Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Veneto sul Fine Vita. Matteo Salvini non ha votato, Calderoli ha espresso voto contrario. Zaia difende la scelta regionale. Antonio Tajani: “Ora una normativa nazionale”.
La Redazione
A pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare il ricorso alla Corte Costituzionale, il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Veneto sul fine vita che regolamenta le procedure e i tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La scelta rappresenta un altro ‘no’ dopo le analoghe deliberazioni nei confronti di Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna. Ma questa è la prima legge in materia approvata da una regione amministrata dal centrodestra. Il ministro e vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato alla votazione né alla discussione, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, anche lui esponente del Carroccio, si è espresso contro il ricorso.
Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, invece, ha fatto mettere a verbale, a nome della delegazione di Forza Italia, la necessità di un intervento legislativo del Parlamento.
A commentare la decisione è intervenuto anche il presidente del Veneto Alberto Stefani che ha osservato come la legge sia “sostanzialmente diversa da quelle approvate in altre regioni” e che “gli emendamenti approvati nel senso del favor vitae” porteranno a farle superare il vaglio della Consulta.
La legge di iniziativa popolare, già esaminata e bocciata nel gennaio del 2024, è stata approvata in Veneto lo scorso 2 settembre dopo due giorni interi di discussione. Era infine passata con 32 voti favorevoli, 4 astenuti e 14 contrari. Anche lì la maggioranza si era divisa: i nove consiglieri di Fdi avevano deciso di restare compatti e votare contro, mentre Forza Italia aveva lasciato libertà di coscienza. Il testo era passato con la collaborazione delle opposizioni, in particolare dopo consultazioni con il gruppo Pd.


