Dopo il caso Ceuta e gli attacchi a Sanchez, nella riunione dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi dell’Unione Europea, tutti hanno espresso apprezzamento e solidarietà al governo spagnolo. Nessuna nuova misura è stata decisa sulla lotta all’immigrazione irregolare.

Di Mauro Orrico

La Spagna, guidata dal socialista Pedro Sanchez, per giorni è stata attaccata da molti governi di destra e centrodestra europei per le sue politiche migratorie considerate meno rigide rispetto alla media europea. Eppure, tutti i ministri dell’Interno dei 27 paesi dell’Unione Europea – che martedì si sono riuniti per fare un punto sulla situazione nell’exclave spagnola di Ceuta – in un comunicato diffuso alla fine dell’incontro hanno espresso solidarietà alla Spagna e apprezzamento per la gestione della crisi e non hanno menzionato alcuna nuova misura di contrasto all’immigrazione, come invece ci si aspettava. E anche l’Italia di Meloni ha alleggerito i toni con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che ha detto che “nonostante le recenti uscite polemiche, va comunque espressa piena solidarietà alla Spagna”, e che “l’Italia ha già detto di essere pronta a offrire il proprio supporto”.

La crisi di Ceuta – da cui sono già stati rimpatriati quasi tutti i 70 mila migranti arrivati dal Marocco – non è stata una conseguenza diretta delle politiche migratorie spagnole, ma ha fornito ai governi conservatori l’occasione per attaccare il primo ministro Pedro Sanchez. La riunione di martedì era stata richiesta sabato da Italia e Danimarca, ma il giorno della riunione non c’è stato bisogno di mettere in piedi alcun piano, poiché la crisi era già ampiamente rientrata.

Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha definito l’incontro “completamente costruttivo”, sottolineando come la Spagna stia affrontando una crisi umanitaria senza precedenti che ha già visto il ritorno in Marocco di circa 70.000 delle 72.000 persone entrate nella città autonoma la scorsa settimana. Il commissario europeo Magnus Brunner ha confermato che l’integrità dello spazio Schengen è stata preservata grazie alla stretta cooperazione tra Spagna, Marocco e Commissione europea.

I centri per rimpatri: la proposta italiana

La proposta del governo Meloni di “esportare il modello Albania” con centri per migranti in Paesi terzi al di fuori dell’Ue, per il momento è sospesa e in fase di valutazione, così come altre misure di lotta all’immigrazione irregolare. I governi contrari, Francia e Spagna soprattutto, ritengono che i centri nei Paesi terzi siano soluzioni difficili da gestire nella pratica, oltre che estremamente costose ed inefficaci rispetto ai volumi reali dei flussi migratori.