La nostra intervista all’artista Marianna Iozzino, in mostra fino al 16 aprile alla Biblioteca Nazionale di Napoli e a Giugno nella chiesa delle Scalze.

Di Luca Fortis. Foto: Ferdinando Kaiser

Le Metamorfosi di Ovidio e i manoscritti medioevali che le hanno tramandate ispirano da sempre il mondo della cultura. L’artista Marianna Iozzino ne ha fatto il centro della sua residenza artistica a Napoli e delle mostre che sta tenendo nella città partenopea. La prima, fino al 16 aprile, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, mentre la seconda si terrà a Giugno presso la chiesa delle Scalze.
Marianna Iozzino, nata a Nocera Inferiore nel 1988, vive a Varese, ma è da sempre legata a Napoli. Diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera e in Conservazione e Restauro alla Supsi di Lugano, dal 2019 si dedica completamente all’arte, portando avanti la ricerca che dura da circa vent’anni di dialogo tra i suoi disegni, nati in piccolo nei taccuini, e la sua pittura, che si sviluppa in grandi tele con l’olio come medium d’eccezione. Ha tenuto varie mostre personali: Le Spezzate (2021) presso l’Atelier Zenith a Mendrisio (CH) e Inquiete Anatomie nella Piccola Galleria del Disegno di Cuvio (VA). Tra le mostre collettive si segnalano le sedi di: Spazio Oberdan, Milano; Fondazione Gino e Gianna Macconi, Chiasso; Palazzo della Racchetta, Ferrara; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia. Partecipa a diverse residenze d’arte, tra cui Rd’A, Villa Greppi a Monticello Brianza nel 2022, e l’ultima, nei mesi di febbraio e marzo 2024, nel Giardino Liberato di Materdei a Napoli.

Come nasce l’idea della mostra?
Ero a Napoli durante una residenza artistica presso il Giardino Liberato e mi era nata l’idea di ampliare il progetto. In quel periodo presso la Biblioteca Nazionale di Napoli vi era una mostra sui manoscritti chiamati Purpurei. Guardando le miniature mi sono interessata soprattutto ai colori e alle forme, che potevano essere uno stimolo interessante per la mia ricerca artistica. Alcuni dei manoscritti Purpurei sono libri delle Ore, i libri delle preghiere medioevali. Mi sono appassionata ad essi e ho cominciato a studiare quelli presenti in biblioteca. Durante la ricerca, quasi casualmente, mi sono imbattuta in un manoscritto medioevale delle Metamorfosi del poeta latino Ovidio. Testo che i monaci avevano trascritto a Bari tra il XII e XIII secolo.
Tra tutte le miniature che ho visionato tra i testi della biblioteca questi del cosiddetto “Ovidio Napoletano” sono quelli con i soggetti che più mi hanno affascinato.

Foto: Ferdinando Kaiser

Perché?
Da anni disegno su dei taccuini esseri antropomorfi che poi accompagnano la genesi dei miei quadri. È stato naturale far entrare gli esseri ibridi raffigurati nel manoscritto di Bari delle Metamorfosi di Ovidio, conservato a Napoli, nel quadro che stavo realizzando durante la residenza artistica al Giardino Liberato di Napoli. La mia mente si è subito popolata di nuove immagini e nuove opere, il quadro non bastava più! Una miriade di sagome hanno preso vita dal mio taccuino e dal manoscritto.
Ho quindi deciso di proporre alla direttrice delegata della Biblioteca Nazionale, Lucia Marinelli, una mostra, con cui dare concretezza alle immagini che popolavano la mia mente. La Biblioteca Nazionale di Napoli era il palcoscenico naturale dove far esibire queste creature.

Foto: Ferdinando Kaiser

Un viaggio che parte dal manoscritto e passa alle tue opere per creare riflessioni, me ne parli?
Ci sono delle immagini, nel manoscritto dell’XI secolo delle Metamorfosi di Ovidio, delle piccole mani che con un indice insolitamente lungo indicano qua e là delle frasi tra le pagine.
Ciò che mi colpisce è come il disegno possa travalicare il tempo. Io qui, nel 2024, apro il libro, non leggo il latino, ma quel dito mi indica un punto, mi parla attraverso i secoli.
E lo stesso fanno gli animali, gli esseri ibridi e antropomorfi, gli omini ricurvi che con l’alluce dei piedi puntano le lettere, le miniature che tra il fantastico e l’onirico si muovono ai margini.
Credo che il compito dell’artista sia muoversi ai bordi, come queste figure, ma oltrepassare il tempo.

Foto: Ferdinando Kaiser

Dai vita a queste immagini, come in una danza. Come fai?
Con miei taccuini, le mie sagome di carta e il grande quadro rendo omaggio a questi esseri, voglio che siano ‘corpi’, che escano dalle pagine e diventino carta ‘viva’, che danza.

Hai chiamato la mostra “Carosello delle ore”, mi parli del titolo?
Pur non avendo preso alla fine ispirazione dai libri delle Ore delle preghiere dei monaci, da cui avevo iniziato le mie ricerche, qualcosa di essi era comunque rimasto nel mio immaginario. Soprattutto, mentre dipingevo al Giardino Liberato, le nuove opere, mutavo posizione di lavoro durante le diverse ore della giornata per inseguire il sole che si spostava. Quasi come in una preghiera artistica. Ho deciso quindi di lasciare traccia della ricerca che ha portato alla genesi della mostra nel titolo.
Inoltre, come il mondo è un grande carosello, giocondo, come in una grande danza, presento il mio “Carosello delle Ore” e gli esseri nati dalla mia permanenza a Napoli, che sono un po’ io e un po’ tutti voi, creature che però di mostruoso hanno solo la forma e non la sostanza.

Foto: Ferdinando Kaiser

Come hai posizionato le opere?
Nella prima stanza ho messo in dialogo, all’interno di teche, le copie dei manoscritti che mi hanno ispirato, i taccuini che ho realizzato per la mostra e alcuni disegni e sagome degli esseri fantastici. Volevo che fosse visibile la genesi che gli ha fatto prendere vita dalle pagine.
Nella seconda stanza vi è un video di Carlo Dati e Giovanni Pellegrini che riprende due dei taccuini che ho realizzato a Napoli.
Nell’ultima stanza, la cosiddetta stanza del Mappamondo, ho posizionato il quadro e appese alle balaustre delle grandi librerie le sagome degli esseri che hanno preso vita dalla mia ricerca, come in una grande danza tra i libri, tra il passato e la contemporaneità, tra la mia fantasia e quella dei visitatori.

A giugno si terrà una terza tappa, dopo il Giardino Liberato e la mostra presso la Biblioteca Nazionale, presso la chiesa delle Scalze di Napoli.
La mia mostra alla Biblioteca si incrocia con quella dell’artista Caroline Peyron, che è presente nelle stesse date, nella grande sala di lettura con la mostra ispirata dalla Divina Commedia di Dante dal titolo: Un viaggio incerto. Con Caroline abbiamo un dialogo umano e artistico di lunga data e lei mi ha portato più volte nella chiesa delle Scalze, spazio in cui realizza da anni mostre e laboratori. Si tratta di un luogo che mi ha sempre colpito, è quindi venuto naturale organizzare qui la terza tappa della mia residenza napoletana.
Vi porterò la grande tela e parte delle creature fantastiche, aggiungendo altri quadri che realizzerò appositamente. Inoltre, osservando la grande navata circolare, ho la visione di una danza non più fatta solamente di carta, ma anche di figure umane reali. Non dico di più, anche perché sto ancora lavorando al progetto, ma l’idea è di creare alcune performance, che avverranno in alcune delle giornate della mostra.

Foto: Ferdinando Kaiser

Mi parli del Giardino Liberato?
Mi sono sentita subito accolta in questo spazio comunitario nato a Materdei negli anni in cui a Napoli nasceva il progetto dei beni comuni, beni in stato di abbandono che il comune di Napoli ha affidato a associazioni nate nei territori con progetti sociali e culturali.
Durante la mia residenza artistica mi sono trovata a dialogare con i vari gruppi di attivisti che si occupano delle attività sociali e culturali dello spazio. È stato un dialogo estremamente vivo e profondo, che mi ha lasciato tanto dal punto umano e artistico. Oltre al piacere di dialogare con loro e di creare le mie opere in questo affascinante spazio, ho voluto realizzare dei workshop a partecipazione libera, in cui essendo io anche restauratrice, ho insegnato la tecnica dell’affresco. Un sogno che avevo da tempo nel cassetto e che ancora non avevo realizzato.
Tutte le persone che ho incontrato in questo periodo hanno sicuramente popolato la mia mente durante questo processo creativo, unendosi alle creature che ho incontrato nei testi medioevali.

www.mariannaiozzino.com