Nel Paese continuano le manifestazioni contro il colpo di stato dei militari. L’esercito ha ordinato l’arresto dei leader della protesta e sospeso le garanzie contro le detenzioni arbitrarie.

La giunta militare che ha preso il potere in Myanmar il 1° febbraio con un colpo di Stato ha sospeso le garanzie contro le detenzioni arbitrarie, ordinando l’arresto dei leader della protesta. Le nuove regole prevedono per i sospettati il carcere fino a due anni senza processo. La sospensione della legge di garanzia consente inoltre alle autorità di spiare tutte le comunicazioni. I militari hanno destituito il governo, imprigionando la leader democratica Aung San Suu Kyi. Al suo posto è stato nominato nuovo capo del governo il generale Min Aung Hlaing. L’esercito ha bloccato, così, il processo di transizione verso la democrazia iniziato nel 2011.

Nel Paese, intanto, non si fermano le manifestazioni contro il golpe. La protesta attraversa il Paese in modo pacifico e “rumoroso”: gli attivisti manifestano suonando i clacson delle proprie automobili e usando pentole e utensili da cucina come tamburi.

La repressione governativa prosegie anche sui social. Dopo il blocco di Facebook, da una settimana sono inaccessibili anche altri social network come Instagram e Twitter, e secondo il NetBlocks Internet Observatory ci sarebbe un blackout generalizzato di internet. (Foto copertina © GettyImages)