Le perdite umane ed economiche sempre più ingenti, le dimissioni (e la fuga) di Anatolj Chubais, il pantano delle operazioni militari: mentre gli ucraini riconquistano Irbin e Makariv, per Putin la guerra è sempre più in salita.

Se nei piani di Putin, l’invasione dell’Ucraina doveva essere una guerra lampo da chiudere in pochi giorni, il ditattore russo ha già perso da settimane. Il conflitto è ormai al 33esimo giorno e gli ucraini continuanano a resistere. L’armata russa è davvero nel pantano? Questa è la domanda che gli analisti si pongono in queste ore e, a giudicare dalle ultime notizie dal fronte, sembrerebbe propro così.

L’ultima notizia sui successi della resistenza ucraina è arrivata questa mattina dalla cittadina alle porte di Kiev, con la dichiarazione su Telegram del sindaco Alexander Markushin: «La nostra Irpin è stata liberata dal male di Mosca! Gloria all’Ucraina». Pochi giorni fa, anche Makariv è stata sottratta ai russi. Intanto la difesa continua a reggere ad Odessa e a Kiev, dove le forze di Putin arretrano sempre più: una settimana fa erano quasi arrivati nel centro della capitale ed oggi sarebbero ad almeno 15 chilometri.

Secondo Zelensky, i russi sono in totale difficoltà, con scorte sufficienti al massimo per pochi giorni e perdite massicce. Il dato dei soldati russi è infatti drammatico: sarebbero 15mila, tra morti e feriti in battaglia, per lo più giovanissimi. I soldati catturati dagli ucraini hanno denunciato di essere stati ingannati, poiché non informati della guerra. Uno di loro ha raccontato: «Fino all’ultimo ci dicevano che era solo un’esercitazione sul territorio russo, Putin ci ha ingannati».

Le perdite e i costi sempre più alti della guerra hanno spinto il dittatore russo ad arruolare truppe di mercenari che arrivano dalla Siria pagati per combattere per Mosca: sarebbero almeno 16mila, a cui si aggiungono i violentissimi miliziani ceceni fedeli all’integralismo islamico. Come Ramzan Kadyrov, capo della Repubblica caucasica accusato di omicidi, persecuzioni e torture nel suo feudo, che alla resistenza ucraina ha detto: «Arrendetevi o per voi è finita».

L’uso delle bombe al fosforo, che la Russia avrebbbe già utilizzato in Ucraina e la minaccia delle armi biologiche e nucleari, dimostrano le difficoltà crescenti della Russia nell’uso delle armi convenzionali.

Mentre le sanzioni dell’Occidente colpiscono (ma non piegano, per ora) l’economia russa, si riduce il cerchio magico intorno a Putin: pochi giorni faAnatolj Chubais, inviato speciale per il clima all’Onu, si è dimesso ed è fuggito a Istanbul. Era considerato uno degli uomini più vicini al dittatore russo. Un vero terremoto politico che rende sempre meno improbabile l’ipotesi di un colpo di stato interno che sostituisca il sanguinario leader russo, come conferma l’attivista dei diritti umani Vladimir Osechkin da un whistleblower. Ad oggi, per molti, l’unica speranza che possa portare ad un reale accordo di pace.

 


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 16 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..