Sono 4,8 milioni i lavoratori indipendenti che scelgono di viaggiare, lavorando da remoto. Tra le mete più gettonate, gli italiani preferiscono le Canarie.

Uno dei fenomeni che si sta più facendo largo nell’ultimo quinquennio nella società italiano è quello del nomadismo digitale. Non un hobby, non uno sporadico divertimento e nemmeno nell’attività ludica, ma un vero cambiamento di rotta del proprio stile di vita che, in chiave moderna, tende a riscoprire l’istinto di esploratore che ha portato alle abitudini di vita dell’uomo moderno.

I nomadi digitali sono in buona sostanza una popolazione di lavoratori indipendenti che scelgono di adottare uno stile di vita basato sulla tecnologia e indipendente dal luogo si trovano, che consente loro di viaggiare e lavorare da remoto, in qualsiasi parte del mondo. Gli ultimi risultati di indagine sul fenomeno rilevano che 4,8 milioni di lavoratori (la quasi totalità prestano servizio senza alcun vincolo di subordinazione) attualmente si definiscono “nomadi digitali” e molti altri, circa 17 milioni, aspirano a diventare un giorno nomadi.

Sebbene l’idea di essere un nomade digitale continui a essere un’aspirazione per molti adulti che lavorano, specialisti in opzioni di lavoro flessibile, non si tratta solo di vivere uno stile di vita da jet-set poiché questo tipo di nomadi in genere lavorano più duramente delle loro controparti in un ufficio tradizionale. A questo si deve aggiungere lo sforzo di dover spesso gestire il proprio ritmo di vita in base a fusi orari differenti da quelli in cui si sta vivendo, proprio per il fatto di operare su un mercato del lavoro senza confini.

La spiaggia La Graciosa a Gran Canaria

Ma se i primi che decidevano di intraprendere questa vita errante erano spinti soprattutto dal desiderio di ampliare i propri orizzonti, il repentino aumento degli aspiranti nomadi digitali degli ultimi anni è influenzato soprattutto dalla carenza di posti di lavoro a buone condizioni. Sull’Italia il 15º “Rapporto italiani nel mondo” edito dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), fotografa una realtà di emigrazione sempre più forte: gli italiani espatriati hanno raggiunto i 5,5 milioni, con un numero di persone che hanno conseguito solo il diploma di scuola superiore che è triplicato.

Ben il 3,5% risulta residente in Spagna, Paese prossimo al nostro geograficamente, ma anche culturalmente e per condizioni climatiche; un insieme di fattori che, unito alle sue politiche di sviluppo, ha fatto segnare un +4,7% di connazionali nell’ultimo anno di riferimento. E proprio l’arcipelago delle Canarie sembra essere la nuova El Dorado per chi cerca il cambiamento.

Come rileva il sito www.reviewbox.es, le isole possono contare su una buona copertura della banda larga, sia mobile che in fibra ottica, la distribuzione di ottimi Hub dell’innovazione per lo sviluppo di startup, svariati co-working ed offre un vantaggioso regime fiscale per le attività di impresa un contesto naturalistico-ambientale molto favorevole.

Non riesce difficile intuire la forza attrattiva nei confronti dei nomadi digitali, che amano il continuo sperimentare nuove situazioni, passando con disinvoltura da periodi dedicati all’esplorazione del mondo attraverso i più bei cammini a mettere radici per pochi mesi o pochi anni in luoghi rigeneranti ed accoglienti.