I morti nelle strade sono oltre 12mila, almeno 10mila le persone arrestate. Il regime ha spento internet. Trump promette l’intervento: “Continuate a protestare, l’aiuto è vicino”. Teheran: “Se attaccati, colpiremo le basi Usa e Israele”.

La Redazione

Da domenica 28 dicembre, le manifestazioni contro il caro vita e la crisi economica si sono trasformate in una vera e propria rivolta contro il regime, la più imponente dal 2022, quando il movimento “Donna, vita, libertà” coinvolse centinaia di migliaia di persone per mesi, dopo la morte di Mahsa Jina Amini.
La ong statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA) parla di un bilancio delle vittime di almeno 12 mila manifestanti uccisi. Il numero di persone arrestate dalle autorità dello Stato avrebbe superato le 10 mila unità.

Il presidente americano Donald Trump starebbe valutando un attacco, ma domenica ha dichiarato che i vertici iraniani hanno preso contatto per negoziare, in seguito alle sue minacce di un’operazione militare. La risposta di Teheran al rischio di essere attaccati non si è fatta attendere: “In caso di attacco all’Iran, sia il territorio occupato da Israele sia tutti i centri militari, le basi e le navi americane nella regione saranno i nostri obiettivi legittimi“.

Le proteste in Iran

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è detto “scioccato” dalle segnalazioni di violenza e uso eccessivo della forza da parte delle autorità della Repubblica Islamica dell’Iran. “Tutti gli iraniani devono poter esprimere le proprie lamentele pacificamente e senza timore. I diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica, sanciti dal diritto internazionale, devono essere pienamente rispettati e tutelati”, ha dichiarato.

I motivi della rivolta

A innescare la scintilla delle proteste in Iran è stato il malessere economico di un Paese martoriato da anni di cattiva gestione governativa, una corruzione endemica e il perdurare delle sanzioni internazionali. Secondo Le monde, “negli ultimi 9 mesi il prezzo del formaggio è aumentato del 140%, quello del pane sangak – una varietà locale – del 250%, mentre il prezzo del latte è aumentato del 50% in soli due mesi e quello della carne macinata del 20% in un mese”.