Da Hong Kong a Pechino, da Shanghai a Whuan – la città da cui è partito tutto – la vita ormai scorre come un anno fa. Le strade sono piene di cittadini in larga parte senza mascherina e i locali, i ristoranti e le attività commerciali lavorano a pieno regime. Mentre l’Europa e gli Stati Uniti fanno i conti una pandemia che sembra sfuggire di mano, Paesi come l’Australia, la Corea del Sud, il Giappone ma soprattutto la Cina sono riusciti a bloccare la diffusione del virus.

Oggi nella Terra del Dragone, i nuovi casi sono solo poche unità e il Covid19 di fatto sconfitto. Come è stato possibile? “La rapidità della risposta della Cina è stata il fattore cruciale” afferma Gregory Poland, direttore del Vaccine Research Group della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota. Poi ci sono le abitudini sociali, come ad esempio il fatto che in Cina gli anziani tendono maggiormente a vivere con i loro figli o da soli e solo il 3% della popolazione anziana cinese vive in case di cura, strutture che si sono dimostrate ad alto rischio in diversi Paesi occidentali.

Hong Kong. Foto: Tony Mucci

La risposta cinese al Covid19 però è stata soprattutto il rigidissimo controllo governativo che ha introdotto una serie di misure rigorose come il tracciamento dei contagi, l’immediato isolamento dei sospetti positivi grazie ad un sistema sanitario statale solido e lockdown totali imposti in ogni cluster. Il prezzo il Paese lo paga in termini di libertà e diritti civili: tutti abbiamo visto le immagini dei sospetti positivi ammanettati all’ingresso delle loro abitazioni, o gli arresti di blogger e giornalisti colpevoli di aver diffuso quelle immagini. In Cina non c’è spazio per negazionisti e minimizzatori e vige il divieto assoluto di diffusione di informazioni false sul virus. Ma il Paese oggi è fuori dalla pandemia e le immagini che vi proponiamo raccontano come è finita là dove è tutto è iniziato.

Foto: Ewan Yap, Alex Knight, Eric Park, Hayley Lyla, Franciz, Wee Ping Khoo, Justin Peralta, Andreas Kind, Serj Sakharovskiy, Christie Kim, Nuno Alberto © Unsplash.