Un documento sottoscritto da 350 docenti e ricercatori dell’Università di Verona e di altre città d’Italia rileva la mancanza di scientificità nelle posizioni sostenute dagli organizzatori del discusso Congresso delle famiglie che si svolge in Gran Guardia, fino a domenica 31 marzo. 160 firme iniziali, diventate in queste ore 350, contro le “mistificazioni” del Congresso: nel documento si contesta l’appuntamento, definito “espressione di un gruppo organizzato di soggetti che propongono convinzioni etiche e religiose come fossero dati scientifici”.

Tra le posizioni più contestate ci sono l’aborto visto come omicidio e la negazione della parità uomo-donna: “il lavoro fuori casa della donna è causa del calo demigrafico” è uno dei punti più criticati. C’è poi il tema dell’omofobia: i relatori sono apertamente ostili ai diritti lgbtq e c’è perfino chi sostiene leggi per punire i gay con la pena di morte, come Lucy Akello. Tra le presenze più discusse c’è lei, la parlamentare ugandese che avrebbe appoggiato una legge per opprimere e uccidere gli omosessuali.  (Scopri qui chi sono i relatori del congresso)

Non solo il mondo accademico si schiera contro il Medioevo in scena in queste ore a Verona. L’altra Italia, laica e femminista, attiva le piazze, quelle virtuali e quelle reali. In 141 mila hanno firmato sulla rete All Out per chiedere alle Istituzioni di ritirare tutti i patrocini al Congresso mondiale delle famiglie: il contestato logo del patrocinio del Consiglio dei ministri è stato rimosso solo negli ultimi giorni, ma restano gli altri, quello del ministero della Famiglia e quello delle regioni leghiste Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Intanto, decine di pullamn e treni sono arrivate in città per il corteo organizzato da Non una di meno: in 100mila hanno sfilato oggi, partendo alle 14.30 da Piazza XXV Aprile, stazione Verona Porta Nuova. Alle 09.30 invece, l’appuntamento è stato all’Accademia dell’Agricoltura, Scienza e Lettere, per l’incontro “Italia laica, Verona Libera”: hanno aderito tante associazioni, collettivi e realtà, dall’Uaar a tutti i gruppi lgbtq. Amnesty International ha definito il meeting un “evento ostile ai diritti umani”.