Come e più di molti altri paesi, l’Italia è innanzitutto un brand. Un marchio amato e ammirato nel mondo, al netto dei pregiudizi che ancora pesano sul nostro Paese. Non solo immobilismo e corruzione: l’Italia è percepita come la terra del buon cibo, delle spiagge incontaminate del sud e della Sardegna, delle colline e del vino toscano, del turismo, dell’arte e di una storia che ha tanto da raccontare.

Secondo le stime di Brand Finance, il Made in Italy è ottavo al mondo per immagine e reputazione sulle 100 principali nazioni. Vale esattamente 2.214 miliardi di euro, più o mneo quanto l’intero Pil nazionale.

TOP 15 NATION BRANDS

La crescità è stata del 33% nel 2017 per poi scendere al 9% nel 2018. Il settore del lusso e della moda è quello trainante: Gucci, Ferrari e Prada sono i tre brand italiani più forti.

Guido Corbetta, docente di strategia aziendale alla Bocconi di Milano, dichiara al Sole 24 ore: “Abbiamo inventato un’identità di sistema: il bello e il ben fatto. Che trasmette la percezione positiva a cui, nel mondo, aspirano più persone. Abbiamo bravi imprenditori e molti bravi manager“.

I settori di cui fanno parte i brand con il maggior valore sono, nell’ordine:

1. Abbigliamento (28,1 milioni)
2. Banche e assicurazioni (20 milioni)
3. Automobili e pneumatici (12,1 milioni)
4. Telecomunicazioni e media (11,5 milioni)
5. Oil e gas (9,7 milioni)
6. Utility (8,8 milioni)
7. Food, retail & drinks (8,2 milioni)
8. Tecnologia & ingegneria (5,2 milioni)

Per il 2019, la crescita italiana dell’export stimata da Euler Hermes è di + 23Mldc. I prodotti esportati oltre l’area euro sono il 50% del totale con gli Stati Uniti che rappresentano il primo mercato (il 9% del totale). Per questo, preoccupa non poco la promessa, arrivata in queste ore, di Donald Trump di voler imporre 11 miliardi di dollari di dazi sui prodotti Ue in risposta ai sussidi europei a Airbus. L’ufficio di Lighthizer, per il momento, ha stilato un elenco preliminare dei prodotti che potrebbero essere colpiti da un aumento delle tariffe doganali. Tra questi anche molti prodotti alimentari italiani come prosecco, pecorino e altri formaggi come Emmental, cheddar, ma anche yogurt, burro, vini, agrumi, olio d’oliva, marmellata. Prima di attivare queste misure, gli Stati Uniti attenderanno che il Wto stimi il valore di quelle che vengono definite ‘contromisure’ rispetto ai sussidi Ue a Airbus.

La moda è il traino del Paese. Il comparto cresce sempre di più: un terzo dei giganti europei è Made in Italy, anche se è la Francia ad occupare il primo posto in quanto a giro d’affari e dimensioni. Il settore cresce anche in termini di occupazione e porta introiti per più di 70 miliardi di euro: nel 2017 ha rappresentato l’1,3% del Pil nazionale. L’abbigliamento fa la parte del leone con il 40,5%, inseguito dalla pelletteria (20,9%), occhialeria (16,2%) e gioielleria che cresce con una media annua del +13,3%.

C’è poi il mondo delle start up. Non sono più soltanto una moda: sono diventate uno stile che guarda al futuro. Sono imprese innovative quasi sempre con tassi di crescita a doppie cifre. A dicembre le startup iscritte al registro delle Imprese erano 9.758 e si avvicina il traguardo del miliardo di euro di fatturato complessivo (che la Francia ha già superato da tempo). Gli incentivi pubblici ci sono, come la voglia di futuro delle imprese perché la crisi si affronta con nuove idee e mercati senza confini.