New York, fine anni Sessanta, quartiere di Harlem. Inizia il tramonto del Sogno Americano, lo scontro razziale è al picco ed essere neri, gay, drag queen o transgender significa essere gli ultimi della società. In questo angolo dell’America puritana e conservatrice, c’è però un mondo, fumoso e clandestino, dove potersi rifugiare ed esprimere se stessi sfilando fieri di fronte a una giuria. Sono le Ballroom, le leggendarie piste da ballo dove si arriva alle 3 del mattino per evitare le imboscate della polizia e dove le regine, soprattutto nei primi anni, si sbiancano il volto per sperare di vincere, in linea con i canoni di bellezza imposti dalle copertine di Vogue.

Sono gli anni delle prime rivendicazioni dei diritti omosessuali che culminano nei moti di Stonewall, nati dalle drag queen e dalla popolazione LGBTQ nei confronti della polizia, di cui proprio quest’anno si celebrano i 50 anni.

La Ball Culture diventa così l’ultimo rifugio. Quell’insieme di persone raggruppate in House (famiglie) che si sfidano partecipando a ball (competizioni) suddivise in categorie sono per molti l’unica casa dove sentirsi amati, rispettati e al sicuro. In quel mondo vivono tanti ragazzi che non hanno avuto l’affetto genitoriale sul quale contare a causa della dichiarata omosessualità.

In quell’universo, libero e irriverente, nasce il Voguing: uno stile di danza contemporanea che imita con gesti angolari e fluidi le pose plastiche dei modelli che appaiono nelle sfilate.

La prima “Casa” che nasce è la House of LaBeija, a seguire molte altre: House of Extravaganza, House of Ninja, House of Pendavis e House of Dupree. Quest’ultima, fondata da Paris Dupree, ispira il nome del film documentario Paris is Burning. Ma a portare il voguing all’attenzione del mondo è lady Louise Veronica Ciccone: il 27 marzo 1990, Madonna lancia il videoclip leggendario Vogue e qel giorno la Ball Culture fa il suo debutto mondiale su MTV.

Da alcuni mesi, il mondo delle ballroom è tornato alla ribalta grazie alla serie Tv POSE, diventata in poche settimane un cult e di cui milioni di fans in tutto il mondo aspettano la seconda serie in arrivo il prossimo 11 giugno 2019 negli Usa sul canale FX e successivamente in Italia su Netflix. La serie, nata dai geni creativi Ryan Murphy, Brad Falchuk e Steven Canals, è interpretata dal cast più transgender che si sia mai visto in una serie tv. Pose affronta il tema dell’inclusione, della lotta per l’emancipazione e dell’Aids che in quegli anni colpisce in modo drammatico la comunità lgbt.

Il rapporto che lega i membri delle house è reale e prezioso e ricalca quello delle famiglie tradizionali: c’è una “madre” e/o un “padre” col compito di educare i propri “figli”, quasi sempre giovanissimi trovati per strada rifiutati dalle famiglie di origine per via dell’omosessualità. I “Grand March” vengono organizzati e valutati da una giuria, sono divisi per categorie: ci si sfida sulla base della “camminata”, del miglior vestito/accessorio, sulla capacità di esibire il proprio viso, sul voguing e i suoi sottostili, sul sex-appeal, sul corpo.

Le tipologie di persone chiamate a partecipare rientrano in una lista ben definita:

● Butch Queen (BQ): uomini gay cissessuali;
● Femme Queen (FQ): transessuali MtF;
● Butch Queen Up in Drag (BQUID): uomini in drag;
● Butch (B): lesbiche;
● Men (M): uomini eterosessuali;
● Male figure (MF): coloro che si presentano (nell’aspetto) o si identificano come uomo (cis/trans FtM/drag king…);
● Women (W): donne cissessuali;
Female Figure (FF): coloro che si presentano (nell’aspetto) o si identificano come donna (cis/trans MtF/drag queen…);
● Open To All (OTA): Aperto a tutti, indipendentemente da genere, aspetto e orientamento sessuale.
● Virgin: chi partecipa alla categoria per la prima volta;
● Beginner: chi partecipa alla categoria da meno di un anno;
● Legendary: possono partecipare solo legends;
● Big Boy/Girl: categoria riservata ai partecipanti di taglia forte (di solito dai 113 kg in su). Per le donne può essere chiamata anche “Liscious”.

Con il documentario Strike a Pose del 2015, la stessa Madonna si è autoproclamata Mother of Voguing, ma la cantante ha solo ripreso negli anni Ottanta quello che era già radicato nella comunità LGBTQ nel decennio precedente, portando in tour con sé gran parte dei ballerini delle ball.

Alcune leggende narrano che la nascita del Voguing sia avvenuta all’interno delle prigioni di New York dove i gay, per divertire i propri vicini di cella e difendersi dalle loro angherie, imitavano, ballando, le copertine del giornale Vogue.

Ad oggi, resta ancora il mistero sulle vere origini. E forse, sta anche in queste leggende il motivo del fascino che questo mondo suscita ancora oggi, dopo decenni.

Le foto presenti in questo articolo sono tratte dal libro “Voguing and House Ballroom Scene of 1989-92” di Chantal Regnault. La foto copertina è di Georgina Leo Melody – House of Melody.