L’ultradestra perde l’Ungheria: Viktor Orban è stato travolto dal trionfo del candidato europeista Peter Magyar. Il suo partito Tisza ha superato la maggioranza di due terzi del nuovo parlamento. Orbàn: “Risultato chiaro e doloroso”.

Di Marta Foresi 

Una vittoria netta, proiettata verso la maggioranza assoluta, che segna l’inizio di un’altra Ungheria: il candidato conservatore ma europeista Peter Magyar ha vinto le elezioni politiche in Ungheria e sarà il nuovo premier. L’affluenza record ha quasi raggiunto l’80%, persino sopra il 1990, le prime elezioni libere dopo la caduta del Muro. La vittoria di Tisza, il partito di Magyar, segna la fine della lunghissima era Orbàn e della sua “democrazia illiberale”. “Un risultato chiaro e doloroso”, ha ammesso il premier uscente che ha promesso di “continuare a servire il Paese dalle file dell’opposizione”. Magyar ha dichiarato di aver “liberato finalmente l’Ungheria”.
Dopo 16 anni di dominio ininterrotto di Orbàn, Tisza ottiene una maggioranza schiacciante dei due terzi del nuovo parlamento: numeri con cui potrà cambiare la Costituzione e bloccare le leggi illiberali volute in questi anni dall’estrema destra di Orbàn.

Giorgia Meloni si è complimentata con Magyar: “Continueremo a collaborare”, ha detto. E ha ringraziato “l’amico Viktor Orban per l’intensa collaborazione di questi anni, so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”. 

Elezioni decisive per l’Europa

Queste elezioni sono state seguite con enorme attenzione e attesa in tutto il mondo, non solo per il futuro del Paese ma anche dell’Unione Europea. Sull’ultradestra di Orbàn avevano scommesso le destre globali, da Trump a Netanyahu, da Vance a Putin e Meloni. Questa sconfitta va, dunque, molto oltre i confini ungheresi e coinvolge l’intero asse del mondo Maga, in Europa come in America.

L’Ungheria pesa appena l’1,1% del PIL dell’UE e il 2% della sua popolazione, ma in questi anni ha esercitato – attraverso il diritto di veto – un’influenza sproporzionata sulle istituzioni europee: Orbán ha bloccato gli aiuti all’Ucraina, le sanzioni alla Russia, i fondi UE, ispirando leader illiberali come il premier slovacco Fico e il ceco Babiš e alimentato i nazionalismi di Marine Le Pen e dell’ultradestra italiana di Meloni e Salvini. Orbán ha trasformato l’Ungheria in quella che lui stesso chiama “democrazia illiberale”: tribunali svuotati di indipendenza, media diventati per l’80% propaganda di regime, norme contro le persone Lgbtq, leggi elettorali distorte a favore di Fidesz.

La festa in piazza e le parole di Magyar

Prima ancora che arrivassero i numeri, la piazza Batthyany di Budapest era già colma di sostenitori di Magyar. Poi la grande festa, andata avanti per tutta la notte. “Gli ungheresi hanno detto sì all’Europa”, ha detto dal palco il futuro premier. “L’Ungheria sarà un alleato forte dell’Ue e della Nato”, ha ribadito.
l primo viaggio di Peter Magyar all’estero sarà a Varsavia, poi si recherà a Bruxelles per chiedere di “sbloccare i fondi Ue”.