C’è tutto un mondo a Roma est. Tra i villini e l’isola pedonale del Pigneto, Tor Pignattara e il Mandrione, c’è un universo fatto di artiste che resistono e vivono la vita che hanno scelto per sé. Libere dagli stereotipi e lontane dal conformismo, sono donne che attraverso la musica e il teatro raccontano un’altra Roma, un’altra Italia. Carlotta Cerquetti è la regista di “Linfa”, il docufilm che fotografa la scena underground femminile della Capitale. Linfa racconta le storie individuali di Lola Kola, Opa Opa – Invasioni Balcaniche, Lady Maru, Silvia Calderoni, Maria Violenza, Le No Choice, Lilith Primavera, Industria indipendente. Un campione di ciò che accade a Roma est, “un viaggio dell’anima” per Carlotta Cerquetti, regista, filmmaker e fotografa romana, con una carriera importante e tanti riconoscimenti ricevuti, come le due candidature al David di Donatello e la partecipazione alle Giornate degli Autori di Venezia con il documentario Harry’s Bar, Menzione Speciale ai Nastri D’Argento, da poco acquistato da Netflix Italia.

Lola Kola

Linfa è stato selezionato dalla Festa del Cinema di Roma e ad ogni replica, lunghe file, sold out e proiezioni speciali. Il docufilm torna in sala a Roma, al Nuovo Cinema Aquila, il 6 e il 7 dicembre alle 17 e martedì 11 dicembre alle 20 e sarà al cinema Farnese il prossimo 15 gennaio. Agli inizi del 2019, Linfa arriverà anche a Milano, al cinema Beltrame, e in altre città (sulla fan page facebook del film, il calendario completo).
Abbiamo incontrato la regista Carlotta Cerquetti, poco dopo l’ultima proiezione romana, e in questa intervista ci racconta di Linfa, di Roma e molto altro.

Lilith Primavera

Grandi file, sale sempre piene. Ad ogni proiezione, che sia il MAXXI come il Palladium o il Nuovo Cinema Aquila, Linfa sta riscuotendo grandi riscontri. Te lo aspettavi?
Dunque, quando ho finito di montare ero piuttosto contenta. Sentivo che attraverso le protagoniste del doc venivano fuori argomenti importanti a cui tengo: per prima, la libertà di fare ciò che vogliamo e di essere come desideriamo, che sembra una cosa facile ma non lo è per nulla perché abbiamo tanti condizionamenti, tante forze che remano contro. Mi sembrava ci fossero le giuste dosi di profondità e leggerezza, ero contenta si delineassero figure femminili fuori dagli stereotipi, forti e originali. Gli amici a cui lo mostravo erano entusiasti. Però poi non è stato così facile trovare l’occasione per farlo uscire. Per fortuna è arrivata la Festa del Cinema di Roma che ci ha selezionato. Ed è stata una festa, infatti. Il pubblico ha invaso le sale del Maxxi e del Palladium e ci ha riempito di entusiasmo e di affetto. L’altro giorno al Cinema Nuovo Aquila la situazione si è ripetuta, è venuta tanta di quella gente che hanno dovuto aprire una seconda sala e poi fare anche una replica non prevista. Comunque, per quanto fossi convinta del valore comunicativo del mio doc, mai mi sarei aspettata un entusiasmo a questi livelli. Anche se Linfa è un piccolo film fatto veramente con pochi mezzi, la sensazione è che tocchi delle corde importanti, ci sono persone che mi scrivono messaggi bellissimi, dicono ad esempio che il film ti carica, ti fa pensare che faticare tanto per fare e essere quello che vogliamo vale la pena. Che forse possiamo essere felici con meno.

A Stronza, Carlotta Cerquetti e Lola Kola

Hai origini veneziane e sei nata a Roma nord. Come hai conosciuto questo mondo e perché hai scelto di raccontare le “resistenti” di Roma est?
Non sento l’appartenenza a Roma Nord. I miei venivano entrambi da fuori, il Pinciano era un non-quartiere, subito dopo la maturità presa al liceo Tasso me ne sono andata negli Stati Uniti, a New York, dove ho lavorato in un ristorante e contemporaneamente facevo l’assistente di un fotografo. Di notte frequentavo locali veramente divertenti che in qualche modo alcuni di quelli del Pigneto mi ricordano. A Roma ci sono stata poco, anche quando sono tornata il lavoro mi portava sempre fuori.
Tra le artiste di Roma Est ci sono capitata perché ho un’amica che gestisce un locale lì, perché al primo impatto con quel mondo, oltre alla musica che mi piaceva ho incontrato un giro di persone con le quali ho provato subito una sensazione di affinità. E non mi capitava da tanto. Ogni artista mi portava ad un’altra, ed è così che si è formato il cast: la cantante Lola Kola, le musiciste Maria Violenza e Lady Maru, il duo Invasioni Balcaniche, composto da una ragazza di origine serba e di una albanese, la coppia di Industria Indipendente, che scrive e dirige spettacoli a teatro dove la musica è fondamentale, la performer Lilith Primavera, la scrittrice Federica Tuzi, che compone i testi musicati da Merel Van Dijk per Le No Choice e infine Silvia Calderoni, attrice e performer della nota compagnia Motus.

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Cosa hanno in comune le protagoniste di Linfa oltre al fatto di vivere tra Pigneto e Torpignattara? Sono apparentemente diverse, dai generi musicali alla provenienza geografica..
In comune hanno intanto che si sono ritrovate lì e la maggior parte di loro il luogo l’ha scelto. Perché è una zona accessibile e allo stesso tempo stimolante, creativa e multietnica. Perché è un quartiere dove la solidarietà è ancora un valore. Perché se a Roma esiste una controcultura, la sua sede è lì. Ma soprattutto sono persone unite dalla passione per quello che fanno, che dà linfa alle loro vite. E dalla libertà con cui vivono il loro essere e il loro fare senza condizionamenti.

Il film è totalmente autoprodotto. Tu vieni da un lungo percorso cinematografico, sei stata anche candidata al David di Donatello per “Harry’s Bar” che ha anche vinto la menzione speciale ai Nastri d’Argento ed è stato acquistato da Netflix. Perché hai scelto di autoprodurre Linfa?
Molta fatica, quando trovi un produttore con cui non sei in sintonia. Che tende ad importi tante cose. Harry’s per questo motivo è stato una lotta all’ultimo sangue. Però alla fine è venuto bene. Racconta la storia della città attraverso l’osservatorio di Harry’s Bar, il bar più famoso del XX secolo. Solo che dopo quell’esperienza ho avuto voglia di libertà. Ho pensato che ormai, un po’ per passione un po’ per forza di cose, avevo imparato a fare un po’ tutto, dalle riprese al montaggio, e che questo mi avrebbe permesso di prendermi i miei tempi per entrare in una situazione nuova con la calma necessaria. Che le storie le puoi avere già in mente ma le puoi anche scoprire man mano, lasciandoti guidare dalla parte meno razionale di te. Un lusso che ti puoi permettere solo se scegli l’autonomia. Per fortuna questo azzardato processo ha avuto un lieto fine: due produttrici (Fabrizia Falzetti e Cinzia Bomoll) mi hanno aiutato nella post-produzione e sostengono il film con l’entusiasmo di chi ancora fa quel mestiere per passione. Hanno portato altra linfa!

Lady Maru e Cascao

Immagino che la distribuzione sia il punto più difficile per chi non ha una struttura solida alle spalle. Come stai affrontando questo aspetto e dove vedremo il film in futuro?
Anche per la distribuzione sono in modalità fai-da-te. Però questa non è una scelta. In realtà stiamo cercando qualcuno che ci aiuti, io sarei ben felice se se ne occupasse chi lo fa per mestiere. Comunque il film me lo stanno chiedendo un po’ dappertutto e sarò felice di farlo girare. Stiamo anche pensando a serate con la proiezione del film e a seguire musica o performance live delle protagoniste. Una di queste serate si farà a fine gennaio all’Angelo Mai di Roma.

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Cos’è per te il femminismo e ha ancora un “senso” essere femministe, per te oggi?
Direi che essere femministe (o femministi, perché per fortuna qualcuno ce n’è) è prima di tutto volere la parità tra uomo e donna: di diritti, di salario, di autodeterminazione, di tutto. Per cui certo che ha un senso, direi che dovremmo esserlo tutti e tutte. Perché questa parità ancora non c’è, è un dato di fatto. Ci tocca ancora lottare.

Maria Violenza

Come sta secondo te la scena culturale di Roma, dentro e oltre Roma Est?
La scena culturale di Roma Est mi sembra movimentata, ci sono tante cose interessanti, insolite. Locali soprattutto piccoli, dove il contatto con l’artista è ravvicinato e questo ti fa sentire parte di qualcosa. Ma non si tratta solo di musica o performance, ci sono anche artiste che si esprimono in altro modo, come le ragazze di 77 Denari, che fanno le calze più geniali del mondo. Non sono in grado di dare un’opinione sul resto di Roma, non la conosco abbastanza. La mia sensazione però è che a parte Roma Est (da Pigneto a Centocelle), S. Lorenzo (sempre meno), Trastevere e Testaccio, sia un mortorio. Smentitemi e ve ne sarò grata.

Hai già altri progetti in cantiere? Puoi svelarci già qualcosa?
Sì, ho un progetto sempre documentaristico che condivido con un regista curdo-iraniano.
Poi ho un film che bolle in pentola. Per ora lo stiamo finendo di scrivere, io e il mio degno compare Nicola Ingenito. Ci divertiamo parecchio.


Di Mauro Orrico
Salentino di origine, romano di adozione, è laureato in Scienze Politiche (La Sapienza) con Master in Tutela Internazionale dei Diritti Umani. Ha lavorato per Rai3 e La7d. Da 12 anni è anche organizzatore di eventi di musica elettronica e cultura indipendente. Nel 2014 ha fondato FACE Magazine.it di cui è direttore editoriale..
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