Usa e Unione Europea hanno trovato l’accordo sui dazi al 15%. L’UE si è impegnata anche ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia USA e a investire 600 miliardi nel Paese. L’accordo spacca l’Europa. Per il governo Meloni è un «successo», ma la Francia lo boccia: «Sottomessi a Trump, subito le contromisure».

La Redazione

Domenica il Presidente USA Donald Trump e la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen hanno siglato un accordo commerciale nel resort di Turnberry, in Scozia, che pone un dazio unificato del 15% sulle merci europee verso gli Stati Uniti, anche su auto e componenti auto, prodotti farmaceutici e semiconduttori. Su acciaio, alluminio e rame i dazi restano invariati: l’Ue continuerà a pagare il 50%. Al contempo, l’UE si è impegnata ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia USA e a investire 600 miliardi nel Paese negli anni a venire.

L’accordo spacca in due l’Europa. Se da una parte la premier Meloni lo considera «un successo che ferma l’escalation commerciale tra Europa e Stati Uniti», dure e negative sono state invece le reazioni di Francia e Germania: il premier francese François Bayrou ha lamentato «un giorno buio» per l’Europa che «decide di sottomettersi», mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto insoddisfatto e che «l’economia tedesca subirà un danno considerevole a causa di queste tariffe». La Francia chiede anche contromisure come forma di ritorsione. Anche l’alleato di Meloni, il leader di estrema destra ungherese Viktor Orban, ha stroncato l’accordo: «Trump si è mangiato von der Leyen a colazione», ha detto.

Le reazioni in Italia

«Il governo italiano accoglie positivamente la notizia del raggiungimento dell’accordo» sui dazi che evita di «cadere nella trappola di chi ci chiedeva di alimentare uno scontro fra le due sponde dell’Atlantico». La premier Giorgia Meloni e i due vice Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno espresso dunque un giudizio positivo, ma con la riserva di valutare i dettagli dell’accordo.

Scatenate invece sono state tutte le opposizioni che hanno parlato di «una resa senza condizioni».
«Dazi al 15% senza alcuna reciprocità, impegni onerosissimi con gli Usa per gli acquisti di energia e armi e per gli investimenti, termini da definire su farmaceutica e semiconduttori. Tutto questo dopo aver ceduto sulla Global minimum tax e le spese militari. L’accordo con Trump sui dazi — dice il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani — è un’intesa capestro, una resa senza condizioni dell’Europa, frutto delle divisioni tra gli Stati della Ue, con il governo Meloni in prima fila a spingere per la linea morbida. Con Trump, una strategia suicida».

Per Giuseppe Conte del M5S: «Meloni e von der Leyen hanno scontato sin dal principio un atteggiamento di ossequiosa sudditanza che ha via via ridotto il margine di negoziazione. E così, l’Italia e l’Europa si ritrovano con un pugno di mosche in mano, dopo aver concesso a Trump un aumento delle spese militari».

Per Nicola Fratoianni di Avs, l’accordo con gli Usa prefigura un disastro sociale ed ambientale. Carlo Calenda di Azione è ancora più duro: «Quello presentato da Trump non è un accordo ma una capitolazione dell’Europa», ha scritto su X. «Stasera mi vergogno di essere europeo. La von der Leyen ha fatto la figura della scolaretta e dovrebbe essere mandata via seduta stante».

Cna: «dazi 15% molti pesanti»

Dario Costantini, presidente della Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa che associa 620.000 imprenditori, ha espresso forte preoccupazione sui dazi al 15%: «Si scrive 15 ma si legge 30% ed è una tassa ingiusta e sproporzionata che penalizza il Made in Italy, ma avrà riflessi negativi anche sull’economia americana. Sono necessari sostegni e compensazioni e ci attendiamo a breve la riattivazione del tavolo sull’export a Palazzo Chigi per un confronto su strumenti e criteri per mettere a disposizione del sistema delle imprese i 25 miliardi assicurati dal governo».

Foto copertina credits © Ursula von der Leyen, via X