Le urne si sono chiuse alle 15 di lunedì con la nettissima vittoria del No. Boom dell’affluenza, trainato dalla Generazione Z: ha votato quasi il 60%. Il dato più alto in Emilia Romagna e Toscana. I dati peggiori in Sicilia e Calabria, che hanno comunque premiato il No con oltre il 60%. Alta affluenza e trionfo del No in tutti i capoluoghi di provincia.

La Redazione

Il dato molto alto dell’affluenza è stato il primo risultato del referendum: l’affluenza al voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia è stata quasi del 60%. La percentuale dei votanti ha superato quella di ogni altro referendum con urne aperte due giorni. Il governo è stato bocciato dal 54% degli elettori.

Nei sondaggi pre-elettorali, l’alta affluenza era associata ad un vantaggio dei “Sì”, ma così non è stato. Sul podio delle regioni con più partecipazione alle urne ci sono state l’Emilia Romagna e la Toscana e anche tutte le grandi città come Firenze, Bologna, Roma, Torino, Milano, Bari, Palermo: ovunque, il No ha raccolto oltre il 60% dei consensi. Record a Napoli con il No al 75%. Fanalino di coda nella partecipazione sono state la Sicilia e la Calabria, dove ha comunque vinto il No con il 60% nonostante siano regioni considerate vicine al centrodestra. La vittoria del No e la grande partecipazione è stata favorita dal voto dei più giovani e in particolare della Generazione Z: tra gli under 35, il No ha superato il 61%, con un’affluenza di oltre il 67%, mentre il Sì ha vinto (di poco) solo nella fascia d’età tra i 55 e 65 anni.

Cosa prevedeva la Riforma

La riforma – bocciata dagli italiani – avrebbe modificato l’ordinamento giurisdizionale italiano per separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, istituendo due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per giudicanti e uno per requirenti) e una nuova Alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati), che accentra la competenza disciplinare oggi in capo al Csm

Come sarebbero cambiati gli articoli della Costituzione?

Articolo 87: Il Presidente della Repubblica presiede due Csm. La Carta oggi prevede un solo Consiglio superiore della magistratura: la proposta di riforma aggiunge che il Capo dello Stato presiede il Csm giudicante e il Csm requirente, i due nuovi organi che sostituiranno l’attuale Csm unico. In sostanza si sancisce la separazione delle carriere anche al vertice dell’autogoverno delle toghe.

Articolo 102: La separazione delle carriere entra in Costituzione. Il primo comma viene integrato con un passaggio in cui si stabilisce che le norme sull’ordinamento giudiziario devono disciplinare le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti. In questo modo la divisione delle carriere non sarà solo una scelta legislativa ma diventa un principio costituzionale.

Articolo 104: Con la modifica cambia il sistema di selezione per il Csm. I componenti dei due Consigli – uno per i giudici, l’altro per i pm – non vengono più eletti, ma estratti a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento e dalle magistrature.

Articolo 105: La riforma interviene anche sull’articolo 105 con la nascita dell’Alta Corte Disciplinare. Una struttura composta da 15 membri in parte laici e in parte magistrati, selezionati tramite nomina e sorteggio. In Csm per la competenza disciplinare.

Articolo 106: Viene ampliato il terzo comma: in tema di accesso alla Cassazione oltre a professori e avvocati, potranno essere chiamati anche magistrati requirenti con almeno 15 anni di servizio.

Articolo 107: La modifica riguarda la inamovibilità legata al rispettivo Csm. Le decisioni su trasferimenti o sospensioni spettano al rispettivo Consiglio superiore, cioè quello della carriera di appartenenza.

Articolo 110: In questo caso la modifica è di tipo terminologico. Il Guardasigilli dovrà rapportarsi con “ciascun” Consiglio superiore.

Le posizioni dei partiti

La maggioranza di Centrodestra si è schierata compatta per il Sì. Nell’opposizione, invece, ci sono state posizioni diverse. Azione ha votato Sì, Italia Viva ha lasciato libertà di voto mentre Pd, M5s e Avs si sono espresso in modo compatto per il No. Così come l’Associazione nazionale magistrati (Anm): “Mi oppongo alla riforma costituzionale nell’interesse della cittadinanza”, ha affermato il presidente Cesare Parodi.

Le 10 ragioni di contrari

Queste sono le dieci principali motivazioni dei contrari alla Riforma.
1 | Non accelera i processi;
2 | Non migliora la giustizia: non influirà sul tema della certezza della pena;
3 | La separazione delle carriere esiste già e riguarda solo lo 0,4% dei giudici: nel 2024 sono stati 42 su quasi 9.000 magistrati;
4 | Cambieranno 7 articoli della Costituzione, ma bastava la legge ordinaria;
5 | Indebolisce l’indipendenza dei magistrati;
6 | Rende i pm più controllabili dal potere politico;
7 | Divide il CSM in 3 organi: ci saranno 2 CSM (uno per i giudici e uno per i pm) e un’Alta Corte disciplinare;
8 | I 3 nuovi organi costeranno 114 milioni di euro in più l’anno;
9 | Introduce il sorteggio tra i rappresentanti dei magistrati privandoli del diritto di voto;
10 | Rompe gli equilibri tra i poteri dello Stato.