Dopo 22 mesi Patrick Zaki è uscito dal carcere, ma continua la battaglia per l’assoluzione: per lo studente egiziano dell’Università di Bologna, l’udienza sarà il primo febbraio.

Dopo 669 giorni, martedì è arrivata la notizia più attesa, quella che sembrava così lontana ed ora Patrick Zaki è finalmente libero. Lo studente egiziano dell’Università di Bologna è stato scarcerato nel primo pomeriggio di mercoledì 7 dicembre, ma non è ancora assolto dalle accuse a suo carico e resterà dunque sotto processo. La terza udienza è durata solo 4 minuti e si è tenuta al tribunale di Mansura, in Egitto. Zaki era detenuto dal febbraio 2020 con motivazioni politiche, anche se formalmente con l’accusa di “diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese”. Le accuse contro di lui rimangono dunque in piedi, e Zaki dovrà presentarsi a un’udienza che si terrà il primo febbraio.

L’inchiesta e il processo

Patrick Zaki stava frequentando un master in Studi di Genere e delle Donne presso l’Università di Bologna quando, nel febbraio del 2020, era stato arrestato in aeroporto al suo arrivo in Egitto, dove era andato per far visita alla sua famiglia. In carcere è stato torturato, come ha denunciato il suo avvocato. A Mansura, la sua città natale, è stato picchiato, spogliato, sottoposto a scosse elettriche sulla schiena e sull’addome, oltre che abusato verbalmente e minacciato di stupro. Dopo alcuni mesi è stato trasferito dal carcere di Mansura alla prigione di Tora al Cairo, che ospita i prigionieri politici, dove è stato detenuto in condizioni dure e degradanti.

Le accuse a Zaki riguardano un articolo pubblicato nel 2019 sul giornale Daraj, in cui lo studente criticava il governo egiziano per le discriminazioni di cui è vittima la comunità cristiana copta, a cui la famiglia di Zaki appartiene. I reati di cui è accusato sono “istigazione a commettere atti di violenza e terrorismo” e “appello al rovesciamento dello stato”, per i quali sono previste pene fino a 25 anni di carcere.

La vicenda di Patrick Zaki è stata denunciata e seguita da Amnesty International e da altre associazioni per i diritti umani e, in questi mesi, ha suscitato molto interesse in Italia.

Le prime parole: «Grazie Italia. Aspettatemi»

In un’intervista esclusiva al Corriere della Sera, ieri, Patrick Zaki ha detto: «Grazie Italia, voglio tornare presto. Aspettatemi. Al momento mi sento ancora un po’ confuso, tutto sta andando molto velocemente. Quando ero in carcere, non mi avevano annunciato che sarei stato rilasciato. All’improvviso mi hanno portato al commissariato, e hanno iniziato a prendermi le impronte. Non capivo cosa stesse succedendo, non c’erano segnali che mi stessero per scarcerare. Ma ora sono felice, sono qui con la mia famiglia, con tutte le persone che amo. Tutto qui».