Anche 10 deputati repubblicani hanno votato a favore. Il presidente ha condannato i fatti del 6 gennaio: “Chi fa queste cose non è un mio sostenitore”. Ora il voto passa al Senato.

La speaker della Camera Usa Nancy Pelosi non usa mezzi termini nel suo discorso: “Sappiamo che il presidente degli Stati Uniti ha incitato l’insurrezione, una ribellione armata. Deve andarsene”. Ieri, con una procedura lampo di un solo giorno, la Camera Usa ha approvato la mozione di impeachment contro Donald Trump per incitamento all’insurrezione per aver incoraggiato i suoi fan ad assaltare il Congresso lo scorso 6 gennaio, cercando di impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden. Oltre a tutti i democratici, anche 10 repubblicani si sono espressi a favore. Ora il voto passa al Senato dove il leader repubblicano Mitch McConnell ha fatto sapere che non ci saranno sessioni prima del 19 gennaio. L’impeachment non sarà dunque votato prima della fine del mandato di Trump, il 20 gennaio, ma il voto ha comunque un forte significato simbolico. Il presidente ha risposto prendendo le distanze dai fatti del 6 gennaio: “Chi fa queste cose non è un mio sostenitore”, ha detto Trump.

L’assalto al Campidoglio: cosa è successo il 6 gennaio

Centinaia di sostenitori del presidente uscente si sono riversati mercoledì 6 gennaio a Washington e hanno preso d’assalto il Campidoglio, nelle stesse ore in cui il Congresso degli Stati Uniti stava ratificando la vittoria di Joe Biden. I rivoltosi erano armati e l’attacco era stato incoraggiato da Trump, che prima li ha incitati e poi ha cercato invano di fermarli. Nel suo comizio fuori dalla Casa Bianca, il presidente uscente ha continuato a lanciare accuse di frodi elettorali, non supportate però da prove. Dietro il tentativo di colpo di mano, organizzato per negare una legittima vittoria elettorale, c’è l’estrema destra americana con i suoi cospirazionisti e i suprematisti bianchi, braccio armato e violento del trumpismo. Il bilancio finale dell’assalto è stato di cinque morti. Si è trattato di un atto senza precedenti che ha scosso alle fondamenta la democrazia americana.

Dopo i fatti del 6 gennaio, Facebook ha bloccato il profilo di Trump fino alla fine del mandato e Twitter ha chiuso definitivamente l’account.

Le accuse alla polizia

Negli Stati Uniti è molto acceso il dibattito sulle responsabilità dei poliziotti su quanto accaduto. Alcuni video mostrano come gli agenti abbiano lasciato passare i manifestanti. I poliziotti erano pochi, solo 350, nonostante il corteo fosse previsto da tempo, e piuttosto remissivi davanti all’aggressività dei rivoltosi. Alcuni di loro hanno perfino scattato dei selfie con gli agenti e solo in 13 sono stati arrestati, mentre in molti hanno ricordato che quest’estate, durante le proteste di Black Lives Matter, la polizia arrestava centinaia di persone ad ogni manifestazione. Nella giornata di giovedì, intanto, è iniziato il lavoro di identificazione dei rivoltosi da parte dell’intelligence americana.