Una pioggia di critiche travolge il ministro degli Esteri Tajani dopo le sue dichiarazioni secondo cui “sono state condannate tre persone” e non il Cairo. Le opposizioni accusano: “Negazionismo indecente, si dimetta”.

La Redazione

Le tre condanne a 10 anni per le torture e l’omicidio di Giulio Regeni rappresentano la svolta tanto attesa dalla famiglia che da dieci anni chiede verità e giustizia per il ricercatore italiano ucciso in Egitto. Una sconfitta che è stata anche del regime del presidente Abdel Fattah al-Sisi, che fin dall’inizio di questa vicenda, da quando il corpo del giovane studente friulano venne fatto ritrovare lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, il 3 febbraio 2016, ha messo in atto una serie di depistaggi e un ostruzionismo.

Dopo la condanna, è esplosa la polemica politica in Italia sulle parole del ministro degli esteri Antonio Tajani, secondo cui “sono state condannate tre persone, non l’Egitto”. Le opposizioni si sono scagliate, unite, contro le dichiarazioni del ministro. “Negazionismo indecente, si dimetta”, chiedono i leader del Campo Largo. Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, sono parole “gravi”. E anche per il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, che le definisce “sorprendenti”. Secondo il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, “fanno rabbrividire e trapelano un certo negazionismo”. Sulla stessa linea, Nicola Fratoianni di Avs: “Siamo all’indecenza pura e semplice”. Il M5S chiede un dibattito a Strasburgo perché “le relazioni UE-Egitto non possono andare avanti come nulla fosse”.
Tajani ha risposto così: “Il mio impegno è andare avanti, non sia strumentalizzato il caso giudiziario, che per ora è solo al primo grado di giudizio”.

Foto copertina © Antonio Tajani, via X