Sabato ha sfilato a Roma il grande corteo contro la guerra di Israele e Usa, contro il governo Meloni e per il No al Referendum. In piazza, con Potere al Popolo, USB – Unione Sindacale di Base, decine di sigle ed oltre 20 mila manifestanti.
Foto e testi: Mauro Orrico
La manifestazione, promossa da Potere al Popolo, associazioni studentesche, il sindacato di base Usb, Cambiare Rotta, gruppi solidali con la Palestina e movimenti per la casa, ha riportato in piazza movimenti e cittadini per esprimere il loro “no sociale” alla guerra, alle politiche del governo Meloni e al referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo. Secondo gli organizzatori sono stati circa 20.000 i manifestanti presenti nella Capitale.
Durante il corteo sono stati scanditi diversi slogan sul referendum, la guerra in Medio Oriente e Cuba. Ad aprire la manifestazione lo striscione del “Comitato per il No sociale” con la scritta: “No al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida”. Subito dietro quello di Potere al Popolo: “Diciamo no all’Italia peggiore, no alla guerra, no al governo Meloni”.

Tra le bandiere presenti, oltre a quelle di Potere al Popolo, sventolavano quelle della Palestina, ma anche quelle di Cuba, Venezuela e Iran, insieme alla bandiera della pace. Il corteo, partito alle ore 14:00 circa da piazza della Repubblica, è transitato anche in piazza dell’Esquilino e si è svolto pacificamente e senza incidenti. Alcuni manifestanti hanno bruciato un cartellone che mostrava una stretta di mano tra Meloni e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu accompagnata dalla frase: “No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati”. Bruciati, poi, anche cartelloni con Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. L’azione dei manifesti bruciati è stata condannata da tutti i partiti anche dell’opposizione e dall’Associazione Nazionale Magistrati, che ha invitato tutte le parti ad abbassare i toni durante la campagna referendaria, indipendentemente dalle posizioni politiche.
