Sabato ha sfilato a Roma il movimento internazionale “No Kings, contro i Re e le loro guerre”. In piazza oltre 700 sigle, un fiume umano da Termini a San Giovanni. Cori contro il governo Meloni e le destre globali. Nelle stesse ore, 8 milioni hanno manifestato negli Usa contro Trump in 3mila città.

Testo e foto di Mauro Orrico

«No Kings: insieme, contro i Re e le loro guerre» è il movimento nato lo scorso anno negli Stati Uniti, come reazione alle politiche di Trump percepite come autoritarie: richiama gli ideali di resistenza all’oppressione sui quali vennero fondati gli USA. In breve tempo si è diffuso a livello globale, per protestare contro i leader dell’estrema destra internazionale, da Trump a Netanyahu, da Orban a Meloni e le politiche belliciste che i loro governi portano avanti. In contemporanea con Londra e oltre tremila città americane (dove, contro Trump, hanno manifestato oltre 8 milioni di americani), sabato 28 marzo il lunghissimo corteo ha sfilato per le strade di Roma, da piazza dei Cinquecento a San Giovanni. «Per un mondo libero dalle guerre», si leggeva su uno degli striscioni in capo al corteo, che ad un certo punto, spostandosi in direzione Verano, ha bloccato la Tangenziale Est. «Siamo 300mila», hanno detto gli organizzatori.
Tante le bandiere della pace, della Palestina, del Venezuela, oltre a quelle della Cgil, di Avs, e di associazioni come Amnesty International, dell’Iran e del Libano, Paesi in queste settimane martoriati dalle bombe di Israele e degli Stati Uniti.

Alla mobilitazione erano presenti anche i leader di Avs Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, Amnesty International insieme ad oltre 700 sigle che hanno aderito alla manifestazione. «Questa è una piazza innanzitutto contro la logica e la cultura della guerra. C’è una grande domanda di pace, di rimettere al centro i bisogni delle persone», ha dichiarato Landini. «Sicuramente la risposta che è arrivata dal referendum evidenzia come la maggioranza di questo Paese continui a vedere nei valori della nostra Carta costituzionale, quindi anche nel ripudio della guerra, un punto fondamentale per poter vivere in democrazia».
Tra la folla era presente anche l’europarlamentare Ilaria Salis, che in mattinata aveva rivelato sui social di aver ricevuto un controllo all’alba nella sua camera d’albergo: «Viviamo in uno stato di polizia, ma non dobbiamo lasciarci intimidire», ha detto.
Ecco il video che abbiamo realizzato e pubblicato sui nostro social.