Futuristica, ricca d’arte e a due passi dal mare. Sul litorale Sud-orientale della Spagna, Valencia è una delle città meno colpite dall’emergenza coronavirus: piazze caratteristiche, architetture senza tempo, numerosi musei e secret garden nei tanti parchi cittadini regalano infinite possibilità ai viaggiatori che amano un turismo sostenibile e consapevole ai tempi della pandemia. Tra sacro e profano, la cittadina spagnola vive di tradizione e degli accenti folkloristici fatti di inconfondibili usi e costumi. Leggende, ironia e racconti di un luogo che, per le sue meraviglie, ha un fascino misterioso che non finisce mai di stupire. Si dice che qui sia conservato il Sacro Graal, il calice dell’ultima cena di Cristo con i 12 apostoli, arrivato in territorio spagnolo direttamente dal Medio Oriente attraverso i viaggi dei Templari. Pullulante di simboli, come il pipistrello che rappresenta Valencia sugli stendardi e un pappagallo che impera sul Mercato Centrale, spiegati dalle guide locali in un Italiano impeccabile.

La Cattedrale
La Cattedrale

Nella Cattedrale che custodisce la coppa santa sono presenti anche alcune opere pittoriche di Goya e la Capilla del Santo Cáliz svela un vaso di agata del I secolo posizionato su un opulento altare al quale è quasi impossibile avvicinarsi. Gli storiografi scrivono che il Graal venne portato a Roma da San Pietro e preservato dai diversi pontefici fino a quando fu consegnato ad un militare castigliano per trasferirlo in un monastero protetto proprio dall’ordine dei Templari. Con Alfonso V, dopo un tour da Saragozza e Barcellona, approdò finalmente in città. Qualcuno, per la fervida attività urbana e le antiche usanze, l’ha definita un “braciere” di cultura grazie ai celebri falò delle fallas che si svolgono nel mese di marzo, ma anche agli show dei fuochi d’artificio che accendono le notti valenciane come le fiamme che ricorrono spesso nei calendari illustrati. Caliente, passionale, mistica ma avvolta nella movida urbana, Valencia offre divertimento e notti infuocate nei tanti locali della nightlife, molto apprezzati dalla comunità Lgbtqi.

Las Fallas. Foto: Worldtravelguide
Las Fallas. Foto: Worldtravelguide

Gli spazi museali sono il fiore all’occhiello di un itinerario che si dimostra insolito: il Museo Semana Santa Marinera del 1700 è il meno conosciuto, ma racchiude l’essenza della fede popolare ed è considerato un vero e proprio testamento del culto cristiano accanto ai quartieri marinari di El Cañamelar, el Cabañal e El Grao. La Semana Santa (Settimana Santa) è sicuramente uno dei momenti clou per chi sceglie di visitare un luogo magico durante le vacanze pasquali. Circa 30 le confraternite di incappucciati della Junta Major che sfilano in processione e ricordano i Misteri celebri in Sicilia, nel trapanese, ma pure in Calabria, dove i riti della passione continuano a svolgersi da secoli. Quella del Cristo del Cabanal si tiene al mattino, mentre ricordi d’antan e memorabilia sono custoditi con cura nel museo, compresi i carri che trasportano le statue della Vergine per le vie cittadine. Sfarzo e ricchezza, storia e religione nella suggestiva manifestazione del Corpus Domini, in cui troneggiano i carri barocchi per le rappresentazioni sante. Las Rocas conservano in un’atmosfera da favola dark, che sembra venuta fuori da un film di Matteo Garrone, piccoli palchi en plein air che hanno del teatrale e sono anticipati, prima dell’uscita pubblica per le strade, da un corteo a tratti circense di giganti e nani inseguiti dai cirialots, ovvero coloro che in mano portano i ceri in segno di devozione. Dalle narrazioni bibliche arriva la figura simbolica della Moma, una dama abbigliata con vesti candide che incute timore reverenziale ma incanta, considerata l’immagine della purezza nella rincorsa verso il sublime.

I riti della Semana Santa

Nella Basilica della Vergine degli Abbandonati si trova la statua della Patrona di Valencia: un’icona della Madonna venerata dagli abitanti del posto e meta di pellegrinaggio per i fedeli che vi si recano per raccogliersi in preghiera e la celebrano ogni seconda domenica di maggio. La sua origine si fa risalire ad un vecchio ospedale per malati di mente costruito agli inizi del ‘400 e, alla fine del secolo, la cosiddetta “geperudeta”- per la sua postura ricurva che sembra quasi gobba – fu trasferita nella chiesa diventando destinazione spirituale soprattutto in seguito all’epidemia di peste che colpì Valencia nel ‘600. L’inclinazione della figura della Vergine, che si sporge in avanti, ha dato vita a numerose interpretazioni, come quella di essere l’accompagnatrice delle anime nel mondo ultraterreno, quasi ad inchinarsi sui corpi dei morti posizionati nelle bare per condurli in Paradiso.

Valencia

Dalla Basilica al famosissimo Museo Fallero, il passo è breve: tra immagini e fotografie d’epoca, oltre ai reperti storici, ci sono i ninots sopravvissuti alle fiamme delle falles, cioè i fantocci satirici creati artigianalmente e che vengono bruciati in occasione della festa di San Giuseppe del 19 marzo. Simili ai carri del Carnevale italiano, le fallas sono a tutti gli effetti un simbolo di aggregazione di ogni quartiere che ne realizza il suo. I pupazzi locali irrompono sulla scena valenciana nel 1600 quando già si festeggiava il protettore dei falegnami e il loro scopo allegorico era quello di raccontare scene di vita quotidiana, additando personalità che, per cattiva condotta, meritavano metaforicamente di essere messi al rogo. Un’usanza amata dai più piccoli da sempre impegnati a raccogliere la legna e la paglia per appiccare il falò. Il passaggio dal significato grottesco a quello artistico è visibile grazie all’alta manifattura con cui vengono assemblati. Per consentire a viaggiatori e turisti di ammirare questi capolavori artigianali, dalla prima metà degli anni ’30 un ninot scampa all’Inferno della piazza pubblica ricevendo l’indulgenza che permette poi di osservarlo nelle sale espositive.

Barrio del Carmen

A Valencia gli appassionati di Street Art si lasceranno incantare dai tanti graffiti che tempestano i muri al barrio del Carmen, il rione grunge dove passeggiando l’arte urbana è all’ordine del giorno e si possono vedere gli artisti all’opera nei loro live drawing, osservabili all’aperto, mentre dipingono con spray e tecniche inusuali facce variopinte, felini in versione maxi e immagini oniriche. Tra gli street artist più conosciuti c’è Julieta, nota per i suoi ritratti femminili che ricordano i manga nipponici.

La Città dell’Arte e della Scienza

L’architetto e ingegnere Santiago Calatrava è l’emblema di Valencia poiché ha progettato la Città dell’Arte e della Scienza, non lontano dal centro, raggiungibile con una promenade passando dal porto. Il surrealismo della cittadella è dipinto dal bianco e dal celeste che si stagliano, riproponendo le bellezze marine, sulle linee ondulate degli edifici che sembrano riprodurre le onde del Mediterraneo, lasciando spazio a vasche acquatiche sui toni del turchese all’interno dell’area green del Turia. Fra teatri e sale dedicate all’allestimento delle mostre. Un crogiuolo di ingegneria dove è possibile ammirare  l’Oceanogràfic, ritenuto l’acquario più celebre della penisola iberica, l’Umbracle, passerella che si estende per qualche centinaio di metri abbellita da palme, l’Ágora, cantiere che richiama nelle forme un mollusco,  il Museo della Scienza, che appare come l’esoscheletro di una balena, e l’Hemisfèric, una sorta di palpebra semiaperta all’interno della quale sorgono un planetario per scrutare le stelle e il palazzo delle Arti, simile ad uno scarafaggio con sale teatrali e una vegetazione rigogliosa fatta di piante rare che spuntano da ogni parte dell’insetto.

Il centro di Valencia

Chi ama l’avventura non può perdere la Torres de Quart, una delle porte nell’area Nord-occidentale della città da cui ammirare il panorama mozzafiato con vista sui tetti recandosi sull’imponente terrazza con ingresso gratuito ogni domenica. Viuzze pittoresche a Benimaclet, decorate con interventi di Urban Art che riqualificano la periferia, offrono agli occhi la visione di un antico paesino, un tempo situato nei maestosi giardini della famiglia reale spagnola. Club e movida, con prezzi assolutamente convenienti, popolano il rione sempre animato da musica e breakdance battle. Imperdibile l’Estación del Norte, che risale nei primi anni ’20 del secolo scorso: il suo stile modernista presenta all’interno e all’esterno opere colorate prodotte dai ceramisti del posto e un puzzle di “auguri di buon viaggio” in tutte le lingue del mondo davanti ai desk in legno per acquistare i biglietti ferroviari. Gli art lovers non potranno di certo perdere la Lonja, scultorea cattedrale gotica situata in un punto nevralgico in passato crocevia di scambi mercantili di sete preziose e oggi Patrimonio dell’Unesco. Stupefacente esempio di architettura civile, è contraddistinta dalle colonne tortili della Sala de Contratación e dalle sculture della Puerta de los Pecados, tra raffigurazioni di baccanali e mitologia, dionisiaco e apollineo in un colpo solo.

L’impronta modernista caratterizza ampie zone di Valencia. La corrente artistico-filosofica domina i palazzi valenciani, dal Mercado Central, al Colón sino alla citata Estación del Norte, che si estendono a macchia di leopardo pure nella Ciutat Vella meridionale. Emozionanti scorci sono i soggetti cult da fotografare a Calle de la Paz, con le tipiche balconate angolari nelle costruzioni minori, senza dimenticare la dimora del Dragón in Calle de Jorge Juan e la sontuosa Casa Ferrer in Calle de Cirilo Amorós.

Playa El Saler

Non solo arte, ma anche relax, e naturismo gay friendly. Gli antichi bagni arabi nella Ciutat Vella della parte settentrionale, dopo il restauro consentono di rilassarsi concedendosi attimi di tranquillità distanti dal rumore metropolitano. Il nome originario, in seguito alla progettazione total white di stampo mediorientale targata 1300, è Baños del Almirante, utilizzati sino alla fine degli anni ’50 del 1900. Chi non può fare a meno della tintarella, e preferisce invece andare in spiaggia, potrà beneficiare del lungo litorale valenciano dove la sabbia candida consente di praticare nudismo a due passi dal centro urbano. Da Playa de las Arenas, la Malvarrosa e de la Patacona, ci si sposta quindi tra le dune di El Saler e nell’area protetta della laguna dell’Abufera, con le sue rinomate risaie, per prendere il sole a contatto diretto con la natura. E ancora i Jardines del Turia, che si estendono fino alla “città nella città” di Calatrava, sul letto del fiume che attraversa Valencia. Ideali da percorrere in bici o per una corsetta al mattino, i giardini sono la location nel verde incontaminato preferita dalle famiglie con pargoli al seguito.

El Jardín del Turia. Foto: VisitValencia

Se si è appassionati di shopping fai da te, i mercati non mancano. Tra questi il Mercado Central e il Colón, pieni di chicche vintage e banchi colmi di prelibatezze enogastronomiche, e il Russafa, che si mostra come un agglomerato di cemento multicolor ma si è trasformato in un pilastro cool della mondanità preso d’assalto da travelholic e globetrotter. Infine, il sapore di mare nel quartiere dei pescatori, El Cabanyal: pescato fresco e salsedine nei tanti ristoranti sparsi per il barrio. E la Plaza del Rosario, con il Mercado Municipal del Grao, dona senza dubbio emozioni visive e divertimento grazie alla miriade di locali alla moda. Dolce e realizzata con tuberi coltivati a chilometro zero, l’orchata è il drink dissetante per eccellenza, prodotto con le chufas e da abbinare, consiglio spassionato per i più golosi, agli zuccherosi sandwich al cioccolato, i fartóns, tipica delizia calorica da assaggiare prima di partire.

 


Di Gustavo Marco Cipolla
Calabrese, della sua terra porta con sé il ricordo e l’abitudine di tornare se ne ha voglia. Arte, Musica e Moda sono le tre (dis)grazie che lo accompagnano. Una laurea in Relazioni Internazionali, due master in giornalismo, tanti corsi e (ri)corsi di specializzazione, ma non ha ancora finito di imparare. E non finirà mai.