e tutte le classi d’età, ad eccezione degli over50, in aumento di 197.000 unità. A dicembre, il numero di inattivi cresce (+0,3%, pari a +42mila unità) tra donne, 15-24enni e 35-49enni, mentre diminuisce tra gli uomini e le restanti classi di età. Il tasso di inattività sale al 36,1% (+0,1 punti).

Per l’Unione Nazionale Consumatori, i dati Istat evidenziano “una carneficina. Nonostante il blocco dei licenziamenti, uno tsunami si è abbattuto sui lavoratori italiani. Se il Governo dovesse avere la malaugurata idea di non prolungare la cassa Covid e di togliere il blocco legislativo ai licenziamenti sarebbe una tragedia”, avverte il presidente Massimiliano Dona chiedendo la proroga delle due misure “fino a che non sarà finita l’emergenza sanitaria”. Gli occupati sono precipitati da 23,265 milioni di febbraio a 22,839 milioni di dicembre.