Quando ripartiremo? È la domanda che si pongono dal 9 marzo i lavoratori della cultura in Italia. Musei, club, cinema, teatri, associazioni e tutto l’indotto: 830 mila sono le persone occupate nel settore secondo gli ultimi dati Eurostat. Un numero che sale a 5 milioni considerando il turismo e le attività collaterali che gravitano intorno a un’industria che genera lavoro, profitti, Pil, benessere, crescita civile e qualità della vita. La metà dei lavoratori della cultura sono freelance: autonomi, partite iva o figure indipendenti e, dunque, precarie. Tutti invisibili e in buona parte dimenticati dai primi decreti governativi. “Ne usciremo migliori”: quante volte, in questi giorni, lo abbiamo ascoltato. Oltre la retorica, tuttavia, la realtà è ben diversa: il quadro attuale è drammatico e il futuro, nella migliore delle ipotesi, è incerto. L’industria culturale sarà l’ultima a ripartire e per alcuni, ricominciare sarà insostenibile. Attualmente, tutto è fermo: club, locali, teatri, musei, associazioni, biblioteche. Cosa accadrà domani, nelle settimane e nei mesi che verranno?
Servono tempi certi, nuove strategie di rilancio e un sostegno economico forte al settore e ai lavoratori.

Musei e mostre dal 18 maggio
Sulle riaperture, ad oggi ci sono molte ipotesi e poche certezze. Il Dcpm del 27 aprile prevede la riapertura di musei, mostre e biblioteche dal 18 maggio. Si riparte con prenotazioni on line e percorsi isolati. Questa è, finora, l’unica certezza.

Gli altri: cinema, teatri, concerti e turismo
Il parere del Comitato tecnico scientifico ha indicato la prima settimana di giugno per la ripartenza di cinema, teatri e concerti. Con misure rigide e regole stringendi. Ma a decidere sarà il governo nei prossimi giorni. Tra i festival c’è chi darà direttamente appuntamento al 2021, ma anche chi confermerà i propri eventi adattandoli alle nuove esigenze. Le esibizioni live dovranno tutelare non solo la salute degli spettatori ma anche degli artisti. Il Comune di Roma, ad esempio, ha deciso di confermare i bandi dell’Estate Romana e di Eureka, la stagione della Scienza, con gli eventi inizialmente previsti in primavera che saranno recuperati entro il prossimo dicembre 2020.

Quanto al turismo, il governo è al lavoro per far partire la stagione turistica estiva con regole chiare per tutti. Finora, il premier Conte ha annunciato che il turismo ripartirà da giugno ma non ha fornito ulteriori date o informazioni. Quel che è certo è che gli stabilimenti balneari, le strutture ricettive e i locali dovranno rispettare le distanze tra ombrelloni, tavoli, clienti. Le regioni con meno contagi come quelle del centro sud potrebbero ripartire prima, così come gli spostamenti tra le varie regioni, ma tutto dipenderà dal quadro sanitario. Il ministro Franceschini ha anticipato l’introduzuone di un bonus vacanze, tra 300 e 500 euro, da spendere nelle strutture ricettive italiane, da luglio in poi. Il turismo estivo 2020 sarà infatti “di prossimità“: ci si aspetta un crollo di presenza straniere e gli italiani riscopriranno le mete del Bel Paese. Almeno per chi potrà permetterselo.

Club e discoteche
Il clubbing sarà inevitabilmente l’ultimo a ripartire, non potendo evitare gli assembramenti. Si prevede un danno di decine di milioni di euro, solo considerando i mesi estivi: basti pensare all’impatto in termini economici e occupazionali sulla Riviera Romagnola, in Versilia o in Salento. Quello del clubbing è un settore spesso bistrattato dai media mainstream, ma che crea intrattenimento, lavoro, turismo e cultura. Si calcola che siano almeno 100mila i musicisti, dj, organizzatori, promoter, tecnici, operatori e imprenditori del settore in Italia. I tempi di riapertura dipenderanno probabilmente dall’arrivo del vaccino o di una terapia certa ed efficace contro il coronavirus. Inutile è, dunque, azzardare ora ipotesi infondate. L’unica soluzione possibile, ad oggi, è la riconversione degli spazi nella produzione di eventi che rispettino le misure di contenimento.

Il web non basta
Il ministro Franceschini ha proposto la creazione di una Netflix della cultura, a pagamento, come ogni piattaforma di streaming. Uno strumento utile, ma non sufficiente: la musica e la cultura sono condivisione e rapporti umani e non virtuali.

Tempi certi
È la richiesta unanime. Compatibilmente con la sicurezza sanitaria, il governo dia risposte certe in tempi brevi. La certezza sulle tempistiche per la ripresa delle attività è necessaria per una efficace programmazione dei lavori.

Sostegno economico al settore e ai lavoratori
AFI, Anem, Assomusica, FEM, FIMI e PMI hanno comunicato al Presidente del Consiglio Conte ed ai ministri dei Beni Culturali e dell’Economia Franceschini e Gualtieri una serie di interventi in dieci punti dal bonus cultura esteso alle famiglie all’apertura di un tavolo tecnico. C’è anche la richiesta di portare l’Iva al 4% per la musica e lo spettacolo (così come avviene per i libri). Serve denaro per chi è fermo e non ha scelta: l’annunciato reddito di emergenza deve coinvolgere anche figure anomale, contratti a chiamata e precari del settore dello spettacolo ad oggi esclusi dai Bonus Inps. Servono investimenti pubblici anche per il rilancio dell’economia, del turismo, per la rinascita dello spettacolo, attraverso fondi all’editoria turistica e culturale, cartacea e web, per una efficace promozione di qualità.

L’Europa finanzi la ripresa
Le risorse europee in tema culturale oggi si chiamano Europa Creativa, Erasmus+, Horizon 2020, Cosme, Fondi strutturali e Investimenti europei (Sie) della politica regionale. Ma si può fare di più e la nuova agenda europea per la cultura, già due anni fa, ha identificato la «cultura come cura» tra gli assi prioritari.

Coinvolgere i nuovi pubblici
La ripartenza non garantirà il ritorno immediato del pubblico nelle sale, nei teatri, nei musei e molti italiani desisteranno, per la paura del contagio. È necessario pertanto ampliare la platea a potenziali fruitori dell’immenso patrimonio artistico contemporaneo italiano: 7 milioni di ragazzi che hanno studiato a casa sono pubblici da coinvolgere, interessare, divertire in modo intelligente.

Serve entusiasmo, fondi e molte idee. Ripartire, si può.

Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..