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Il porno immaginario, si sa, è un villaggio popolato da biondone maggiorate e stalloni superdotati. Questo, però, è il porno mainstream. Esiste invece un’intera galassia di pornografie alternative, innumerevoli e diverse tra loro, che hanno in comune il fatto di contrapporsi al porno convenzionale e “di massa”, a livello estetico, discorsivo, politico. Mentre l’amatoriale si distacca perché è fatto da persone vere, l’alt-porn lo fa perché definisce altri standard di femminilità, il porno queer perché rappresenta identità di genere differenti (come le lesbiche mascoline e l’FtM, praticamente assenti nel mainstream), e quello femminista perché si pone come strumento per la libertà di espressione, di scelta e pensiero.
Queste pornografie sono prodotte dal basso, hanno fondi limitati, e sopravvivono grazie al concetto di sostenibilità: sono imprese che si basano sul fai-da-te, sulla collaborazione e rispetto per gli interpreti e i colleghi, sul tentativo di offrire una remunerazione adeguata e con particolarmente attenzione verso le decisioni contrattuali e le identità sessuali e di genere dei performer.
In tali pornografie spesso emergono canoni estetici e concettuali diversi, con particolare riferimento ad altri tipi di femminilità, minoranze sessuali, trans, corpi non normativi, che contemplano anche la presenza, ad esempio, di soggetti anziani o sovrappeso. Si potrebbe obiettare che anche nel porno tradizionale si può trovare altro, oltre vagoni di viagra e silicone. La differenza è proprio nel modo in cui tali minoranze sono concepite: il porno mainstream fa leva sul feticismo, sviluppando il desiderio morboso di andare a vedere il nano o la grassona come fossero protagonisti di un freak show, mentre le pornografie alternative si basano sulla normalizzazione della differenza, nella quale chiunque è considerato allo stesso modo degli altri.

striscia ALT PORNO1 Alt-porn. Ridefinisce l’estetica delle modelle o attrici: hanno uno stile emaciato che contempla piercing, tatuaggi, alterazioni, è spesso legato al gotico, dark, cyberpunk, anche come subcultura musicale. Le iniziatrici furono le Suicide Girls, seguite da Joanna Angel, la creatrice del sito BurningAngel, che ricalcava le precedenti ma con contenuti sessuali più espliciti. Lo stesso creatore di Erotic Bpm ha dichiarato di averlo fatto  perché era stanco del porno con attrici che non rappresentavano il suo modello femminile, voleva vedere le ragazze con cui andava a letto il sabato sera.

erotic bpmL’impressione che si ha nell’alt-porn, però, è che sia distaccato dai vecchi standard producendo nuovi stereotipi, mainstreamizzando se stesso, con l’intento di soddisfare altri gusti e quindi coprire un’altra fetta di consumatori.

striscia REAL COREanimali amat 2Real Core. Espressione coniata da Sergio Messina per riferirsi all’amatoriale, il porno della realtà, prodotto dal basso e da gente normale. Questo filone è sicuramente legato all’avvento della rete, che ha dato ad ognuno la possibilità di esprimersi e di incontrare gente con gli stessi gusti sessuali. lattex amatÈ la vittoria della nicchia contro il mercato di massa, e la prova che molta gente desidera corpi normali ai quali spesso piace ciò che stanno facendo, senza recitare un’eccitazione inesistente. Il Real Core è quindi popolato da un’infinita gamma di generi e sottogeneri, una vera topografia di voglie e pratiche sessuali non convenzionali che un tempo avremmo chiamato (erroneamente) perversioni: micropeni, capezzoli grandi, pelle e lattice, attrazione per i plushies (peluche) e per i furry (animali pelosi immaginari, con caratteristiche insieme umane e animali), bdsm, sesso tra cosplayer (persone che amano vestirsi dai loro personaggi preferiti dei fumetti, film, cartoni animati), pornovintage (pin-up e cartoline sexy da barbiere anni ‘20), donne non depilate, food players (che, in varie maniere, coniugano piacere e cibo).

striscia FEMMINISMOle ragazze del pornoPorno femminismo. Negli anni ‘80, soprattutto in America, ci furono le cosiddette  pon wars, che contrapposero due schieramenti di femministe: quello antiporno, che lo considerava come rappresentazione della violenza patriarcale sulle donne (“la pornografia è teoria, lo stupro è la pratica”, sosteneva Robin Morgan), e quello liberal e prosex, che lo intendeva come sinonimo della libertà di espressione, di scelta e pensiero e nel quale la donna era vista come soggetto attivo e non più come una vittima. Inoltre, un gruppo di pornostar americane, tra cui Candida Royalle e Veronica Vera, si opposero alla pornografia tradizionale maschilista, producendone una che si proponeva di rappresentare la sessualità e i desideri femminili. Il germoglio di questa cultura è arrivato fino ai nostri giorni mediante siti internet, film e produzioni dedicati alla pornografia per donne, fatta di registe e attrici che svelano e sperimentano altri volti dell’erotismo femminile, omosessuale, queer, e che difendono il “diritto di essere arrapate”, in progetti come Dirty Diaries di Mia Engberg, o il nostrano Le Ragazze del Porno (leggi qui la nostra intervista a Tiziana Lo Porto, tra le ideatrici del progetto). 

striscia POST PORNOnara.strabocchi.postpornoPost porno. È un discorso a parte, visto che non può essere considerato pornografia in senso stretto. Si tratta di un movimento di militanza politica, vicino al femminismo liberal e al transfemminismo, che afferma la libertà sessuale e si ribella al sistema maschilista, fallocentrico, patriarcale e capitalista, agli stereotipi di genere, verso l’affermazione di corpi e pratiche sessuali differenti.  I canali adottati sono esibizioni live, laboratori, video d’artista, festival (tra cui il Ladyfest – queer, femminista, postporno di cui fa parte Nara Strabocchi, in foto, sopra) e spesso performance sul modello di Annie Sprinkle, artista e pornostar. Il Postporno è particolarmente attivo in Francia, Italia e Spagna, soprattutto nella scena di Barcellona. Tra le maggiori attiviste ci sono Diana Torres, alias “Porno terrorista”, e Slavina (autrice del blog Malapecora, in foto sotto), che vuole “dinamitare l’idea romantico-hollywoodiana dell’amore” con il suo “transfemminismo, precario, queer, postcoloniale”.

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L’ideologia di base è legata a quella di Beatriz Preciado, filosofa spagnola di fama mondiale che si occupa di teoria queer e creatrice del “Manifesto contra sessuale”: “Mi attribuite del coraggio, immagino, perché mi sono battuta a fianco delle puttane, dei malati di aids e degli invalidi. Nei miei libri ho parlato delle mie pratiche sessuali con vibratori e protesi. Ho raccontato la mia relazione con il testosterone. Questo è il mio mondo, è la mia vita e l’ho vissuta non con coraggio, ma con entusiasmo e gioia. Ma voi non sapete nulla della mia gioia. Ma visto che vi amo, miei coraggiosi simili, vi auguro di perdere anche voi il coraggio. Vi auguro di non avere più la forza di ripetere la norma e di fabbricare l’identità, di perdere la fede in quello che dicono i vostri documenti su di voi. E una volta che avrete perso il vostro coraggio, stanchi di gioia, vi auguro di inventare un modo per l’uso del vostro corpo. Proprio perché vi amo, voglio che siate deboli e disprezzabili. Perché è attraverso la fragilità che opera la rivoluzione”.

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striscia MAINAVista la complessità dell’argomento, abbiamo intervistato Giovanna Maina, una delle maggiori studiose italiane del settore, ricercatrice alla University of Sunderland (UK), joint editor della rivista Porn Studies e co-curatrice di libri tra cui Il porno espanso. Dal cinema ai nuovi media (2011) e Porn After Porn: Contemporary Alternative Pornographies (2014), entrambi con Enrico Biasin e Federico Zecca.

Geografia del porno. Puoi darci qualche esempio di differenze tra le varie nazioni?
È un argomento che è ancora oggetto di studio, ci sono però degli elementi già evidenti. Il Brasile, per la suo sistema legislativo, è il paese nel quale viene girato il porno più estremo e ci sono lotte degli animalisti perché è legale il porno con animali. In Inghilterra è illegale anche possederlo, se ti trovano con la foto di una ragazza che fa sesso con un animale puoi andare in galera. In UK c’è anche l’idea di mettere il filtro alla rete, come in Cina, che non ti permette di vedere contenuti pornografici se non dietro esplicita richiesta, il che renderebbe i consumatori “tracciabili”. Inoltre, sempre in Inghilterra, è entrata in vigore da pochi giorni una legge restrittiva nei riguardi del porno online; sono vietate pratiche tra cui sculacciate, eiaculazione femminile, fisting o facesitting. In Italia la situazione è molto più fluida, ci sono molte leggi riguardo il porno che non sono chiare o definite. cicciolina-moanaLa Danimarca ha un’altra storia, perché è stato uno dei primi produttori mondiali di hardcore e ha legalizzato la pornografia nel ’69, mentre la Francia nel ‘75 ha portato dei film porno a Cannes, legando la pornografia alla cultura istituzionale, all’intellettualismo, tanto che i primi produttori di porno furono chiamati pornocrati. L’origine del porno è invece differente in Italia, nella quale è nato dalla manipolazione testuale dei film erotici, horror, e con pochi rapporti con la “cultura alta”, sempre considerando, però, che il superamento di certe barriere censorie del sesso sono avvenute anche nel cinema d’autore, come quello di Pasolini. Nella nostra penisola, negli anni ‘80, ci fu il fenomeno Cicciolina e Moana, che invece è stato un esempio precoce di mainstreamizzazione delle pornostar, nel senso che vennero conosciute da tutti, anche dalla “casalinga di Treviso” (come direbbe Moretti). In America, invece, era abbastanza normale che le pornodive fossero conosciute anche al di fuori del loro contesto. Certo, nessuna di loro è mai arrivata in parlamento.

Il dibattito tra femministe pro e anti porno è ancora attuale da più di trent’anni. Credi che il porno sia sempre sinonimo di prostituzione, sfruttamento e danneggiamento dell’immagine femminile?
Se facessi questa domanda a una femminista antiporno ti direbbe che queste forme sono la più perversa delle introiezioni del patriarcato,ovvero: le femministe liberali assimilano i modelli maschilisti e li ripropongono con una spolverata di femminismo sopra. Per quanto riguarda la prostituzione: è di certo sex work, perché ci sono prestazioni sessuali dietro compenso, tranne che nell’amatoriale, spesso praticato per scambio o esibizionismo. Ma il porno è anche rappresentazione, industria dello spettacolo e dell’immaginario: il movimento antiporno spesso ritiene che vada semplicemente censurato e bandito; l’altro versante è invece più sfaccettato e accoglie anche chi, come me, lo considera come rappresentazione culturale. Per questo non mi ritengo né anti né pro, credo vada studiato e conosciuto al pari delle altre forme di produzione sociale. C’è stato un caso emblematico rispetto alle due posizioni: gli esponenti di un sito antiporno hanno fatto una petizione per far chiudere Porn Studies, la prima rivista accademica di questo settore, della quale faccio parte. Il commento più intelligente sulla questione è apparso su Twitter: “A me fa schifo la guerra, non per questo non studio la storia”.

Il porno è diventato onnipresente in quasi tutte le forme di produzione sociale: i media, la moda, la musica, sono solo alcuni esempi. Non credi che anche le pornografie alternative contribuiscano ad alimentare questo processo?
È sicuramente vero che il porno è pervasivo. Però: come prima cosa non è un processo a senso unico, c’è uno scambio: anche il porno assorbe dal mondo della moda, musica e altri ambiti. Niente avviene in vitro. Molte forme di cui parliamo, oltretutto, sono ancora troppo marginali per entrare nell’immaginario collettivo. Per altri fenomeni, poi, ci sono motivazioni più complesse: se parliamo delle campagne pubblicitarie di Terry Richardson (in foto, sotto) o di sfilate di Dolce e Gabbana influenzate dal porno, lì è sfruttamento dell’immagine shock a fini di marketing; la televisione italiana e il modo in cui utilizza del corpo delle donne è il frutto di scelte nazionalpopolari becere legate alla storia del nostro Paese. Se invece parliamo della facilità con cui un minore può accedere al porno, bisogna considerare che è anche legata al progresso tecnologico. Censurarlo non serve a nulla, qualunque ragazzino di 15 anni sarebbe in grado di aggirare un filtro del computer. Ha molto più senso sdoganare l’argomento, è necessario un cambiamento culturale. Se non ne parli, non aiuti i giovani nella percezione che è una rappresentazione, e quindi a prendere delle distanze. L’unica prevenzione è la conoscenza.

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Finora abbiamo parlato con l’ “accademica”, ora mi sto rivolgendo alla tua sfera personale: i tuoi studi hanno influenzato la tua prospettiva sul porno e la tua sessualità?

Sicuramente hanno influenzato il mio modo di vedere il porno: lo conosco meglio, lo apprezzo di più, ma a volte mi annoia anche. Alcuni giorni, dopo aver visto 5 ore di gonzo (porno nei quali la regia è in prima persona, ndr) per lavoro, ti chiedi perché nella vita non hai studiato Jean-Luc Godard (ride, ndr). Riguardo la sessualità, invece, tutte le cose che vedi ti contaminano, porno compreso. Penso l’abbia fatto sicuramente in positivo, ampliando prospettive e fantasie, spesso fatte di momenti, situazioni, immaginari. Ma la cosa più interessante è che è accaduto in maniera inconsapevole, quasi senza rendermene conto.

In effetti è davvero interessante. Credi sia un vissuto personale o può accadere anche agli altri?
Penso stia già accadendo.

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INCHIESTA SUL PORNO/1: JESSICA RIZZO, LA SIGNORA DELL’HARD SI RACCONTA
INCHIESTA SUL PORNO/2: GIADA DA VINCI, “LA MIA VITA HARD”
INCHIESTA SUL PORNO/3: IL PORNO SI FA DISCRETO
INCHIESTA SUL PORN/4: L’ALTRO VOLTO DEL PORNO

L’Inchiesta sul porno di FACE Magazine è realizzata grazie al supporto de Il Vizietto/Sexy Shop.
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Virgolettati di Beatriz Preciado tratti da “Il coraggio di essere sé”, www.internazionale.it
Virgolettati di Slavina tratti da : espresso.repubblica.it e da www.ilfattoquotidiano.it
Malapecora.noblogs.org ( anche immagine Slavina)
www.sergiomessina.com/realsex
Immagini:
suicidegirls.com / eroticbpm.com/ flickr.com
www.leragazzedelporno.org / latexsex.net / www.lilithprimavera.org Corrado Murlo per Amigdala