I partiti schierati per il No al referendum hanno dato a studenti e lavoratori fuorisede la possibilità di iscriversi come rappresentanti di lista, per poter votare nel comune di domicilio. Le richieste sono state oltre 30 mila in pochi giorni.

La Redazione

Poche settimane fa, le forze di maggioranza al governo hanno bocciato il voto ai “fuorisede”, ossia tutte le persone che per motivi di lavoro, studio o salute vivono in un comune che non è quello di residenza. In Italia sono ben 5 milioni. Il voto in questione è quello per il Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. I partiti di governo hanno dichiarato che non c’erano i tempi tecnici, nonostante il “voto a distanza” sia già previsto per gli italiani all’estero e sia stato già introdotto in via sperimentale per i Fuorisede nelle ultime due tornate elettorali. Per le opposizioni la scelta non è stata tecnica, ma politica: a loro avviso il governo avrebbe agito per convenienza, per i timori che questo elettorato, solitamente considerato più istruito e tendenzialmente progressista, sia più vicino alle ragione del No.
Nonostante la limitazione, i partiti di opposizione che sostengono il No (M5s, Pd e Avs) hanno trovato il modo per aggirare il limite: con la figura dei rappresentanti di lista, i fuorisede possono così votare nel loro comune di domicilio. E così, in oltre 30mila si sono iscritti: un vero e proprio boom di richieste, iniziato poche settimane prima del voto. Solo diecimila sono le richieste arrivate ad Alleanza Verdi-Sinistra, 3.500 al Movimento 5 Stelle e altrettante al Partito democratico, oltre mille al comitato “Giusto dire no” e circa un migliaio alla Cgil.

Come diventare rappresentanti di lista

Per iscriversi bastava compilare, nei giorni che hanno preceduto il voto, il form che i partiti hanno creato: lo hanno fatto il Movimento 5 Stelle (qui il link), il Partito Democratico (qui il link) e Alleanza Verdi Sinistra (qui il link). Ma a offrire questa opportunità sono stati anche alcuni comitati referendari schierati per il No, come Giusto Dire No, il comitato promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), e Società civile per il No al Referendum Costituzionale, un comitato che riunisce diverse associazioni della società civile, tra cui il sindacato CGIL.

Si è trattato, c’è da dire, di una soluzione importante dal punto di vista simbolico ed elettorale, ma parziale, per via del numero di sezioni presenti in Italia (circa 61.500), nettamente inferiore rispetto ai 5 milioni di fuorisede che vivono in Italia.