La polizia francese non aveva ancora chiuso il sipario dell’orrore nel teatro di Bataclan che già spuntavano in rete, post e tweet dei politici italiani di destra e Lega Nord. Tutti, o quasi, già pronti con la sentenza in tasca. Quasi già scritta, pronta per essere pubblicata al momento giusto. Insulti contro l’intero Islam, slogan facili per attaccare chiunque non la pensi come loro o semplicemnte provi a riflettere prima di innescare una nuova, terza guerra mondiale. Buttando tutto, rigorosamente, nello stesso calderone: sbarchi, migranti, terroristi, musulmani. E soprattutto chi si azzarda di criticare, chi si indigna per lo sciacallaggio, per quella politica che non conosce più alcun limite etico, che si ciba di morte per costruire consenso. Tutti buonisti, comunisti, nemici della patria. Che sia quella padana o quella italiana poi non è dato saperlo. E poco importa se ad azionare i kalashnikow fossero francesi e belgi e non migranti appena sbarcati. Lo scopo è quello di sempre: fare incetta di like e condivisioni. E iniziare la campagna elettorale in vista delle prossime amministrative di primavera nel modo peggiore, più violento e più utile. I protagonisti sono sempre loro, i campioni dell’insulto facile, gli ultimi leader dell’ultradestra italiana. Capaci di vendersi come il nuovo che avanza ma, in realtà, sulla scena politica nostrana da decenni.
Ed ecco come, mentre la Francia unita da destra a sinistra piangeva i suoi morti, certa politica italiana – e la sua stampa – davano il peggio di sé.

A premere sull’acceleratore della ruspa, non poteva che essere Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ansioso di guidare la coalizione del centro destra italiano, sempre più destra e meno centro. E come da tradizione, per il segretario leghista non sono mancate neanche le gaffe.

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A poche ore dalla tragedia di Parigi Matteo Salvini è di nuovo in Tv, ad auspicare guerra e bombe su Siria e Libia, chiusura delle frontiere, e a promettere un grande presepio a Palazzo Marino a Milano. Perché – dice alle telecamere del Fatto Quotidiano – “Certo, è anche da queste cose che passa la battaglia culturale”. Nessuna parola sulla laicità per il crociato Salvini nè silenzi o lutti per i 132 morti. Ma anzi, sorrisi, autografi e – perfino – selfie con le fan.

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Come Salvini non poteva mancare al coro degli sciacalli la compagna – o meglio camerata – di coalizione Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che è volata a Parigi, pubblicando un video che ha suscitato la reazione indignata della rete. “Noi siamo stati profeti di questa sciagura, vi avevamo avvertito. Ora basta immigrati”, ha detto. Ma sulla sua pagina facebook è stata coperta di insulti e critiche. In tanti l’hanno definita sciacalla: “Finitela di lucrare su queste disgrazie e vergognatevi”, scrive un utente. E c’è chi ricorda quanto accadde con Charlie Hebdo: “Già allora si era fatta una magra figura, con gli attentatori rivelatisi francesi. Per dare aria alla bocca abbiate il buon senso di tacere. Della vostra campagna elettorale ce ne sbattiamo”.

E incredibile è stata la prima pagina di Libero. L’insulto contro tutti i musulmani, senza distinzione tra estremistri e comuni fedeli, ha causato molta indignazione ma anche una enorme visibilità mediatica per un quotidiano in perenne crisi di vendite. E sui social è partita la petizione affinchè il direttore Maurizio Belpietro sia radiato dall’ordine dei giornalisti. Un appello rivolto al Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Enzo Iacopino e che in poche ore ha superato i 100 mila sostenitori.

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Altra perla in casa leghista arriva da Gianluca Pini, deputato del Carroccio, che scrive su Facebook: “Il prossimo idiota di sinistra o dei 5stalle (cit.) che mi parla di Islam moderato lo prendo a calci in culo”.

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Ad associarsi al coro di esternazioni xenofobe e populiste, nel giorno del lutto non è mancata neanche l’omofobia. Come la rivoltante vignetta pubblicata sulla pagina Facebook della Manif Pour Tous di Terni. Incredibile ma vero: c’è perfino chi strumentalizza il terrorismo per portare avanti la sua propaganda contro la comunità LGBT.

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