Nei due anni di genocidio, la Striscia di Gaza è stato il luogo più pericoloso della terra per i giornalisti e gli operatori dell’informazione: almeno 210 sono stati uccisi dall’inizio del conflitto. Ma potrebbero essere molti di più.
Di Marta Foresi
Non solo la popolazione palestinese, quella libanese e poi anche quella iraniana: vittima della furia bellicista di Israele è stata ed è anche l’informazione. Da quando è iniziato il massacro quotidiano nella Striscia di Gaza, dopo l’attentato di Hamas del 7 ottobre 2023, non si era visto un numero così elevato di operatori dei media caduti in un conflitto bellico recente: si sa con certezza che sono stati uccisi 210 tra giornalisti, fotografi e cameramen. L’episodio che più ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale è l’uccisione dei 5 operatori morti bruciati lo scorso 26 dicembre in un furgoncino, nonostante la scritta Press in grande evidenza. Il furgone era parcheggiato di fronte all’ospedale Al-Awda, nel campo profughi di Nuseirat al centro della Striscia.
Il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cjp, ong con sede a New York) tiene un conto aggiornato di uccisioni e ferimenti di operatori dell’informazione. I numeri reali potrebbero essere molto più alti e il comitato sta faticosamente indagando anche su altri 130 casi di morti, scomparse e ferimenti ancora da verificare. Ci sono poi gli arresti arbitrari, una cinquantina tra Gaza e la Cisgiordania, le denunce di torture, maltrattamenti e censure. E non solo Gaza: l’esercito israeliano, negli ultimi mesi, ha preso di mira l’informazione anche in Libano, in Cisgiordania e in Iran.
The IDF just bombed Iran's state TV studio while it was live on air. pic.twitter.com/J9oMkHP6MK
— Séamus Malekafzali (@Seamus_Malek) June 16, 2025
La Federazione internazionale dei giornalisti (Ifj) e la Ong Reporter senza frontiere (Rsf) sono concordi nell’affermare che la Palestina è il luogo più letale al mondo per i giornalisti.
L’Ifj ha chiesto all’Unione Europea di intervenire. «Mentre Israele sostiene che le sue azioni servono a mantenere al sicuro il suo popolo – ha denunciato l’organismo dei sindacati dei media –, la storia dimostra che la censura e la negazione del diritto all’informazione non sono il percorso verso la pace o la sicurezza».
Foto copertina © Hosny Salah – Pixabay
