La moda oltre il lusso: le settimane della moda, concluse da poco a Milano e Parigi per la Primavera Estate 2027, si sono rivelate un manifesto delle tensioni politiche e sociali dei nostri giorni. Prada, Matières Fécales, Rick Owens, Diesel ed altri hanno portato in passerella i temi e le rivendicazioni delle piazze e della società.

Di Alessandra Sassanelli

Lontane dall’essere le solite superfici dorate del lusso o feticci del consumo, le passerelle delle ultime sfilate Spring / Summer 2027 di Milano e Parigi si sono rivelate un manifesto delle tensioni politiche e sociali del nostro tempo. La moda, ancora una volta, esula dalla mera concezione estetica per farsi prassi politica: che si tratti di decostruire i codici del genere attraverso una gonna o di esprimere resistenza e libertà contro l’oppressione delle masse da parte del sistema, il fashion system grida esplicitamente come e chi dovremmo essere.

Matières Fécales P/E 2027

Matières Fécales

La critica al capitalismo contemporaneo e l’oppressione delle masse è stato il tema principale anche della sfilata di Matieres Fecales, “The Ninety Nine Percent”, SS27, con cui si è inaugurata la Paris Fashion Week lo scorso 28 settembre, in Place de la Republique, cuore della storica Rivoluzione francese. Proprio lì, dove si erge la statua di Marienne, simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità, Hannah Rose Dalton e Steven Raj Bhaskaran, hanno portato in passerella 99 look, indossati da 99 modelli non bianchi, tra cui amici, familiari e rifugiati Lgbtqia+, dietro cui si celava un messaggio forte: mostrare al mondo il 99% della massa, degli esseri umani, la classe lavoratrice, gli emarginati, le minoranze, le comunità degli immigrati, da cui proviene lo stesso Bhaskaran, cresciuto nelle case popolari di Montréal in mezzo a un ricchissimo mix di culture. Non solo uno show, ma un’esplicita dichiarazione socioculturale che protesta contro le disuguaglianze e le criticità sociali odierne.
Capi sartoriali in bianco candido e linee pulite hanno aperto la collezione per poi evolversi in volumi decostruiti e dettagli dal carattere più punk e agressive, simbolo di una sovversione che va dall’assimilazione sociale alle forme di protesta attiva. La parte conclusiva dello show culmina con modelli che hanno trasportato manichini iperrealistici raffiguranti quei miliardari fautori della crisi del sistema sulle note del brano “Tomorrow is my Turn” di Nina Simone, inno al ribaltamento delle dinamiche di potere. Ancora una volta la moda ha dimostrato di poter dire più di quanto le parole possano trasmettere, facendosi spesso da portavoce per chi una voce non ce l’ha o non può averla. In un mondo in cui l’1% della popolazione detiene il potere e la ricchezza, lo show insegna che la forza della collettività, la creatività, il senso di cultura e di provenienze diverse, appartengono al “restante” 99%.

Prada P/E 2027

Prada

Un’ode alla gonna: è così che Prada ha inaugurato il calendario della Milano Fashion Week Primavera/Estate 2027 lo scorso 22 settembre 2026 con la collezione “The Skirt”, una vera e propria antologia di decadi, stagioni e stili di un capo che, sin dalla sua nascita negli anni Settanta con Mary Quant, ha da sempre definito l’identità femminile. Così, inconsapevolmente, proprio all’indomani di una delle più discusse dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, secondo cui “la serietà della donna si misura dalla lunghezza della gonna”, ecco che Miuccia Prada e Raf Simons, aprono uno degli eventi più attesi dell’anno, cancellando proprio i pantaloni dalla passarella. Un tempismo inevitabilmente perfetto che mette in discussione un intero sistema, arcaico e obsoleto, in cui la moda, ancora una volta, si dimostra perfetta paladina di un tempo più evoluto, libero e consapevole. La gonna diventa un oggetto mutevole, in movimento, capace di essere variamente interpretata da chi la indossa, trasformandone il significato a seconda del contesto, delle preferenze, della comodità. Dalle gonne longuette, alle mini più sfrontate, dalle tradizionali gonne a pieghe e con l’orlo “bon ton” al ginocchio, dalle trasparenze ricamate al tessuto iconico Re-Nylon, la collezione “The Skirt” scardina gli stereotipi patriarcali sulle gonne, rivendicando che un capo, pur declinato in ogni sua sfaccettatura, non detta le capacità e le potenzialità intellettuali di una donna. Oggi, inoltre, la gonna ha trasceso i confini del tradizionale guardaroba femminile per affermarsi come uno dei più potenti simboli di libertà espressiva e fluidità di genere. La gonna diviene veicolo di una visione contemporanea, lontana dai retaggi culturali e sociali predefiniti, simbolo di una società in evoluzione e libera da canoni e stereotipi prestabiliti, mero sinonimo di arretratezza.

Glenn Martins – Diesel P/E 2027

Glenn Martins – Diesel

Mentre i ritmi della società odierna ci impongono dinamiche serrate che non lasciano spazio al divertimento, ecco che, invece, l’ultimo capitolo di Glenn Martins da Diesel dopo sei anni alla guida creativa del marchio, è stato un vero e proprio inno al desiderio, alla libertà e alla cultura del clubbing. Presentata il 22 settembre 2026 alla Milano Fashion Week, questa collezione celebra l’energia, la vitalità e l’intensità attraverso il divertimento, una metafora brillante che ha trasformato il concetto di party in un vero e proprio manifesto politico ed esistenziale. “Il party viene sempre al primo posto da Diesel. Si tratta di inclusività, espressione di sé, piacere e democrazia dell’esperienza”, ha dichiarato Martens. In un contesto sociale ed economico che impone iperproduttività, focus e prestazione costante, la festa è uno di quei momenti che esulano l’essere umano da una realtà grigia e schematica, capace di abbattere gerarchie ed etichette sociali. In una sequenza di interventi performativi firmati (LA)HORDE, collettivo artistico di Marsiglia, mimetizzati tra il pubblico, 200 performer hanno interagito con gli ospiti e tra loro attraverso azioni a tratti liminali, celebrando la sensualità, la libertà e il piacere. Dalle giacche alle sottovesti, dalle trasparenze alla maglieria, dai blazer alle camicie, in passerella i capi si fondono tra loro fino a creare un immaginario ibrido in cui l’outfit da ufficio si intreccia a quello di un party. L’orchidea, simbolo di edonismo e desiderio, è inserita nella poetica dei capi attraverso tagli, intarsi, lavorazioni trompe l’oeil o motivi grafici. La vera risposta di Martens ad un sistema produttivo sempre più oppressivo non è l’isolamento bensì la riappropriazione del proprio tempo libero e dei propri desideri, delle proprie passioni, insite nella gioia di vivere, divertirsi e celebrare la propria libertà.

Antonio Marras P/E 2027

Antonio Marras

Se la celebre Place de la Republique di Parigi ha accolto una forma di protesta verso la libertà politica e sociale, Antonio Marras a Milano ha aperto le porte della sua sfilata all’intera cittadinanza, come reazione contro l’esclusività del fashion system, democraticizzando la passerella con la sua collezione SS27, “Nozze di un mezzogiorno di mezza estate”. All’interno del giardino pubblico Vincenzo Muccioli, Marras ha voluto ricreare un angolo di Sardegna, una lunga tavola apparecchiata e una festa nuziale aperta a tutti, dove il pubblico era parte integrante del racconto. Un gesto di inclusione politica ben definito che, non solo rende inclusivo l’esclusivo, ma che rivendica la propria memoria storica e le proprie radici culturali, quelle di una Sardegna che si definisce nelle usanze, nelle tradizioni, nelle palette colori degli abiti indossati dalle modelle: dal nude al sabbia, dal miele ai blu della notte. Un atto di insubordinazione culturale che rifiuta l’appiattimento estetico del mercato globale e rivendica il diritto all’appartenenza, alla comunità e alla popolarità.

Rick Owens P/E 2027

Rick Owens

Con la sua collezione SS27 “Stone”, Rick Owens, invece, ha spostato il dibattito su un piano più metafisico: stone, pietra, che non è solo la materia grezza e geologica, bensì rappresenta l’antico atto morale e religioso dello “scagliare la prima pietra“, oggi lanciata contro chi viene percepito diverso, reietto dalla società. Una vera e propria critica moralista contro i giudizi della massa, pronta a puntare il dito verso chi non rispecchia le etichette socialmente imposte ed esce dai binari della conformità. Sulla passerella del Palais de Tokyo di Parigi, gli abiti che sfilano non sono semplice tessuto, ma vere e proprie armature, esoscheletri protettivi, quasi corazze create per difendersi dall’intolleranza della contemporaneità. L’abito diventa così una membrana che preserva la vulnerabilità e la fragilità interiore dell’individuo. La collezione si sviluppa attraverso silhouette imponenti e volumi portati all’estremo, ruches, onde, fili e lacci che avvolgono i corpi trasformandoli in sculture, ma anche leggerezze sorprendenti, trasparente e organze che smaterializzano la fisicità, in un contrasto che esprime perfettamente l’idea del preservare l’anima, fragile e sensibile. Stone: un dialogo continuo tra la materialità della pietra e la leggerezza dell’anima, tra la durezza della società e la fragilità dell’essere umano, tra l’esigenza di ripararsi e il coraggio di mostrarsi. Attraverso un linguaggio visivo sospeso tra architettura e surrealismo, Owens ha dimostrato che non si tratta soltanto di indossare vestiti, ma di assistere ad una vera e propria trasformazione del corpo e dell’anima attraverso la materia.

Weinsanto P/E 2027

Weinsanto

La moda come strumento sovversivo e di celebrazione della libertà trova massima espressione con Victor Weinsanto nella sua collezione SS27 “Audace”, trionfo dell’inclusività radicale e della comunità Queer. La collezione, che ha sfilato all’interno del Palais de Tokyo a Parigi, si è ispirata alle atmosfere libere e edonistiche di Ibiza e al mondo del cabaret, ricreando un vero e proprio santuario per la cultura Llgbtqia+. La moda non è un esercizio di omologazione ma una forma d’arte e di resistenza culturale. Così Weinsanto ha aperto lo show con la performance della celebre Drag queen La Grande Dame. Bustier, trasparenze audaci e tessuti leggeri si alternano a stampe animalier e sequin scintillanti, restituendo sensualità, grinta e libertà, a chi non deve chiedere il permesso di essere ciò che è. Audace racconta proprio l’audacia di esserci, di essere visto, di essere desiderato, di essere aggressivo, ma elegante allo stesso tempo, eccentrico, ma raffinato, stravagante, ma discreto. Quella di Victor è proprio una dichiarazione d’amore alla libertà: in una società che tende ad omologare e a reprimere la stravaganza in un divenire sempre più grigio e asettico, la moda di Weinsanto ricorda che l’unicità e l’autenticità sono la più potente forma di sovversione che possa esserci al mondo.
L’atto di vestirsi diventa così un potente strumento politico: non più un consumo passivo, bensì una scelta consapevole, un manifesto visivo e una dichiarazione di indipendenza che ricorda che la libertà non è una concessione, bensì il più bel vestito da indossare ogni giorno.