Era il 15 gennaio del 1993 quando è stato arrestato. Lo abbiamo visto in faccia, per la prima volta, dopo 24 anni di latitanza. Totò Riina è morto alle 3.37 della notte a Parma, dove era detenuto in regime di 41 bis. Era ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra. Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra cui quella di viale Lazio, quella del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del 1993 a Milano, Roma e Firenze. Sulla sua coscienza pesano oltre 300 morti. Non si è mai pentito e, secondo i magistrati, era ancora in grado di comandare. Il capo dei capi aveva subito due interventi chirurgici negli scorsi giorni dopo l’aggravarsi delle sue condizioni cliniche.

I PROCESSI, LE CONDANNE, I SEGRETI

Fu lui a lanciare Cosa nostra in un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90, dopo che le condanne del Maxi processo divennero definitive. A lui è stata attribuita la strategia di sterminio dei pentiti e dei loro familiari “fino al ventesimo grado di parentela”. E’ stato condannato anche per gli omicidi del tenente colonnello Giuseppe Russo, dei commissari di polizia Giuseppe Montana e Antonino Cassarà, dei politici Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Ma anche quelli di Carlo Alberto dalla Chiesa, del capo della squadra mobile Boris Giuliano. In carcere si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte magistrati come il pm Nino Di Matteo. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, è quello sulla trattativa Stato-mafia, in cui era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato insieme a politici come Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino.
Si porta nella tomba numerosi segreti. Dai vari punti oscuri rimasti sullo sfondo dei suoi efferatissimi delitti al rapporto in chiaroscuro con il boss Bernardo Provenzano. Ex contadino sanguinario e analfabeta, Riina ha costruito un complesso gioco di alleanze e tradimenti. E poi i rapporti con la politica, con l’ex sindaco democristiano di Palermo, Ciancimino, il mistero del bacio con Giulio Andreotti. “A noialtri Berlusconi ci dava 250 milioni ogni sei mesi”, dirà intercettato in carcere nel 2013 mentre parla con Alberto Lorusso, la sua “dama di compagnia”. Ordinò a Cosa nostra di rivendicare gli omicidi utilizzando una sigla fino a quel momento poco nota: Falange Armata. “Ora bisogna pulirsi i piedi” ha detto ai suoi riuniti in un casolare nei pressi di Enna nell’inverno del 1991. Si riferiva ai politici che non hanno mantenuto i patti, da Salvo Lima in poi.

lapresse – totò riina – © Publifoto/LaPresse Anni 90 Palermo, Italia Interni Nella foto: TOTO’ RIINA entra nell’aula bunker del palazzo di Giustizia di Palermo.

NESSUN FUNERALE PUBBLICO. LE REAZIONI DELLA POLITICA

“Ancora non ho informazioni se e quando la salma di Riina sarà trasferita a Corleone. Trattandosi di un pubblico peccatore non si potranno fare funerali pubblici. Ove i familiari lo chiedessero si valuterà di fare una preghiera privata al cimitero”, ha detto monsignor Michele Pennisi. Tra le reazioni politiche, la commissione Antimafia Rosì Bindi ha detto: “Bisogna fare piena luce sullo stragismo”. Per l’Associazione delle vittime di via Georgofili: “È morto il boia”. “La morte di Riina copre con una coltre di silenzio omertoso le malefatte di un’intera classe dirigente collusa con la mafia”, dice Antonio Ingroia. Per Maria Falcone: “Non si è pentito, non posso perdonarlo”. Per Salvatore Borsellino: “Ci sarà chi avrà tirato un sospiro di sollievo, perché Riina porta con sé nella tomba importanti segreti”. Per il presidente del Senato Pietro Grasso: “Adesso bisogna cercare la verità sulla stragi.La sua furia si è abbattuta sui giornalisti, i vertici della magistratura e della politica siciliana, sulle forze dell’ordine, su inermi cittadini, sulle persone che con coraggio, senso dello Stato e determinazione hanno cercato di fermarne il potere”.


Di Lavinia Guerrieri
Classe 1983, è nata a Dresda, ma ha il cuore tra Salerno, dove ha vissuto fino a 22 anni, Berlino e Rotterdam dove spesso si rifugia con il compagno Carlo e il gatto Orfeo. Dopo la laurea in Economia e Commercio presso la Federico 2° di Napoli si è trasferita a Roma dove attualmente è giornalista freelance e fotografa.